Giorno dopo giorno un odio dopo l’altro

Sabato 6 luglio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Dacci oggi il nostro odio quotidiano. Andiamo in una strada qualsiasi di un nostra città qualsiasi in un giorno qualsiasi. Basta un nonnulla perché uno scooterista che ti sorpassa a destra imprechi ai tuoi antenati, basta che tu faccia un gesto solo per dire, ma dove va questo. Prova a partire con un nanosecondo di ritardo al verde del semaforo, e vedi se non ti assassina di clacson uno che normalmente nella sua vita è un inetto Fantozzi con la testa sempre in giù. Azzardati a tentare un posteggio già presidiato da una gentile signora panciuta e ti vedi vomitata addosso tutta la sua oxfordiana leggiadria, in linea con lo stile del ceffo tatuato al quale sta tenendo il posto.

 DOVE FINIREMO? Ma non è solo ordinaria violenza metropolitana. Né effetto dell’estate da surriscaldamento globale. Chi ci capisce ancòra qualcosa ci dica che Paese è quello nel quale avviene quanto avvenuto a Reggio Emilia. La civilissima Reggio Emilia, per carità. Dove tutta una gang di gente tanto ma tanto per bene si prodigava per scippare bambini a famiglie in difficoltà economiche e venderli in affido ad altrettante famiglie tanto ma tanto per bene, anzi di più. Risultato da ottenere grazie a crudeli pratiche fra il lavaggio del cervello, violenze psicologiche, costrizioni, manipolazioni. Pratiche con le quali si convincevano i piccoli di avere genitori cattivi che non gli volevano bene, che li avevano abusati sessualmente, che neanche gli scrivevano (ma ne nascondevano lettere e regali). Fino ad arrivare a modificare i disegni delle loro vittime con dettagli pornografici per dimostrare quale ignobile scuola erano stati quegli orchi in casa loro. In modo che i bambini maturassero un odio tale (rieccolo) da non voler più tornarci, a casa.

 Che gentaglia, si potrebbe dire, altro che per bene. Ma secondo l’accusa, sono assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti. E anche un sindaco, per gradire. Proprio quelli ai quali ci affideremmo per restituire i piccoli alle famiglie, non per strapparglieli. Per dargli amore, non mostruosità. E a chi dicesse che tutto questo è orribile, si deve rispondere, bellezza, che i soldi sono soldi, e non facciamo troppo i moralisti a danno altrui. <Angeli e Demoni> è stata intitolata l’inchiesta giudiziaria. Gli stessi angeli picchiati, maltrattati, puniti negli asili nido da demoniache maestre più manesche che affettuose, più disumane che materne. Così come si picchiano i disabili, questi insopportabili che non se può più. Ma nessuno si metta a scagliare la prima pietra in un tempo in cui il tragitto più pericoloso è quello che va dal salotto al tinello di casa dove mariti ammazzano mogli, padri stuprano figlie, madri sopprimono neonati quando non li buttano nei cassonetti. Dove una strage è talmente banale che non fa più neanche notizia. 

 GRAZIE, SIGNORA E’ la stessa banalità dell’odio che ha fatto picchiare dai leghisti a Cremona un ragazzo che aveva una sciarpa con la scritta <Ama il prossimo tuo> manco si credesse il buon samaritano. Perché questo Vangelo la deve finire di rompere, di predicare l’amore in tempi in cui questo <prossimo tuo> è solo un nemico da colpire se non la pensa come noi. Un tempo in cui tendere la mano a un altro essere umano invece di schifarlo (e, se è il caso, menarlo) è una accusa politica, una provocazione se non un reato. Un tempo in cui non dovresti disturbare nessuno se ti metti a Roma la maglietta del Cinema America ma ti rompono il naso perché sarebbe <da antifascisti>. Un tempo in cui un tipo con precedenti per violenza sessuale su minori viene assunto per fare l’autista ai ragazzini e per poco non li manda arrosto tutti. Un tempo in cui il primo da colpire è l’inerme come <u pacciu> di Manduria perseguitato a morte da giovanissimi aguzzini. Un tempo in cui un maestro (s’immagina anche di vita) dice al suo alunno di colore che è brutto come una scimmia. Un tempo in cui arrestano la capitana Carola a Lampedusa e un imbecille le dice di farsi violentare da un negro.

 Non sorprende che sia la politica il primo terreno di esibizione dell’Odio Continuo. Come se la politica dovesse dare l’esempio, figuriamoci. Si va dai forni che si dovrebbero riaprire per gli ebrei, agli immigrati che si devono buttare a mare. Ma non è solo politica. Si faccia caso al linguaggio di certi signori magistrati contro loro colleghi concorrenti alle cariche di potere: meno male che Suburra è roba solo dei Colamonica, notoria distinta famiglia romana. E i baroni universitari che si propongono di schiacciare come mosche i concorrenti alle migliori cattedre. E non si è parlato di Internet, il Nobel delle fogne  e delle randellate.

 Poi ci si ricorda di quella signora che sulla Circumvesuviana, a un teppista che insultava uno straniero, disse: <Tu non sei razzista, tu sei stronzo>. E una luce di piccola grande resistenza si accende nel buio dello smarrimento di ogni giorno.