La sexy Paltrow e il virus carogna

Mercoledì 14 Settembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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CONTAGION – di Steven Soderbergh. Interpreti: Matt Damon, Kate Winslet, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne, Marion Cotillard. Drammatico, Usa, 2011. Durata 1h 39 min.
 
Comincia con un colpo di tosse della manager americana Gwyneth Paltrow in trasferta (anche erotica) a Hong Kong. Torna a casa e pochi giorni dopo muore. E’ il segnale del “Contagion”, una epidemia misteriosa che alla fine si sarà diffusa per tutto il mondo, avrà ucciso settanta di milioni di persone, avrà colpito un terrestre su dodici. Origine: chissà, forse i maialini cinesi (riferimento animale all’aviaria di recente memoria). Epidemia che si diffonde solo parlandosi, o stringendosi la mano, o in ascensore. Figuriamoci la drammatica fuga degli uni dagli altri.
 Si vede gente che crolla in strada fra le convulsioni. Si vedono assalti alle dosi di vaccino, saccheggi, fosse comuni, confini chiusi fra gli Stati, disordini, terrore, eserciti in campo. Col marito della manager (Matt Damon) che tenta di capire la verità e di salvare la figlia. Una generosa dottoressa (Kate Winslet) incurante del rischio di contagio, un’altra (Marion Cotillard) che inietta su di sé un nuovo medicinale sperimentale, il responsabile nazionale della prevenzione delle malattie ( Laurence Fishburne) che favorisce dolosamente i familiari nella cura. E un ambiguo giornalista (Jude Law) che accusa le multinazionali del farmaco su Internet, diffondendo il panico e lucrandoci su.
 Insomma il supertitolato Steven Soderbergh (premio Oscar con “Trafic”) non ci fa mancare nulla in questo kolossal pieno zeppo di stelle di Hollywood e presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia. Senza voglia di mandarci messaggi ecologici o di farci pentire di alcuni nostri comportamenti. Solo la crudissima rappresentazione di ciò che potrebbe succederci, cruda fino alla scena dell’autopsia con tanto di corteccia celebrale segata in diretta.
 Né la conturbante Paltrow avalla l’ipotesi moralistica di una biblica divina vendetta per le infedeltà coniugali come la sua: “Poche persone resterebbero vive, soprattutto in Italia - ha detto proprio a Venezia - se si dovesse essere puniti per un paio di corna”. Quindi solo un virus carogna che fa il suo sporco lavoro.
 Il film fila spettacolare e vibrante dopo qualche incertezza iniziale. Un cataclisma universale. Forse ci vuole far capire che, in fondo, l’attuale bufera economica non è nulla di fronte a ciò che il caso potrebbe riservarci. E che comunque siamo sotto il cielo, indifesi da minacce primordiali nonostante l’arroganza della supertecnologia. Nel frattempo è consigliabile lavarsi una volta di più le mani, non si sa mai, appunto.     
CONTAGION – di Steven Soderbergh. Interpreti: Matt Damon, Kate Winslet, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne, Marion Cotillard. Drammatico, Usa, 2011. Durata 1h 39 min. 
 
Comincia con un colpo di tosse della manager americana Gwyneth Paltrow in trasferta (anche erotica) a Hong Kong. Torna a casa e pochi giorni dopo muore. E’ il segnale del “Contagion”, una epidemia misteriosa che alla fine si sarà diffusa per tutto il mondo, avrà ucciso settanta di milioni di persone, avrà colpito un terrestre su dodici. Origine: chissà, forse i maialini cinesi (riferimento animale all’aviaria di recente memoria). Epidemia che si diffonde solo parlandosi, o stringendosi la mano, o in ascensore. Figuriamoci la drammatica fuga degli uni dagli altri.
 Si vede gente che crolla in strada fra le convulsioni. Si vedono assalti alle dosi di vaccino, saccheggi, fosse comuni, confini chiusi fra gli Stati, disordini, terrore, eserciti in campo. Col marito della manager (Matt Damon) che tenta di capire la verità e di salvare la figlia. Una generosa dottoressa (Kate Winslet) incurante del rischio di contagio, un’altra (Marion Cotillard) che inietta su di sé un nuovo medicinale sperimentale, il responsabile nazionale della prevenzione delle malattie ( Laurence Fishburne) che favorisce dolosamente i familiari nella cura. E un ambiguo giornalista (Jude Law) che accusa le multinazionali del farmaco su Internet, diffondendo il panico e lucrandoci su.
 Insomma il supertitolato Steven Soderbergh (premio Oscar con “Trafic”) non ci fa mancare nulla in questo kolossal pieno zeppo di stelle di Hollywood e presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia. Senza voglia di mandarci messaggi ecologici o di farci pentire di alcuni nostri comportamenti. Solo la crudissima rappresentazione di ciò che potrebbe succederci, cruda fino alla scena dell’autopsia con tanto di corteccia celebrale segata in diretta.
 Né la conturbante Paltrow avalla l’ipotesi moralistica di una biblica divina vendetta per le infedeltà coniugali come la sua: “Poche persone resterebbero vive, soprattutto in Italia - ha detto proprio a Venezia - se si dovesse essere puniti per un paio di corna”. Quindi solo un virus carogna che fa il suo sporco lavoro.
 Il film fila spettacolare e vibrante dopo qualche incertezza iniziale. Un cataclisma universale. Forse ci vuole far capire che, in fondo, l’attuale bufera economica non è nulla di fronte a ciò che il caso potrebbe riservarci. E che comunque siamo sotto il cielo, indifesi da minacce primordiali nonostante l’arroganza della supertecnologia. Nel frattempo è consigliabile lavarsi una volta di più le mani, non si sa mai, appunto.    

