Autonoḿa cioè scoperti con le mani nel sacco

Venerdi 26 luglio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 La notizia è che c’è una reazione sia pure non unitaria del Sud all’autonomia differenziata pretesa da tre Regioni del Nord. Quella che doveva essere una guerra-lampo. Cominciata in gran segreto col governo Gentiloni in punto di morte per le elezioni. E continuata con un accordo non meno clandestino fra la veneta ministra Stefani e il veneto governatore Zaia. Sessantuno pagine, tutto per filo e per segno, nelle quali si cambiava privatamente l’Italia senza passare dal Parlamento. Un solo spiffero e il blitz sarebbe saltato. Non solo perché i congiurati sarebbero stati trovati con le mani nella marmellata. Ma perché sarebbe venuto fuori anche l’ennesimo abuso che si tentava ai danni del Sud dicendo il contrario.

 Il pugliese Emiliano, il campano De Luca, il calabrese Oliverio e il lucano Bardi (ancorché di Forza Italia) sembrano d’accordo: questa pretesa autonomia nordista è una truffa se prima non si stabilisce quanti soldi ottengono dallo Stato i cittadini settentrionali e quanto i meridionali. Perché, come si sa, non solo quelli settentrionali ne prendono di più, ma ne vorrebbero ancòra più affermando di averne meno. Sia chiaro: una maggiore autonomia rispetto allo Stato piace anche ad Emiliano e compagni, in linea con le voglie spesso matte delle Regioni. Ma rivedendo le condizioni di partenza, altrimenti nascerebbero per sempre un’Italia Prima e un’Italia Seconda. Quindi autonomia mai diversa fra territorio e territorio. Anzi cominciando a finirla col furto contro il Sud.

 Per questo Zaia e i colleghi Fontana (Lombardia) e Bonaccini (Emilia) sono molto nervosi. La cosa sembrava fatta se non fosse stato per qualche rompiscatole di giornalista meridionale. Del resto non è che dovessero andare a indagare sul terzo segreto di Fatima. Bastava vedere le cifre dei Conti pubblici territoriali e della Ragioneria generale dello Stato, tutto in Internet. E da cui emerge (come il segreto non di Fatima ma di Pulcinella) che quando al Nord parlano di <tutti i soldi> che danno al Sud, hanno un naso da far paura a Pinocchio.

 Limitandoci soltanto agli ultimi dieci anni, 61 miliardi l’anno sono andati al Nord togliendoli al Sud. Perché mai la spesa pubblica al Sud è stata pari al 34 per cento della popolazione, mentre è stata superiore del 6 per cento alla percentuale di popolazione del Nord. E perché per lo Stato ogni signor Rossi del Nord ha diritto a 2 mila euro l’anno in più rispetto a ogni signor Strippoli del Sud. Con un inizio del misfatto in quella legge del pur infido Calderoli che dal 2009 non è mai stata applicata.

 E’ la legge secondo cui, prima di far andare avanti il federalismo, si dovevano calcolare i Lep (Livelli essenziali di prestazione): cioè il livello minimo sotto il quale nessun servizio prestato dallo Stato dovrebbe andare. Parliamo di scuola e sanità, di asili nido e università, di trasporti e assistenza agli anziani. Che al momento sono appunto sotto quel livello in tutto il Sud. Col lavoro che non c’è, i giovani che partono, i malati che vanno a curarsi al Nord, i vecchi che non si curano più. In mancanza dei Lep, la soluzione all’italiana: continuiamo temporaneamente per tre anni con la <spesa storica>. Continuiamo a dare a chi ha sempre avuto, continuiamo a non dare a chi non ha mai avuto. Tipo gli asili nido: un bambino che nasce ad Altamura riceve zero euro, uno che nasce in Brianza ne riceve 3 mila.

 Fosse soltanto questo, sarebbe appropriazione indebita. Ma questo malloppo Zaia e compagni se lo stanno già mettendo in tasca (sempre temporaneamente) da dieci anni. Chiedendo ora ancòra più nell’accordo clandestino di cui sopra. Non solo ciò che attualmente lo Stato gli dà in più rispetto a quanto gli spetterebbe. Ma trattenere per sé i nove decimi delle loro tasse, perché pare che i ricchi non solo abbiano più diritti dei poveri ma anche quello di soddisfare bisogni preclusi agli altri. Se avvenisse, allo Stato mancherebbero 190 miliardi l’anno da sottrarre a tutti gli altri, Sud in testa. Significherebbe, è solo un esempio, chiudere un ospedale o una scuola su quattro da Roma in giù. E senza che l’ineffabile banda Zaia calcoli mai quanti interessi sui loro Bot e Cct siano pagati anche con le tasse del Sud.

 Perciò avevano fretta di chiudere: prima che si parlasse di Lep. Prima che si scoprisse il furto al Sud, i soldi che gli tolgono prendendoseli loro. Cui aggiungerne altri. E con una spesa storica che rende definitivo lo scippo. Ora il rumoroso silenzio del Sud è diventato perlomeno bisbiglio. Il premier Conte e il vice Di Maio hanno alzato una barriera non si sa quanto resistente. Mentre Salvini brandisce la sua Lega nazionale coi voti del Sud così traditi. Però troppi al Sud continuano a giocare col fuoco dell’indifferenza sul futuro di una terra in cui si reagisce solo non facendo più figli ed emigrando come sempre. Cioè arrendendosi a un destino ritenuto scritto.