La scrittura? Fascino e memoria dei tempi

Venerdì 10 giugno 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Pasquale Tempesta è anzitutto l’avvocato. E’ singolare che un giornalista iscritto al suo Ordine da 65 (leggasi 65) anni, sia ancòra ricordato per la sua professione precedente. Il fatto è che egli ha sempre avuto qualcosa dell’avvocato anche quando non lo ha più fatto. Avvocato nella tradizione più nobile, che è anzitutto quella di provincia. Laddove fare l’avvocato non è solo un mestiere, ma un modo di essere nella vita. Una conferma? Leggete una parte dei suoi articoli scritti per la <Gazzetta del Mezzogiorno> e raccolti da Maria Antonietta Elia nel libro appena uscito (<Pasquale Tempesta. Fascino dei tempi. Magia dei luoghi>, Adda ed., pag. 203, euro 15).

Pasquale è anzitutto un braccio che ti prende. Poi è un sorriso che rassicura, un approccio sereno che sdrammatizza sempre. Infine è leggero sornione distacco di chi non entra a gamba tesa ma è a distanza giusta per arrivare ovunque. Come fa un avvocato al quale ci si affida e ci pensi lei. Avrebbe potuto anche fare il medico. Pasquale è insomma fede, di quelle più d’azione che d’incenso. Pasquale è umanità vigile oltre l’ostacolo, di quelle introvabili come un Sacro Graal in tempi troppo veloci per un approccio che non sia aggressivo e liquidatorio. Pasquale non ti dirà mai, scusami ma ho da fare, perlomeno per te. Pur avendo avuto, da giornalista, tanto da fare, come sa chi ha condiviso con lui la febbre di ogni giorno, e per tanto tempo.

 Ma Pasquale è anche altro: Pasquale è Bitonto. Ci deve essere qualcosa in questa cittadina e in questa comunità per dare a chi ne fa parte una identità così forte. Sorta di Madre Terra. Uno di Bitonto te lo spiattella immediatamente, e come titolo di merito, non come dato anagrafico. Che Bitonto se lo meriti, è fuor di dubbio. Bella e piena di cultura, pur con problemi comuni ad anni di smarrimento. Ma ad onta di luoghi topici celebrati dall’informazione di massa, Bitonto è un luogo tipico. Bitonto è <genius loci> e <genius gentis>, spirito del posto e spirito della gente. E che gente, se continua con civetteria a definirsi <gens> alla latina, ciò che non è lontano da popolo a sé.

 Pasquale Tempesta è tutto questo. Leggete la sezione <Sull’onda dei ricordi> del libro. O  quella <Tra storia e cronaca, dal vicino al lontano>. Dall’odore del pane nella vecchia casa, agli ulivi da mungere, ai dolci delle monache. E storie di fatica umana fra mani contorte di contadini e leggenda nera dei briganti del Sud. E chi dovesse sospettare un passatismo frutto dell’età, ci dica se non è quanto ricercano oggi i naufraghi di un senso dell’esistenza. Quelli che non vogliono arrendersi a una filosofia alla Briatore. Curiosità e armonie dei luoghi che solo il terzo occhio dei cronisti di razza riesce a cogliere nella bulimia del tutto uguale e tutto anonimo.

 Ma l’avvocato che persiste in Pasquale ne ha fatto un giornalista dalla finissima capacità di analisi politica. Il settore di sua più intensa attività redazionale. Periodo di <Incontri memorabili>, a cominciare da un gigante come Aldo Moro. Il cui itinerario elettorale nella sua Puglia egli fu delegato dal direttore Valentini a seguire pur essendo il più giovane e l’ultimo arrivato dei possibili inviati. Non un caso ma una profezia. Se è vero che la stessa capacità di interpretazione e mediazione Pasquale l’ha espressa  nella serie cospicua di incarichi nazionali di rappresentanza nel seno dell’Ordine. E incarichi elettivi che lo portavano a Roma scelto da tutti, non grazia ricevuta. Ciò che gli ha meritato il riconoscimento di una medaglia d’oro oltre che la nomina a Grande Ufficiale della Repubblica.

 Chi ardisse catalogare l’89enne Pasquale come un reduce, sarebbe sùbito smentito dalla sua vegliarda inesaurita attualità. Continua a collaborare con la <Gazzetta>, sua magna pars (prima anche con Rai, Ansa, Fiera del Levante). Ma leggete il libro, e conoscetelo di persona, e vedrete se non sia di puntuta seppur placida intelligenza guizzante come un tempo. Diciamolo infine: un maestro, di quelli scampati all’attuale uccisione. Un maestro che ha avuto fra i suoi allievi anche un futuro direttore della <Gazzetta> discretamente noto a chi qui ne scrive con riconoscenza mai sufficiente.