L’Italia, un Paese fondato sui ponti

Sabato 27 aprile 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

In azienda lo chiamavano ingegnere. Non è che avesse mai frequentato alcun patrio Politecnico. Ma neanche Renzo Piano era un esperto di ponti come lui. Nulla a che vedere né col Golden Bridge di San Francisco né col London Tower di Londra né col Rialto di Venezia. Né tantomeno con i pilastri di cemento armato o con gli stralli o con le arcate o con i tiranti di acciaio. Ma bastava che lui puntasse l’occhio sul calendario ed ecco montati ponti <che voi umani non potreste mai immaginare>, manco fosse il replicante Roy Batty nel film <Blade Runner> di Ridley Scott. Il suo capolavoro sarebbe stato il mostruoso ponte che, partendo dall’appena passata Pasqua di quest’anno, si sta allungando più di quello dalla Danimarca alla Svezia.

 DA QUI ALL’ETERNITA’ Anzitutto la scuola. Con le vacanze di Pasqua iniziate il giovedì santo: non glieli vogliamo far fare i Sepolcri ai ragazzi se no poi diciamo che non c’è più religione? E non è colpa loro se Pasquetta è stata il 22 e due giorni dopo cosa appare all’orizzonte come un miraggio tipo effetto <Fata Morgana> nel deserto? Ma il 25 aprile, festa della Liberazione quando è rinata l’Italia, anche se Salvini ha detto che non gli interessa il derby fascisti-antifascisti come un Milan-Inter. Gli è stato ricordato che lui non sarebbe un uomo libero se allora il suo Paese non si fosse riscattato con dignità da una guerra vergognosa, ma se non lo capisce lui è bene che lo sappiano i ragazzi. Quindi festa senza se e senza ma.

 Il fatto è che il 25 aprile è caduto di giovedì. E un Paese che ha preso la rincorsa dal giovedì precedente, non è che poteva inchiodare con una frenata manco fosse Vettel che in Ferrari va più a sbattere che a vincere. Mettici un venerdì di ieri, calcola che per alcuni già il sabato è non lavorativo come il Shabbat degli ebrei, ed eccoci a domani domenica. Giorni complessivi, undici. Già una overdose per chiunque ma non per un ingegnere che non sia una mezza calza. Ché l’occhio oltre l’ostacolo bisogna buttare, vedere nel futuro come gli oracoli. E nel futuro c’è un Primo Maggio per onorare chi i ponti li fa più col caschetto in testa e con l’imbragatura che col calendario.

 Sarà quel mercoledì a spezzare inopinatamente il cerchio magico dei giovedì, manco fosse una congiura come in un romanzo di Dan Brown. Il mercoledì non ha, come il giovedì, l’irresistibile vantaggio di essere solo un giorno lontano dal weekend, anzi dalla fine della settimana come si dovrebbe dire se non ci fossimo venduta anche la lingua. Ma saremo allora già a 14 giorni dai Sepolcri, un ponte come dio comanda e non come quello sullo Stretto di Messina che più se ne è parlato meno lo si è fatto. Ciò che non esclude che, attaccandoci un paio di riposi non goduti o di ferie o di recuperi vari, per domenica 5 maggio ce la si imbrocchi, proprio all’ultimo dobbiamo badare a spese? Saremo a 18 e <rien ne va plus> come alla roulette.

UNA CRISI DI NERVI Ma la verità è che, soprattutto per la scuola, l’incubo non è finito. E lasciamo stare Bari, che ci infila sùbito dopo una festa patronale alla quale non si può dire di no perché san Nicola è san Nicola, mica sant’Eustachio. E san Corrado a Taranto, ce lo giochiamo così? I giardini di marzo (pardon, maggio) si saranno riempiti dei mille colori di Lucio Battisti quando saremo chiamati alle elezioni del 26. E mica solo quelle europee che questa volta sembrano un Mezzogiorno di fuoco. A Bari, Foggia e Lecce anche il sindaco, con risultati molto meno scontati dello scudetto alla Juventus e quindi possibile ballottaggio due settimane dopo a giugno. Ché siccome i seggi li mettono sempre nelle scuole, fatti un conto. Più che ponti, sembrano diserzioni di massa.

  Un bambino che non va a scuola non è come una moglie o un marito che non lavorano e andranno alla gita col timballo o all’ipermercato o al massimo si sopporteranno in casa. Ma il pupo dove lo metto se la babysitter non ce l’hai? Mamme sull’orlo di una crisi di nervi. Sdrammatizzano i presidi, l’essenziale è che si facciano le 200 ore annue, cosa saranno mai i ponti per la scuola nel Paese già ora meno diplomato e meno laureato d’Europa? E basta con queste storie della continuità didattica nel Paese degli insegnanti ballerini come a Danzando con le stelle.

 Meno male che in questo ambientino non si sia tirata fuori la storia della domenica sì domenica no, sarebbe stata un’arma di distrazione di massa per non parlare dei ponti. Essendo sui ponti tutti d’accordo, ma sulla domenica non lavorativa d’accordo come solo un Salvini (rieccolo) e un Di Maio riescono. A proposito, qualcuno ha dato un’occhiata a come si metteranno il prossimo Ferragosto e, soprattutto, il prossimo Natale? Altro che ingegneri, questi qui prendono a pesci in faccia anche gli algoritmi. Circondati, ovvio, dall’ammirazione (e dall’invidia) generale di tutti gli aspiranti pontieri nazionali.