S, fallo il video signor farabutto

Sabato 11 maggio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Francamente, ma siete proprio dei fessi. Voi stupratori di Viterbo. E voi delinquentelli di Manduria. Ma come, filmate la brutale violenza a una donna, filmate la persecuzione a un povero anziano e non distruggete i video? Anzi li mandate in giro, ma che vi gira per la testa? Eppure a voi fascisti stupratori, gli amici ve lo avevano consigliato: <Ragazzi cancellate la chat che a ‘sto giro so c… per tutti sennò>. A <’sto giro>, facendo intendere chissà quanti altri giri, forse sempre per esibire la Muscolarità da Casa Pound, la Gioia di Picchiare. A uno dei due eroi della impresa carnale glielo aveva detto anche il padre: <Riccardo, butta il cellulare sùbito>. Padre che voleva aiutarlo, che può fare un padre? L’ha cresciuto con dei valori, aggiunge. Anche a rispettare le donne. Ci deve essere stato un malinteso. Di fronte al quale, invece di denunciarlo (<figlio mio, che hai combinato?>), se ne fa complice per eliminare una prova. Valori.

 PROVVIDENZIALE BOOMERANG E anche quei piccoli farabutti di Manduria, non solo filmavano col cellulare, ma se lo tenevano lì, come una autodenuncia. Avrebbero dovuto essere più accorti, mormora la <gente>. E del resto, se la maggior parte delle sevizie a donne si sono scoperte, è proprio perché gli intrepidi autori hanno avuto cura di lasciare una traccia della loro bravura. Per vederlo e rivederlo in momenti di depressione, quando si corre il rischio di perdere l’autostima. E se sono gli altri a non credere in te, faglielo vedere di cosa sei capace. Senza video, come si fa, non ti crederebbe nessuno che sei un violentatore, di quelli dritti proprio. Ma scusa, se finisce in mano ai carabinieri visto che impazza anche su YouTube? La polizia, e che c’entra, che ho fatto di male?

Che ho fatto di male. Anche i bulli di Manduria hanno detto che non pensavano di fare del male al loro bersaglio pugilistico Antonio Stano, morto a 65 anni senza che nessuno in paese si fosse degnato di aiutarlo, neanche dopo la denuncia alla polizia, questo <pacciu>. Ma vuoi stare a sentire un <pacciu>. Perché poi, parliamoci chiaro, cosa è questo male? Da quando un tipo che si chiamava Gesù ha tentato di spiegarci cosa è bene e cosa è male, qualcosa deve essere cambiato. Sai, la modernità. Qualcuno dalle parti di Roma, di fronte agli orrori della cronaca di questi giorni, deve aver pensato: <Ma cosa sarà mai?>, non facciamola grossa. La percezione del male si è aggiornata, ciò che è lecito e ciò che non lo è. Evoluzione della specie. E poi, se nessuno dice niente, neanche i genitori, finiamola con questo moralismo grondante sui giornali, cosa sarà mai.

 Un sacerdote barese che di degrado se ne intende, Rocco D’Ambrosio, ha scritto che i nostri antenati greci parlavano di <metron>, misura. Che esiste sempre, mica si può fare ciò che ci pare. Magari anche filmandolo e mandandolo in Rete. Ma allora finiamola una volta per tutte con questo miele: se non è male, non è male neanche un video. Anzi, un mito diventi. Un mito i viterbesi, un mito i manduriani. Quando in altri tempi si usciva con una ragazza, lo si raccontava agli amici, farlo sapere ti faceva guardare con occhi diversi, mo’, è uscito con quella. Una esplosione di stima. Magari le ha dato anche un bacio. Un bacio.

 SQUALLIDO TROFEO Ma poteva avvenire che non ti credessero. Non si poteva fotografare un bacio, non c’erano neanche i selfie. Vedi la potenza tecnologica di un video. Che in Rete arriva ovunque e per sempre. A immortalare poco immortali gesta che può capitare che siano mortali per gli altri. Wow. Un artista un po’ demodé come l’americano Andy Warhol diceva che con la televisione ciascuno avrebbe potuto avere un quarto d’ora di celebrità. Basta fare con la manina davanti alla telecamera. Un critico letterario ha scritto in questi giorni di Salone del libro di Torino che tre secondi di un autore in tv valgono più di una recensione. Forse esagerato. Ma il fatto è che la tv è roba da giurassici, e quale giovane se la fila più? Ora valgono i <mi piace> su Facebook, e neanche , ché gli adolescenti sono tutti fiondati su Instagram, la loro <hall of fame>, il palcoscenico della fama.

 L’ossessione di oggi è essere nessuno, non essere riconosciuto. Anonimo nel grigiore specie se della provincia. L’ottanta per cento degli aspiranti giornalisti vogliono farlo in tv. Oggi negli Stati Uniti esiste il servizio < Famous for a day>, famoso per un giorno. Si assolda una squadra di fotografi e di video operatori che ti tendono un falso agguato quando vai a un evento e l’evento diventi tu. Nella penuria morale del tempo corrente, puoi diventare il kolossal della tua vita perseguitando, seviziando e soprattutto facendolo sapere. Carnefici confessi ma non rei. E tu vuoi che quelli dovevano distruggere il video? Un trofeo è. E meno male, così almeno si riscopre che in questo Paese esiste ancòra qualcosa di dimenticato: la sanzione.