Autonoḿa al Nord ecco le cifre della beffa

Venerd́ 28 giugno 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Tutto fa brodo, anche le Olimpiadi invernali del 2026. Non hanno fatto in tempo a esultare per la scelta di Milano e Cortina che hanno cercato sùbito di approfittarne. Ecco, è la dimostrazione che ci vuole l’autonomia per Veneto e Lombardia visto come sono brave quando possono fare da sé. Spinti anche da una loro stampa che ha fatto passare il sindaco Sala e il governatore veneto Zaia per supereroi solitari. Capaci, non c’è che dire, ma con l’Italia alle spalle come ogni volta che si muove il Nord. Magari quella stessa stampa farebbe bene a ricordare che il 3 luglio partono a Napoli le Universiadi con 170 Paesi. Che a Taranto nel 2025 ci saranno i Giochi del Mediterraneo, se dire Mediterraneo non è troppo sudista. E che intanto Matera è sempre la capitale europea della cultura 2019.

 Ma nessuno per questo al Sud chiede una maggiore autonomia. Tanto meno l’autonomia rafforzata pretesa dall’Emilia (e dal Piemonte) oltre appunto a Veneto e Lombardia. E che Salvini ha immediatamente rilanciato mentre ancòra partono i tappi di spumante (ma anche i primi litigi). Autonomia che, come dalla <Gazzetta> dimostrato, in forma camuffata quelle regioni hanno già da tempo, dal 2001 della partenza del federalismo fiscale. E confermata nel 2009, quando si disse che <temporaneamente> si doveva continuare a dare più soldi al Nord in attesa di decidere cosa spettasse al Sud.

 Mai deciso. Talché ora non solo vogliono gestire da sé le 23 materie al momento in comproprietà con lo Stato. Possibile, se con una autonomia così vasta si capisse cosa resta dello Stato. Ma vogliono trattenere le loro tasse perché i ricchi hanno maggiori diritti e maggiori bisogni. E’ quello che chiamano <residuo fiscale>, i numeri falsi in base ai quali affermano di essere depredati della differenza fra quanto danno e quanto ricevono. Tasse che se non versassero come avviene ovunque al mondo, impedirebbero allo Stato di garantire alle altre regioni quei servizi pubblici essenziali che vanno dalla sanità alla scuola, dai trasporti alla assistenza agli anziani. Sud in testa, ovviamente.

 Allora, a memoria soprattutto dei parlamentari del Sud (anche quelli della Lega), occorre ribadire alcune cose (tutto certificato dai Conti pubblici territoriali, dalla Corte dei conti, dalla Ragioneria generale dello Stato).

1. La spesa pubblica annua per ogni cittadino del Sud è inferiore a quella per un cittadino del Nord (3.671 in più a Cremona rispetto a Foggia). Quindi non danno nulla al Sud, anzi prendono. Ma hanno spacciato cifre in base alle quali Veneto, Lombardia ed Emilia sarebbero all’ultimo posto per quanto ricevono.

2. Dal 2001 (e ribadito nel 2009) non sono stati mai calcolati i Lep (livelli essenziali di prestazione), quelli sotto i quali nessuna Regione e nessun Comune dovrebbero andare. Questi livelli sono al Sud inferiori al minimo costituzionale per tutti i 23 servizi interessati. Per i quali si va avanti con la sopradetta <spesa storica>, cioè chi ha sempre avuto (il Nord) continuerà ad avere, chi non ha avuto (il Sud) continuerà a non avere. Insomma soldi del Sud che continuano ad andare al Nord, non il contrario. Col sospetto che questi Lep non si calcolino per non scoprire chi ruba davvero a chi.

3. Dal 2015 i fabbisogni standard sono partiti per i Comuni con questa formula: chi non ha un servizio, è perché non ne ha diritto non perché non glielo hanno riconosciuto (che ne pensate mamme del Sud senza asili nido?). Oppure se il diritto c’è, è minore se è una zona con pochi servizi (sempre il Sud).

4. Dal 2001 non è mai partita la prevista perequazione infrastrutturale per il Sud semi-isolato, una penuria di collegamenti che gli impedisce di essere una unica area economica (e non solo) con una sua autosufficienza. E con l’alta velocità ferroviaria solo al Nord (auguri per i 10 anni).

5. La spesa pubblica al Sud non ha mai raggiunto il 34 per cento, quanto è la percentuale della popolazione meridionale. Ferma al 28 per cento nonostante gli impegni contrari. Ciò che significa 61 miliardi all’anno (e da decenni) sottratti al Sud. Se non fosse avvenuto, il reddito del Sud sarebbe cresciuto del 5 per cento, con lavoro in più e giovani non partiti.

6. Gli stipendi sono inferiori al Sud a parità di lavoro. Sono maggiori al Sud i tassi per ottenere prestiti dalle banche. Le banche del Nord raccolgono denaro al Sud per investirlo al Nord. I fondi europei non si sono mai aggiunti a quelli nazionali ma li hanno sostituiti. Le regioni del Nord hanno superato il tetto per la spesa nella sanità assumendo fino a dieci volte più che al Sud (che perciò deve mandargli i suoi malati). I dipendenti pubblici sono più al Nord che al Sud, contrariamente a quanto dice Checco Zalone.

 Dopo aver tenuto conto di tutto questo, chi ne avrà la responsabilità decida se si dovrà dare ancòra di più a un Nord che già così impoverisce il Sud. In nome di una sacra Italia unita.