Un angelo custode nel tuo quartiere

Sabato 13 aprile 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Hai un problema? Dillo a Lulu e sarà risolto. Sembra la battuta che si faceva su Popov inventore di tutto ai tempi della propaganda comunista dell’Unione Sovietica. E invece Lulu c’è davvero, e fortuna voglia che sia <dans ma rue>, nella mia via. Come a Parigi. Dove si è aperta un’altra edicola non specializzata nel vendere giornali (accidenti), ma nel risolvere, appunto, problemi. Si chiama portierato di quartiere. E in meno di dieci mesi, sì che ne ha messi a posto più di quattromila. Per dire, ha montato tende. Ha innaffiato piante. Ha aiutato bambini a fare compiti. Ha portato la spesa al quinto piano senza ascensore. Ha tenuto compagnia a un anziano. Ha riparato rubinetti (memori forse della battuta di Woody Allen: Dio è grande, ma a che serve se non trovo un idraulico?).

 CHIEDI UN AIUTO A proposito di battute, non è che è l’uovo di Colombo? Non solo perché sono capaci di piantare un chiodo per il quadro senza far venire giù la parete. Ma anche di non far sentire soli tutti quelli che lanciano un <help>, una richiesta di aiuto nelle città senza nessuno come loro che accorra. Abbiamo voluto dare umanità alla vita quotidiana, hanno infatti detto gli ideatori (da fare santi sùbito). Il vicinato può telefonare, scrivere una mail, mandare un whatsapp, o passare direttamente, e spiegare di chi ha bisogno al portiere di turno. Che te li chiama pronti all’uso: idraulico (eccolo), giardiniere, informatico, pensionato, studente, disoccupato, baby sitter, colf. Modiche tariffe: fra i cinque e i dieci euro per piccoli interventi, o un forfait concordato in anticipo. En France detraibile dalle tasse.

 Ma non solo Francia. Ecco l’associazione per mettere in contatto i vicini addirittura in una megalopoli come Londra. Si chiama <Nextdoor> (la porta accanto), gratuita, aperta a tutti, collegamento via internet. Un esempio di chiamate? Ho smarrito il gatto (inglesi sono, questi). Offro lezioni private di matematica. Affitto appartamento per il week end. Ho dimenticato gli occhiali da vista su una panchina (da noi ne ritrovava due). Ho assistito a uno scippo. Raccolta di firme per cambiare il percorso del bus. Pulisco tappeti. Dalle prime esperienze, più soluzioni che conoscenza di vicini: ma Londra non è precisamente un buco. E i londinesi caldi come un ghiacciolo.

 Gira e gira, è in fondo l’ennesimo modo utile di usare internet piuttosto che scrivere cose da scemi del villaggio. Fondato in verità a San Francisco, come quasi tutto ciò che ha a che fare con la Rete. Fino al punto che in una decina d’anni <Nextdoor> è presente in tutti gli Stati Uniti, oltre che in Germania, Francia, Olanda. Con sbarco in Italia (Milano in testa). E qualcosa di simile anche a Bari. Compreso depositare un pacco, farsi recapitare la posta. Non siamo arrivati a parcheggiare bambini, ma ci si sta lavorando. Staremo buoni finché qualcuno non chiederà un tavolo per giocare a burraco.

 Sono botte di collettivo nel tempo in cui il massimo del dialogo è stare ciascuno di testa sul suo cellulare, specie in Italia dove ci sono più telefonini che italiani. Ma dov’è la festa? Se la sono inventata i francesi nel 1999. Tutti attorno a una tavolata all’aperto senza conoscersi, chi porta da mangiare chi da bere, chiacchierare, socializzare piuttosto che incasinare le piazze con i gilet gialli. Le chiamano <Fete des voisins>, feste dei vicini (ancòra) seguitissime fin dall’inizio, amicizie nate, amori fioriti, solidarietà e senso di appartenenza al quartiere. Poi dilagate in cinquanta Paesi, Italia compresa, quest’anno il 24 maggio quando da noi il Piave mormorava. Col sospetto che si siano tradotte nelle cene in bianco, quelle fatte apposta per sporcarti col sugo.

 OCCASIONE DI LAVORO Ma insomma, stiamo da mattina a sera a smoccolare contro lo Stato o contro il Comune che se ne fregano. Ce la prendiamo con quelli della nettezza urbana che non puliscono, come se il problema non cominciasse con chi sporca (noi). Trovare chi ti viene a fare una iniezione è più difficile che far togliere una felpa a Salvini. Pagheremmo cene con Belen a chi andasse a fare una coda al posto nostro. Magari avessimo chi accompagna il nonno a farsi una passeggiata al giardino. Ogni lampadina che si spegne è una tragedia biblica. Andiamo al cinema una sera lei e una sera lui perché non abbiamo nessuno che ci tiene il cane. E poi scopriamo che il portierato di quartiere ce l’hanno gli altri. Mentre noi siamo primatisti mondiali di liti di condominio, siamo i Ronaldo delle tabelle millesimali. E ci lamentiamo per il lavoro che non c’è mentre è lì solo da raccogliere.

 A Roma, dove pure sono romani, hanno cominciato a mettere vernice attorno alle buche stradali. Un passo in avanti alla Petrolini per non finirci dentro. Se il popolo unito le avesse segnalate in tempo (magari al portierato) invece di inveire e passare oltre, ora ci potrebbero giocare a biliardo sopra.