Con scopa e secchio si cambia il mondo

Sabato 20 luglio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ma quanto va di moda la scopa. Chi avrebbe immaginato che sarebbe stata Il mezzo più immediato per fare qualcosa e, perché no, diventare qualcuno? Perché c’è un’Italia dimenticata (e deturpata) per la quale una ramazza vale più (forse) di Di Maio e Salvini. L’Italia in cui ci sono più cicche di sigarette abbandonate che fiori. L’Italia un cui ci sono più gomme da masticare incollate ai marciapiedi che alberi. L’Italia in cui ci sono più buche nelle strade che cieli puliti. L’Italia superata solo da Grecia e Romania in Europa per piccoli rifiuti buttati ovunque: con la differenza che l’Italia è (sarebbe) il Belpaese. A Nord come al Sud, anche se si accusa sempre e solo il Sud.  Ma c’è anche una Italia imprevista che reagisce insieme, in un tempo in cui ci si fida tanto reciprocamente che si stenta anche a scambiarsi un saluto.

 GUERRA ALLO SPORCACCIONE Giorni fa a Bari i <Custodi della bellezza> (appunto) hanno ripulito il sagrato della cattedrale dai lasciti dei tanti sporcaccioni che disseminano avanzi di se stessi con la stessa normalità con cui respirano. Col riflesso automatico di chi non si pone problemi perché così si fa. Ma questi angeli del bene comune cominciano a esserci in tante altre città pugliesi. Con una foto sui giornali e qualche servizio televisivo certamente per il loro merito ma più per la loro violazione della regola aurea di farsi i fatti propri. Come se fossero marziani. Come se si dessero le arie. E una altezzosa smentita all’altrettanto aurea regola secondo cui, essendo le strade di tutti, è come se fossero di nessuno. Sulle quali ciascuno fa i comodi suoi. Essendo invece il vestito di una città.

 Certo ci sono i muri da liberare da segnacci belluini più che da scritte, non essendo più anni da <Muri puliti, popolo muto>: ora c’è Facebook a disposizione anche degli scemi del villaggio. Ma una maledizione biblica peggio delle cavallette sono le sopradette cicche e le chewingum. Cicche che sono un tale concentrato di veleni oltre che di sporcizia da non distruggersi per dieci anni e da contenere 4 mila (leggasi quattromila) sostanze chimiche. Oltre che, ebbene sì, radioattività. Potendo tutto ciò arrivare nei nostri piatti quando finisce in mare. Ed essendoci da noi un divieto di legge che ha prodotto una iniziale fioritura di contenitori e una successiva violazione generale nel Paese del <me ne frego>. Anzi è tanto figo lanciare il mozzicone con le due dita incrociate.

 E le gomme, le gomme. Si potrebbe scrivere la storia di una città in base alle chiazze nere che lasciano laddove sono sputacchiate a terra. Più chiazze nere, non solo più <lurdacchion> (come l’anno scorso un esasperato sindaco di Adelfia apostrofò i suoi concittadini più disinvolti). Ma segno anche di più passeggio. Più movida. Più giovani abituali consumatori. Diciamo anche più (mala)vita. E gomme che non stacchi dal marciapiede senza strumenti speciali non essendo sufficiente l’olio di manico. Ricomparendo come una tela di Penelope appena estirpate, sempre che non funzionino le sentenze di morte precoce lanciate verso i responsabili.

CUORI PULITI Comunque zitta zitta la controffensiva è partita. A Torino li chiamano <I moschettieri del pulito>. A Milano <Retake Milano>, riprendersi la città. A Roma una colf romena è scesa a mettere nei cassonetti i sacchetti di immondizia che li contornavano essendo comune convinzione urbana che debbano essere lasciati fuori e non dentro. Poi ha anche lavato con una pompa d’acqua, ciò che potrebbe costarle una denuncia per aver bagnato il mitico suolo pubblico. Che finché è insozzato, va tutto bene, tutti d’accordo. Altri romani de Roma fuori dalla media vanno in giro a cerchiare di giallo le voragini sull’asfalto. Un po’ per segnalarle all’autorità preposta che sembra così poco preposta, un po’ per dire ai colleghi automobilisti di girare alla larga. Ma a Foggia qualche anno fa un volenteroso che la buca la riparò beccò la multa di 850 euro perché non è che ci si possa mettere a compiere lavori pubblici senza autorizzazione. Altrimenti è l’anarchia. Mentre dalla Svezia è arrivato il <plogging>, rifiuti raccolti mentre si corre per tenersi in forma.

 I soliti giapponesi tutti inchini e moine dicono che se le persone vivono in una strada pulita, anche il loro cuore è pulito. Il fatto è che da noi lanciare la cartaccia o depositare il sacchetto fuori orario vengono considerati una drittata da <Isola dei famosi>. E poi, pago le tasse, ci pensino gli spazzini (pardon, operatori ecologici). E hai voglia a dire che la rivoluzione si può fare cominciando a pulire la porta di casa nostra. Anche davanti casa, come fanno (o facevano?) le donne a Bari Vecchia. Ma non esageriamo, questi missionari con secchi e palette cominciano a diventare disturbatori della quiete. Non si saranno messi in testa di farsi gli affari pubblici degli altri. In che civile Paese credono di vivere?