Volevamo cambiare il mondo,non lo spazio

Sabato 20 luglio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Figuriamoci cosa fu la Luna per noi che volevamo cambiare il mondo. Il 16 gennaio Jan Palach si uccise col fuoco in piazza San Venceslao a Praga. Fu un martire della libertà contro i carri armati sovietici che l’avevano schiacciata nel suo Paese. Il 30 gennaio c’era stato l’ultimo concerto pubblico dei Beatles dal tetto della Apple in Savile Row a Londra: i Beatles, la più grande ventata di novità non solo musicale del secolo. Il 15 agosto ci sarebbe stato il concerto di Woodstock, tre giorni di rock con 500 mila ragazzi figli della cultura hippie e dell’Lsd, i paradisi artificiali della droga. E al cinema il film <Easy Rider> celebrava il mito della strada e della spinta a correre nel vento e nel futuro a cavallo di una moto. La <strada> di Jack Kerouac. Poi nel <Moratorium day> milioni di persone, in massima parte giovani, attraversarono le principali città degli Stati Uniti nella storica marcia contro la guerra del Vietnam.

 Erano gli anni della contestazione studentesca. Gli anni della immaginazione al potere. Gli anni del <vietato vietare>. Gli anni che non erano una rivoluzione, sire, ma una mutazione. Gli anni delle case senza porte e del sesso senza pudori. Gli anni del tutti uguali e della rivolta al principio di autorità. Gli anni del femminismo, dell’ambientalismo, del pacifismo. Gli anni dei cineforum, del <dibbattito> e del giornale in tasca. La Camera approvò la legge sul divorzio. E la riforma dell’università dette libero accesso a tutti i diplomati. Davvero i domani che cantano sembravano a portata di mano.

 Più che mai se ci aggiungevi la Luna. L’assoluta certezza che si apriva un’era di inimmaginabili cose. Di sorti magnifiche e progressive. Col tremolante lattiginoso bianco e nero televisivo che giungeva da lassù. Eppure con tutti i colori della speranza. Con quel primo passo e con la bandiera americana che si reggeva immobile come cartapesta. E i due che passeggiavano saltellando come orsetti. E con tutto il richiamo alla poetica che ha sempre accompagnato quella ammiccante sfera luminosa delle nostre serate, fra romantici chiari di Luna e confidenziali <Luna Luna tu>. Già si fantasticava di colonie di umani che ci avrebbero abitato portandosi dalla Terra aria, acqua e lo spazzolino da denti. E con quale disincanto Armstrong, Aldrin e Collins dovevano vedere noi imprigionati quaggiù con i nostri piccoli problemi.

 Si era in piena guerra fredda fra Est e Ovest. Si annunciava un autunno caldo di lotte per il lavoro. E mercoledì 19 novembre in uno sciopero a Milano per il caro-affitti un tubo di acciaio raccolto da un vicino cantiere schizza nell’aria. Il cranio di Antonio Annarumma, 22 anni, poliziotto di Monteforte Irpino, è fracassato. Cominciano gli Anni di Piombo. Che il 12 dicembre, un venerdì uggioso di Milano, esplodono con la strage di Piazza Fontana. Insieme ad altre bombe ancòra a Milano, e a Roma, una delle quali davanti all’Altare della Patria. <Povera patria>, canterà poi Franco Battiato.

 Insomma la Luna, che era appena cominciata, sembrò già tradirci. CI tornarono a ottobre quelli di Apollo 12. E poi ci fu lo <Huston, abbiamo un problema> che stava costando la vita a quelli di Apollo 13. Finché man mano anche la Luna finì in una routine. Qualcuno si convinse che ci avevamo portato via solo sassi. Fino a quando non sono arrivati i <terrapiattisti> a dirci che fu tutto un complotto, che sulla Luna non ci andò nessuno, al massimo vista col binocolo. Con cinquant’anni di disillusione e oblio. Date le possibilità e dato il progresso tecnologico che oggi racchiude in un cellulare più potenza di quella di tutti i computer allora utilizzati dagli scienziati americani. Ma viviamo una cultura che vede il progresso come una condanna non come una opportunità.

 E poi nessuno oggi vuole cambiare il mondo. Peggiorarlo, se possibile. Coi giovani che oggi non combattono per migliorare la loro casa, ma partono. E che, più che la libertà, cercano un posto migliore e uno stipendio. Mentre mai la libertà ha corso tanti rischi di muri e di odio. E mai questa nostra Madre Terra è stata così massacrata. E’ la generazione del <si salvi chi può>, suo malgrado. Ma ciascuno lo fa a suo modo e col tempo suo. Sono figli e nipoti di chi una notte di luglio di cinquant’anni fa sognò a occhi chissà se troppo aperti. Di chi sarebbe stato (forse) sconfitto. Ché questo fu la Luna, e così sia.