Compiti in vacanza? Salite su un albero

Sabato 29 giugno 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Certo, può dare l’idea di un colpo di sole parlare di scuola proprio ora che la scuola è finita. Finita tranne che per i ragazzi della maturità. E mentre non si vorrebbe parlarne anche per disintossicarsi dei suoi problemi, che sono poi i veri problemi dell’Italia, altro che dispetti fra Di Maio e Salvini. Ma la scuola può lasciare la scia velenosa dei compiti per le vacanze con guerra civile annessa. Cosicché se ne parla costretti dall’iniziativa proditoria di un preside di Settimo Milanese, tal Andrea Bortolotti. Il quale, con sommo sprezzo del pericolo e in violazione di ogni convenzione, che fa? Scrive una circolare ai suoi studenti di scuola media, e addirittura su carta e non su WhatsApp. Osando suggerirgli, rieccoli, i suoi personali compiti per le vacanze. E senza neanche passare per il visto di qualche applicato aggiunto della direzione scolastica regionale o di qualche megadirettore galattico del ministero. Roba da licenziarlo in tronco per eccesso di autonomia e dedizione.

 PRESIDE KAMIKAZE <Riposatevi e divertitevi>, esordisce il Bortolotti. Che poi enumera gli altri punti delle sue istruzioni per l’uso dell’estate. 2. Coltivate amicizie anche nuove. 3. Se potete viaggiare, fatelo. 4. Ascoltate musica, guardate film, leggete libri e parlatene con gli amici. 5. Tenete un diario. 6. Pulite un tratto di spiaggia, di prato o di bosco. Nei casi disperati cominciate pure dalla vostra camera. 7. Dimenticate spesso il cellulare da qualche parte. Se possibile dimenticatelo una volta sola nel secchiello del ghiaccio, con molto ghiaccio. 8. Conclusione: detti compiti non saranno valutati. Saranno loro a valutare voi.

 Una provocazione, di sicuro. Tanto per cominciare l’ironia e non una manganellata come quella che ti becchi oggi in Italia appena esprimi il tuo parere. Poi leggere libri e addirittura parlarne con gli amici, nel Paese in cui non si legge neanche sotto tortura. E infine, dimenticare il cellulare nel secchiello del ghiaccio, roba da istigazione al suicidio o all’omicidio. E questi, signor preside, sarebbero i compiti? Il punto non sono i compiti, risponde senza rete di protezione. Facciano soltanto i compiti che servono. Il ripasso si può organizzare in classe nei primi giorni di scuola. Quindi? Contrario alla ritualità dei compiti, favorevole se sono occasione di apprendimento. Fino all’ultima uscita di testa: servono esperienze di cultura, socialità, impegno. Perché le competenze che oggi chiediamo ai ragazzi non possono maturare solo a scuola.

 Non si sa che fine potrà fare questo preside. Si teme che il ministro Bussetti, docente di educazione fisica, non la prenda sportivamente. Ma intanto sono fioriti i commenti. Tipo quello di uno scrittore ed ex docente come Alessandro D’Avenia. Il quale, citando il fumetto Calvin&Hobbes, riferisce di Calvin che racconta alla sua tigre di pezza di scrutare l’orizzonte da una casa sull’albero in mezzo al bosco. Perché la mamma dice che se sta lì per due ore, tre giorni a settimana, quest’estate non dovrà fare i compiti. Perché lassù c’è quanto mancherebbe ai ragazzi oggi: lo stupore. A colmare tutto questo dovrebbe servire la vacanza. Così come lo stesso D’Avenia dice di non dimenticare mai quando, da piccolo, fuggiva dalla finestra nell’ora di coprifuoco pomeridiano (insomma la nostra <siesta>) durante la villeggiatura al mare. E allora camminava senza meta, esplorando la natura attorno, e spingendosi fino alle dune che nascondevano il mare, e gli sembrava tutto pericoloso e straordinario. E così penetrava nel mistero di ogni cosa, dai cespugli alle lucertole, dai rumori agli odori. Suprema educazione alla scoperta della vita vera, non quella dei cellulari. Non compiti per le vacanze, ma compiti per le mancanze.

 LEZIONE & SEDUZIONE Sembra di riascoltare il preside Bortolotti: esperienze non solo di cultura, ma anche di socialità e impegno. Compresi i docenti come egli era, appassionare i ragazzi, benché questo significhi anche imparare a scrivere in italiano e non considerare i libri dei nemici per la pelle. Sedurre gli allievi (anche, nel caso, insegnandogli a pulire un tratto di spiaggia), circuirli come suggerisce il filosofo Massimo Recalcati nel suo <L’ora di lezione. Per una erotica dell’insegnamento>. Ma i docenti, i docenti. Scrive una a un giornale che l’estate serve a noi insegnanti per diluire l’amarezza di una scuola sminuita e screditata. Ragione sacrosanta. E ci vorrebbe anche per loro un decalogo alla Bortolotti, come disperatamente recuperare fiducia in un ruolo che un Paese disgraziato ha messo sotto i piedi. Senza escludere i genitori, diventati sindacalisti dei loro figli contro gli insegnanti: sotto un cielo di luglio ricordate che amore per i figli è farli crescere non coccolarli.

 Insomma va a finire che ci siano compiti delle vacanze per tutti. Possibilmente per apprendere tanto della vita almeno per non peggiorare.