Cosė tolgono al mezzogiorno sia i figli che l’anima

Venerdė 10 maggio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Da Grottole a Manduria, i pericoli per il Sud. La perdita delle anime e la perdita dell’anima. La perdita di chi se ne va e la perdita di chi resta. Lo spopolamento e lo snaturamento. Grottole, nel Materano, 300 abitanti e 600 case vuote, ha offerto a chiunque voglia al mondo di viverci per tre mesi di turismo e volontariato. Manduria col suo pensionato picchiato e morto nel silenzio generale è il campanello di allarme per un senso di umanità che è stato al Sud il grande lascito della cultura greca e mediterranea. Grottole e Grottaglie, che ne sarà del Sud?

 Eppure a Grottole ha avuto grande successo l’iniziativa di una onlus del luogo (su idea di Airbnb) di accogliere cinque candidati ogni estate ad assaporare il silenzio e la natura di un piccolo borgo. Sono state addirittura 280 mila le risposte giunte anche da Stati Uniti e Giappone. Si spera così che poco alla volta tornino a risuonare vecchi vicoli e vecchi tetti intristiti, che un respiro di vita di un tempo ridoni umori e sapori a ciò che altrimenti muore. Ma sono decine non solo in Basilicata le Grottole che consumano i loro ultimi anni con gli ultimi vecchi che uno dopo l’altro non ci saranno più. Tutte come una Craco piegata dalla frana e le cui finestre sono come occhi spenti che guardano nel vuoto.

 Ma anche per la Puglia si prevedono un milione di abitanti in meno nei prossimi decenni. Con paesini in cui già ora ci sono soprattutto anziani. Aggrappati ai Monti Dauni sono Volturara e Panni, Celenza e Motta Montecorvino, Casalnuovo e Celle San Vito. Tra strade sconnesse e costoni sprofondati cui il governo non ha ritenuto di destinare neanche un euro di quelli finiti tutti al Nord. Non si fanno più figli e i figli che ci sono vanno via. Ragazze e ragazzi con trolley, biglietto Ryanair e Skype  per parlare con i genitori lontani, residuo cordone ombelicale nella speranza di un ritorno che forse non ci sarà mai.

 In 653 mila sono stati perduti negli otto anni della terribile crisi, 478 mila dei quali giovani di cui 133 mila laureati e donne più degli uomini. Vanno nelle università del Nord ingiustamente più finanziate delle loro come per farli scappare. Vanno al Nord a caccia di un lavoro al Sud precluso da politiche che beneficiano di spese e servizi un cittadino del Nord più di uno del Sud pur essendo tutti italiani. Una diaspora che costa al Sud 3 miliardi l’anno. Ma si perdono anche i bambini che si trasferiscono con i genitori, si perde il futuro che sono. Una emigrazione come destino imposto a qualsiasi Meridione del mondo si parli.

 Eppure non è solo Grottole il simbolo di una resistenza del Sud. Per restare da noi, a Biccari, appunto sui Monti Dauni, meno di tremila abitanti, una cooperativa in cui il più giovane ha cominciato a 18 anni, il più anziano a 96. Valorizzare le risorse dormienti. Case del centro storico a 20 euro a notte, un convento che diventa ostello, tour in bicicletta, un paio di ristoranti e cartelli turistici. E siccome tutti hanno un pezzo di terra ma se ne sono andati, la terra la coltiviamo noi e dividiamo il raccolto. Anche resistenza civile non senza punte di risonanza in tutto il mondo: come a Sambuca di Sicilia ai piedi della Valle dei Templi di Agrigento. Dove Discovery Channel gira una fiction televisiva dalla diffusione planetaria. E dove a un euro l’una vendono le case alle star americane perché le ristrutturino e ne facciano il loro <buen retiro>.

 Eppure la desertificazione incombe. Si svuotano le scuole al Sud perché si svuotano le case. Ma rischia di svuotarsi il Sud, con i suoi luoghi, e col senso di frustrazione e di abbandono, anche del <genius loci>, lo spirito dei luoghi. E del <genius gentis>, lo spirito della gente. Quel senso della vita altrove precluso. Quella concezione dell’esistenza che comunque faceva accorrere al Sud i pellegrini alla ricerca dell’ultimo posto possibile. Dell’ultimo <luogo> di socialità, appunto, il calore invece del gelo, fra i tanti <non luoghi> anonimi e straniati e stranianti indagati dal sociologo francese Marc Augé.

 Così il Sud ha avuto Manduria. Il Sud dove c’era sempre un afflato collettivo come una sorta di sensore che tutto faceva sapere, che tutto riportava, che tutto traduceva a sentimento comune. Quella cultura del vicinato, quella solidarietà di prossimità che in altri tempi e in altre condizioni sociali e umane si sarebbero accorte del grido di aiuto di un povero indifeso anziano bersaglio delle angherie di una gang di minorenni cani perduti senza collare. Sicuri che tutto è lecito laddove le famiglie incapaci di educarli sono le stesse cariche di rabbia e prive di un aiuto per una loro pura e semplice migliore vita quotidiana. Se la mano tesa nessuno la porge al Sud, può finire che il Sud non la tenda agli altri. Appunto lo spopolamento e lo snaturamento, non sono facce dello stesso dramma?