 

 

Comincia con un colpo di tosse della manager americana Gwyneth Paltrow in trasferta (anche erotica) a Hong Kong. Torna a casa e pochi giorni dopo muore. E’ il segnale del “Contagion”, una epidemia misteriosa che alla fine si sarà diffusa per tutto il mondo, avrà ucciso settanta di milioni di persone, avrà colpito un terrestre su dodici. Origine: chissà, forse i maialini cinesi (riferimento animale all’aviaria di recente memoria). Epidemia che si diffonde solo parlandosi, o stringendosi la mano, o in ascensore. Figuriamoci la drammatica fuga degli uni dagli altri.
 Si vede gente che crolla in strada fra le convulsioni. Si vedono assalti alle dosi di vaccino, saccheggi, fosse comuni, confini chiusi fra gli Stati, disordini, terrore, eserciti in campo. Col marito della manager (Matt Damon) che tenta di capire la verità e di salvare la figlia. Una generosa dottoressa (Kate Winslet) incurante del rischio di contagio, un’altra (Marion Cotillard) che inietta su di sé un nuovo medicinale sperimentale, il responsabile nazionale della prevenzione delle malattie ( Laurence Fishburne) che favorisce dolosamente i familiari nella cura. E un ambiguo giornalista (Jude Law) che accusa le multinazionali del farmaco su Internet, diffondendo il panico e lucrandoci su.
 Insomma il supertitolato Steven Soderbergh (premio Oscar con “Trafic”) non ci fa mancare nulla in questo kolossal pieno zeppo di stelle di Hollywood e presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia. Senza voglia di mandarci messaggi ecologici o di farci pentire di alcuni nostri comportamenti. Solo la crudissima rappresentazione di ciò che potrebbe succederci, cruda fino alla scena dell’autopsia con tanto di corteccia celebrale segata in diretta.
 Né la conturbante Paltrow avalla l’ipotesi moralistica di una biblica divina vendetta per le infedeltà coniugali come la sua: “Poche persone resterebbero vive, soprattutto in Italia - ha detto proprio a Venezia - se si dovesse essere puniti per un paio di corna”. Quindi solo un virus carogna che fa il suo sporco lavoro.
 Il film fila spettacolare e vibrante dopo qualche incertezza iniziale. Un cataclisma universale. Forse ci vuole far capire che, in fondo, l’attuale bufera economica non è nulla di fronte a ciò che il caso potrebbe riservarci. E che comunque siamo sotto il cielo, indifesi da minacce primordiali nonostante l’arroganza della supertecnologia. Nel frattempo è consigliabile lavarsi una volta di più le mani, non si sa mai, appunto.    
CONTAGION – di Steven Soderbergh. Interpreti: Matt Damon, Kate Winslet, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne, Marion Cotillard. Drammatico, Usa, 2011. Durata 1h 39 min.
 
Comincia con un colpo di tosse della manager americana Gwyneth Paltrow in trasferta (anche erotica) a Hong Kong. Torna a casa e pochi giorni dopo muore. E’ il segnale del “Contagion”, una epidemia misteriosa che alla fine si sarà diffusa per tutto il mondo, avrà ucciso settanta di milioni di persone, avrà colpito un terrestre su dodici. Origine: chissà, forse i maialini cinesi (riferimento animale all’aviaria di recente memoria). Epidemia che si diffonde solo parlandosi, o stringendosi la mano, o in ascensore. Figuriamoci la drammatica fuga degli uni dagli altri.
 Si vede gente che crolla in strada fra le convulsioni. Si vedono assalti alle dosi di vaccino, saccheggi, fosse comuni, confini chiusi fra gli Stati, disordini, terrore, eserciti in campo. Col marito della manager (Matt Damon) che tenta di capire la verità e di salvare la figlia. Una generosa dottoressa (Kate Winslet) incurante del rischio di contagio, un’altra (Marion Cotillard) che inietta su di sé un nuovo medicinale sperimentale, il responsabile nazionale della prevenzione delle malattie ( Laurence Fishburne) che favorisce dolosamente i familiari nella cura. E un ambiguo giornalista (Jude Law) che accusa le multinazionali del farmaco su Internet, diffondendo il panico e lucrandoci su.
 Insomma il supertitolato Steven Soderbergh (premio Oscar con “Trafic”) non ci fa mancare nulla in questo kolossal pieno zeppo di stelle di Hollywood e presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia. Senza voglia di mandarci messaggi ecologici o di farci pentire di alcuni nostri comportamenti. Solo la crudissima rappresentazione di ciò che potrebbe succederci, cruda fino alla scena dell’autopsia con tanto di corteccia celebrale segata in diretta.
 Né la conturbante Paltrow avalla l’ipotesi moralistica di una biblica divina vendetta per le infedeltà coniugali come la sua: “Poche persone resterebbero vive, soprattutto in Italia - ha detto proprio a Venezia - se si dovesse essere puniti per un paio di corna”. Quindi solo un virus carogna che fa il suo sporco lavoro.
 Il film fila spettacolare e vibrante dopo qualche incertezza iniziale. Un cataclisma universale. Forse ci vuole far capire che, in fondo, l’attuale bufera economica non è nulla di fronte a ciò che il caso potrebbe riservarci. E che comunque siamo sotto il cielo, indifesi da minacce primordiali nonostante l’arroganza della supertecnologia. Nel frattempo è consigliabile lavarsi una volta di più le mani, non si sa mai, appunto.