Prendiamo il tuo voltio e ti facciamo schiavo

Sabato 27 luglio 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Con quella faccia non potrò fare più ciò che voglio. Lasciamo stare FaceApp, l’applicazione sul cellulare che ci fa vedere ciò che chissà se vogliamo vedere. Come saremo da vecchi decrepiti o come saremmo se cambiassimo sesso o come sarebbe l’ex presidente americano Obama se diventasse bianco. E lasciamo stare la sorpassata fisiognomica, che da un occhio pendulo o da un naso aquilino diceva di capire se faremo l’applicato aggiunto di segreteria o lo scienziato nucleare. La verità è che questo nostro volto è diventato il campo di battaglia per farne di tutto. Sul mondo virtuale del web, ovviamente. Che pullula di centinaia di programmi per trasformarcelo e farci diventare altri dalla sera alla mattina. Magari un gioco. Ma anche per dirci: facciamo di te ciò che vogliamo noi, non tu.

 RICONOSCIMENTO FACCIALE A cominciare da come dal nostro volto possono controllarci. Vedi quei programmi e algoritmi collegati a banche dati. E coi quali i poliziotti cinesi possono identificare al volo, grazie a occhiali speciali, chiunque transiti per un aeroporto o per una stazione ferroviaria. Si chiama riconoscimento facciale e dovrebbe servire a bloccare delinquenti o terroristi. Ma di lì ci passi soprattutto tu, quindi lo sanno. E domani potrebbero dirti, chissà a che scopo, lei il tal giorno alla tale ora era lì. In America c’è stata una mezza rivolta, anzitutto a San Francisco dove la cosa è stata bloccata. Un rischio per la democrazia, si è detto.

 Meno delicati nella sopradetta Cina, che sta alla democrazia come un pinguino sta al solleone. E dove si definisce programma di sicurezza quello che altri definiscono controllo sociale. Qualcosa come 200 milioni di telecamere entro il 2020 e l’acquisto di due terzi dei server mondiali per leggerne le immagini in tempo reale. I cinesi non sono pochini, ma non dovrebbe sfuggirne un passo. Né le loro telecamere sono come le nostre, che un giorno erano spente e un altro non funzionavano. E neanche solo i volti, magari in preferenza quelli di oppositori politici. Sì è letto che durante le recenti dimostrazioni a Hong Kong, altre telecamere fossero in grado di registrare il modo di camminare delle persone e così riconoscerle. E certo, se cominci coi volti, e poi con le gambe, e poi con le dita nel naso, prima o poi dove devi scappare?

 Un altro programma sperimentato sempre in Cina consente di controllare il grado di concentrazione degli studenti in aula. Se uno sta attento alla lezione o sta pensando quanto è bona Liu Lao o quanto è figo Cin Si. E del resto sta per essere lanciato sul mercato mondiale un pannolino super-tecnologico un cui sms ci avvertirà che il ciccino ha fatto pipì o popò. Vicino il tempo in cui se ne accorgeranno prima che li faccia. Mentre anche nei supermercati l’intelligenza artificiale è pronta a fare il suo lavoro con i soliti noti: telecamere, microfoni, riconoscimento facciale, algoritmi. Per controllare i dipendenti, si può immaginare, sempre che tutte le leggi sulla privacy vadano a farsi benedire. Servono invece a capire il comportamento dei clienti. Davanti a quali banchi si fermano di più. Quale merce suscita più attenzione, quale la posizione migliore, quali orari, quali giorni della settimana, donne o uomini, giovani o anziani. Per arrivare a tradurre l’interesse in acquisto.

 DOVE SEI, COSA FAI Il fatto è che basta ormai un cellulare per sapere dove stiamo e dove eravamo. E più raccolgono dati su di noi, più ci tengono in pugno. E non solo per venderci alle aziende. Non solo per togliere il pannolino sporco alla creatura. Non solo per difenderci da attentatori o criminali. Non solo per non far distrarre a scuola. Ma, come si è visto in America, per mandare Trump a fare comizi elettorali contro gli immigrati nei posti in cui più li odiano: ciò che avevano capito da mille tracce soprattutto elettroniche lasciate. Uno può dire, peggio per loro (o meglio), così imparano a stare su Facebook e compagni. Ma ormai meno ci stai meno sai del mondo, vista tutta la vita che ormai si svolge lì. E quella politica, poi, con Salvini, Di Maio, Zingaretti che ci parlano più da là dentro che a cielo aperto.

 Lo sappiamo tutti che, se cerchiamo su Internet una vacanza sul lago, sùbito ci arriva la pubblicità di stivaloni e canna da pesca. Accidenti, che coincidenza che non lo è. Si chiama <profilazione>, fanno un profilo di tutti noi. Lo sappiamo che, più navighiamo lì, più gli consegniamo dati personali. E ormai mille cose che prima si facevano in agenzia di viaggio, o allo sportello bancario, o sul registro scolastico, ormai si fanno là. Ci danno lì anche i risultati degli esami del sangue. E’ come, è stato detto, se un gruppo di tipi mascherati ci seguisse dalla sera alla mattina. Braccati e registrati. I tipi mascherati sono al servizio di due tre padroni mondiali. Ci conviene programmare un trasferimento su Marte. E neanche.