Le nostre onorevoli al sapore di mare

Sabato 13 luglio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ma insomma, l’abito fa il monaco o no? Chiederselo oggi è come chiedere se dobbiamo usare ancòra il pallottoliere o la calcolatrice. Soprattutto vedendo certi monaci combinati come a un concerto di Vasco Rossi. Il fatto è che l’abito non è solo un abito, ma un linguaggio. E chissà che cosa vorranno dire quelle parlamentari al centro del più serio dibattito politico del momento a causa della loro moda, diciamo così. Quella che, secondo i critici, avrebbe fatto della Camera una Montecitorio Beach. Senza, occorre riconoscerlo, arrivare al simil-bikini col quale questa estate sciamano gioiose e proterve le fanciulle nelle nostre città. Ricordando che le onorevoli sono sempre onorevoli, perbacco.

 TROPPO SCOPERTE A sfidare la bacchettonata megagalattica è stato tal Federico Mollicone, di Fratelli d’Italia. Il quale, nel bel mezzo del solenne emiciclo, si toglie platealmente la giacca, invano minacciato di espulsione dal presidente. Per rivendicare, dice, pari opportunità verso le donne le quali la rivendicano sempre per sé. Perché a suo dire queste signore rappresentanti del popolo colà si agghindano come se fossero con sdraio e ombrellone. Abitini superfascianti, mutande in vista sotto pants bianchi, scollature da balera, décolleté esplosivi. Una roba indecente, secondo i sani principi del Mollicone. Roba non rispettosa della sacralità di un luogo poco adatto alle nudità varie da estate alla Briatore. Tanto che, racconta un altro del Pd contrario al sapore di mare, finisce sempre a rissa per l’aria condizionata. Volendola a palla i maschietti obbligati alla giacca, odiandola le colleghe data la vastità della loro cute scoperta.

 La sorpresa in questa ora suprema della Repubblica è che sia stata proprio una donna (Giusy Versace di Forza Italia) a lanciare una raccolta di firme per costringere le più svergognate a vergognarsi. Accusata di sessismo da Valentina Corneli (M5S), 33 anni, già tempo fa definita <una maggiorata in maggioranza>. Cui ha ribattuto di essere una esteta incapace di volgarità. Lei laureata a 23 anni con la media stratosferica del 30 e lode. E che, tanto per capirsi sul livello non solo coreografico, ha citato l’Orazio di <Despicit et magnos recta puella deos>, una bella donna non si cura neppure degli dei. Tiè. Appoggiata nello sberleffo agli dei da Patrizia Prestipino (altra Pd), 55 anni, già fotografata con una gonna da vertigini, e secondo la quale se sei sciatta sei sciatta sempre, anche se ti copri. E figuriamoci se non fosse stata d’accordo con loro Annaelsa Tartaglione, 30 anni, di Forza Italia, ma soprattutto ex miss Molise.

 Inesorabile come un gol di Ronaldo il paragone col passato come se non fossimo neanche andati sulla Luna. La foto in bianco e nero di una Nilde Iotti in contegnoso abitino dal colletto in pizzo. Tina Anselmi con uno scafandro abbottonato fino al collo il giorno in cui diventò la prima donna ministro d’Italia. Rosy Bindi secondo cui sono certe contemporanee a discriminare le più timorate di Dio per imporre uno stereotipo di bellezza (la Bindi della quale Berlusconi diceva di ammirare molto l’intelligenza non potendo altro). Fino al colpo basso dell’on. Moro che andava in spiaggia in giacca e cravatta.

 POVERO SCEICCO A rimettere la chiesa al centro del villaggio, come dicono i francesi, ci ha pensato la scrittrice Dacia Maraini. Ogni luogo pretende i suoi rituali, ha commentato. Come non si entra in chiesa in costume da bagno, così non si dovrebbe farlo in luoghi in cui non si è solo se stessi ma si rappresenta altri. Una nazione, in questo caso. Anche se la medesima nazione fa attualmente di tutto per dare il peggio di se stessa. Insomma il decoro non è di destra o di sinistra. Dimostrazione ne sarebbe l’Irene Pivetti, che presiedeva la Camera in severi tailleur e ora vediamo vestita da Catwoman. E tutto dovuto al fatto che non c’è un regolamento in merito, tranne la giacca (appunto) per i maschietti, e giacca e cravatta al Senato. Perché i Padri della Patria non potevano immaginare di dover imporre un <dress code>, un codice di abbigliamento, così come non si poteva mettere in Costituzione che è vietato scaccolarsi il naso.

 Inevitabile che qualcuno di tanto buone intenzioni l’abbia girata sulla mancanza di valori e sull’assenza di Maestri. Proprio in questi giorni è stata pubblicata una foto dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai, alle corse di cavalli di Ascot, Regno Unito. Tight e cilindro di ordinanza, altrimenti Ascot la vedeva solo in cartolina. Forza di una tradizione che è un britannico collante da sempre. Poi quando il democratico emiro torna a casa e mette la kefiah, costringe le donne a scoprire solo gli occhi. Ovvio che la moglie lo abbia abbandonato correndo dalle nostre onorevoli. Pare che gli abbia lasciato il burka in modo che se lo metta lui. Anzi per farlo schiattare la inviteranno all’Isola dei Famosi.