Ma la valigia non è soltanto una valigia

Sabato 3 agosto 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Scusami, ma in questi giorni lasciami stare: devo fare la valigia. Perché abbiamo sempre sottovalutato la valigia come se fosse una semplice valigia. Invece no. Il fatto è che, se partire è un po’ morire (anche se andiamo a divertirci come assassini), per morire un po’ meno vorremmo portarci appresso tutta la casa. La casa che non è soltanto il luogo che ci consola e accoglie quando fuori piove. Ma è tutto noi stessi. Le nostre cose, le nostre abitudini, le nostre certezze, i nostri segreti. Che anche il più sgarruppato dei globetrotter, che anche il più universale dei cittadini del mondo senza frontiere  vorrebbe in qualche modo sempre con sé. Anche se va su un’isola deserta per abbandonare tutto e cambiare vita. C’è una casa nella testa, il cordone ombelicale che ci lega al luogo della nascita.

 DRAMMATICA SCELTA Insomma la valigia è lo specchio dell’anima. Si potrebbe sentenziare, dimmi che valigia fai e ti dirò chi sei. E questo anche in tempi di Internet in cui il legame più concreto con la vita è il cellulare. Chissà che non abbia allora ragione chi afferma che fare la valigia è un esercizio filosofico, figuriamoci. Una lacerante contraddizione: ci riempiamo di oggetti figli di un consumismo sia pure in crisi, li dobbiamo abbandonare nel momento in cui col viaggio sempre affrontiamo un pizzico di ignoto. Quando più ci servirebbero per non farci sentire senza protezione di fronte a ciò che non si conosce.

 Dobbiamo scegliere, prendere posizione davanti a una maglietta sì e a una maglietta no, mentre un Salvini e un Di Maio l’unica posizione che prendono è non prenderla. Non ne parliamo di Zingaretti e del suo Pd, la cui unica posizione è in genere quella opposta alla precedente. Sia chiaro: se solo vediamo come vanno combinati i turisti del turismo di massa, c’è da chiedersi se tutta la loro valigia è ciò che hanno addosso. E non ne parliamo dei viaggi aerei, una istigazione al mono-bermuda a sfida di lerciume e infradito viste le limitazioni di peso sempre più spesso crudeli fino al tentativo di suicidio. E con un chilo in più insuperabile come un Chiellini in difesa. Ma la parola d’ordine è imparare ad andare leggeri e portarsi l’indispensabile, termine più evanescente di un concetto di Belen. Anche se quest’anno in tv deve occuparsi della taranta ritenuta solo un ballo.

 Fare la valigia è allora già un viaggio. Una escursione non soltanto nel proprio armadio spalancato in tutta la sua sfolgorante abbondanza. Ma anche dentro i propri tic, le proprie fissazioni, le proprie debolezze. Con uno sguardo di pietà tanto verso ciò che non si deve portare che verso se stessi. Dopo aver consultato tante previsioni meteo da averci capito meno di una dichiarazione di Toninelli. E con la pretesa di sapere quanti gradi ci saranno ogni quarto d’ora proprio ora che ti arrostisce il solleone e all’improvviso ti centra una bomba d’acqua da atterrire anche un Noè.

 SPAZZOLINO DA DENTI Un tempo si diceva di vestirsi a carciofo, strati da sfilare man mano secondo l’andamento del termometro. Ora quella colonnina è tanto instabile che bisognerebbe partire dallo scafandro e arrivare molto in libertà come gli indios dell’Amazzonia. Con tutta l’invidia per certi film americani in cui si affronta un viaggio senza ritorno prendendo quattro cose dal comò. Ma si sa che gli americani sono eleganti come dei senzatetto, basta vedere Trump con i capelli arancione e la cravatta rossa. Non meraviglia che fiorisca quindi la nuova disciplina della <valigiologia>, con tanti esperti pronti a darti i classici dieci consigli utili per ogni stagione. Il cui intento è ottenere il più col meno, insaccare quanto più possibile con l’aria di metterci niente più che l’utile.

 Sembra di ascoltare Mina cantare <E se domani, e sottolineo il se>. E se vado in alta montagna e la giacca mi dovesse servire per un party in baita? E se la valigia me la sbattono in modo tale da trovare tutto più spiegazzato della faccia di Robert Redford? E se mi prendono delle sudate da ridurre tutto più profumato di un baccalà norvegese? E se ti sparano un’aria condizionata da igloo e tu non hai neanche un cachemire? E se mi vado a dimenticare proprio quel piumino che avevo pensato per i primi freddi (col riscaldamento globale) di agosto? E se andiamo sullo sportivo e becchiamo amici che sembrano usciti da una boutique di Valentino? E se vado a dimenticare lo spazzolino da denti che è l’unico bagaglio che non si può chiedere in prestito?

 Non ci voglio neanche pensare agli aeroporti che la valigia te la smarriscono. Né nel caso mi posso mettere quatto slip addosso. Insomma non si può fare questa vita con la valigia, ché poi ti fanno un controllo e ti mettono tutto sottosopra perché c’è una bomboletta di crema da barba che sembra una molotov. Quest’anno è andata, ma l’anno prossimo la valigia per il mare comincio a prepararla a Natale.