Decreto crescita? Soprattutto per il Nord

Venerd́ 26 aprile 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Vedi ora questa storia del Decreto Crescita. Allegria, direbbe Mike Bongiorno: così cresce anche il Sud. Ma c’è un detto al Sud, secondo il quale il cane magro prende sempre mazzate. Il Decreto Crescita è l’ennesima dimostrazione che, quando si fanno le cose uguali per tutti, e quand’anche ci fosse una crescita del Sud, a crescere di più sarebbe sempre il Nord. Aumentando il divario invece di ridurlo. Un destino cinico e baro? I soliti meridionali incapaci e piagnoni? No, tutto dipende dal fatto che sei, appunto, il cane magro. Se tu dai 10 euro sia al povero che al ricco, il povero raggiungerà mai il ricco?

 E’ ciò che avverrebbe, anzi non avverrebbe, col Decreto Crescita. A cominciare dalle misure fiscali. Si ripristina il super- ammortamento per l’acquisto, da parte delle aziende, dei beni strumentali (tipo macchine e tutto ciò che serve a produrre). Super-ammortamento nel senso di maggiore facilità di coprire la spesa. Ma finora dove poteva essere più utilizzato? Ma al Nord. E perché? Perché al Nord ci sono più aziende. E perché ci sono più aziende?  Perché da loro finora è stata maggiore la spesa per servizi e infrastrutture, senza i quali non si produce neanche uno spillo.

 Altro esempio: la parziale deducibilità dell’Imu sui capannoni. E’ roba che qualsiasi imprenditore festeggerebbe coi suoi. Ma dove finirà soprattutto lo sconto? Beh, dove ci sono più capannoni. E dove ce ne sono di più? Ma al Nord, testone che continui a fare domande sceme. Ancòra un esempio: lo sconto sull’Ires, altra tassa più amata di un piatto di cianuro. Nel 2017 solo in Lombardia la tassa ha dato un gettito di circa 12miliardi di euro, contro i 2,6 miliardi di tutto il Sud. Con lo sconto dal 24 al 20,5 per cento, nulla cambierà (anzi) per il Sud. E il rifinanziamento del fondo per l’acquisto della prima casa per chi ha meno di 35 anni? Finora in testa il Veneto (dove magari potrebbero fare a meno dell’aiuto) col 18 per cento, prima al Sud la Sicilia (6,51 per cento), poi la Puglia (4,50 per cento). Si deve avere una parte di capitale proprio, e in questo il Sud è sempre Sud.

 Beh, per fortuna ci sarà lo sblocca-cantieri, ora il Sud si rifà. Oltre 53 miliardi di euro di opere bloccate in tutta Italia, che significano 830 mila posti di lavoro in meno (dicono i costruttori). Ma dove sono queste opere? Al Nord 380, al Centro 60, al Sud 130. Chi ci guadagna di più con lo sblocco? Aggiungendo che al Sud le opere, bloccate o no, sono di meno non perché non ce ne sarebbe bisogno, ma perché <prima il Nord>, lo vuoi capire? Andiamo a chiederlo alla <statale della morte>, quella jonica, quanti altri morti dovrà vedere. Beh, però solo per il Sud ci sarà il <Bonus Sud>, lo dice anche il nome. Esonero contributivo per le aziende che assumono a tempo indeterminato. Ma perché solo dal 1° maggio alla fine dell’anno? E quelle già fatte fino ad aprile? Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.

 Il Sud non avrebbe il doppio danno anche quando si fa qualcosa per crescere, se al Sud si facessero investimenti pubblici invece di dare il reddito di cittadinanza (pur benedetto che sia per chi non campa proprio). Ma vedi il Fondo rilancio investimenti, previsto dalla legge di bilancio. Sorprende che siano solo 740 milioni. Non sorprende che la quota maggiore vada alla metropolitana da Milano a Monza. Non avverrebbe se per il Sud si applicasse la regola del 34 per cento, cioè una percentuale di spesa pubblica pari alla percentuale della sua popolazione. Lo dice una legge del 2016 tanto strombazzata quanto disapplicata. Spesa al Sud mai finora superiore al 28 per cento, e per gli investimenti dal 2000 al 2017 ferma al 23 per cento.

 Quel 34 per cento ha fatto finora un passo in avanti e due indietro come nel tango, nulla togliendo alla buona volontà della ministra Lezzi e alle mille porte cui bussare non avendo lei un portafoglio, come si dice. Vogliono capire dove funzionerebbe meglio. E capiscono che i più maltrattati sono i Comuni. Allora prevedono per loro 250 milioni l’anno, che sono meno di quanto vale Ronaldo. Ma da quando? Dal 2021, signori. E siccome siamo sotto il cielo, voglia il cielo che fino ad allora non straripi un torrente, altrimenti neanche quelli.

 Devono restituire al Sud quanto gli hanno tolto finora. E se hanno ammesso che è andata così, significa che non è un altro molesto lamento del Sud. Solo di mancati investimenti (dalle scuole alle strade, dagli asili agli ospedali), sono 25 miliardi in dieci anni. Se ci fosse stato il 34 per cento, il Pil, il reddito del Sud sarebbe cresciuto del 5 per cento. E i nuovi posti di lavoro sarebbero stati 300 mila. Altro che Decreto Crescita. Quei 300 mila posti sono solo una parte di quelli che avrebbero consentito ai giovani del Sud di non emigrare. Invece, dal loro Sud vilipeso, sono andati via. E altri continuano a farlo nel silenzio indegno dell’Italia mai unita.