Estate scostumata si salvi chi può

Sabato 10 agosto 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Si scrive estate, si legge parco giochi. Tutti la consideriamo la stagione della trasgressione. E va bene, va bene così, come canta Vasco Rossi. Ma che ogni anno debba diventare una battaglia peggiore di quella fra Di Maio e Salvini, non è scontato come una parolaccia di Sgarbi. E ogni anno di più è una lamentela generale sul rispetto che i turisti non hanno soprattutto per un Belpaese come l’Italia. Che non è un posto qualsiasi con un monumento di qua e un palazzo storico di là. Ma è tutto un museo a cielo aperto. Verso il quale le cavallette in infradito, bermuda e maglietta (spesso stagionata) si comportano come se fosse un grande locale a cielo aperto e fanno come se stessero a casa loro. Anzi non lo fanno, visto che a casa loro non si comporterebbero mai allo stesso modo. Ma si sa, non fai un passo che da noi non trovi una illegalità, il virus deve essere nell’aria, e proprio con loro dobbiamo prendercela?

 TURISTI SCATENATI Così vedi al bar schiamazzare e ridere a squarciagola tedeschi o olandesi che normalmente sono più noiosi di novene. A Firenze altri sono stati beccati orinare contro l’abside di Santa Maria del Fiore, come bestemmiare in Vaticano. Pratica ovviamente quasi abituale a Roma, che non dando mai buona prova di sé sembra che non possa aspettarsi dagli altri nulla di diverso dalle pipì sui muri delle chiese. C’è chi bivacca nelle piazze come se fossero il giardino della propria villa. Lo vietano ora a Trinità dei Monti, con totoscommesse su quanto durerà. Poi bagni nelle fontane che non sarebbero buona educazione neanche se ci fossero 50 gradi all’ombra. A Gallipoli, che pure non è più l’Ibiza italiana, sesso (pubblico) di giorno e sballo di notte. E allora giù divieti non più rispettati di quello di non calpestare le aiuole.

 In testa Venezia. Che essendo delicata come Venezia, ed essendo più affollata di una finale mondiale di calcio, ci vuole niente a romperla come una bambola con un campionario di brutalità. Un tuffo in canale. Un addio al celibato più selvaggio di una partita di rugby degli <All Blacks> neozelandesi. Una festa di laurea con botti e numeri da circo equestre (come avviene normalmente anche da noi). Passeggio in bikini o a torso nudo (peraltro sempre pelosissimo). Pizzette e panini ovunque si possa posare l’osso sacro. Addirittura niente soste per evitare ingorghi a bollino rosso (come a Firenze per chi si ferma a mangiare la focaccia). Soprattutto alla larga l’ultimo arrivato, il monopattino, che fra calli e ponti ridurrebbe tutto a un ospedale ortopedico. Multe non si sa quanto più minacciate o più appioppate. E Daspo, qui per un certo tempo non ci rimetti piede.

 Troppi turisti, si ribella anche Napoli, la città che più vive record peraltro pari alla sua fama e della sua storia. Una <turistificazione> figlia anche dello straordinario successo della sua letteratura, del suo cinema, della sua moda. Un bagnante austriaco è multato a Trieste per aver appeso un’amaca fra due pini sulla spiaggia cittadina (immaginiamo la stessa severità a Pane e Pomodoro a Bari). Niente bikini in centro a Margherita di Savoia. E i tanti divieti di fumo, Puglia in testa, come a Torre Guaceto o Porto Cesareo, con sanzione altrettanto improbabile di un’Inter che faccia pace con Icardi. Dice il sindaco di Bibione (Veneto): Ho visto un bambino trovare nella sabbia un mozzicone e portarlo alle labbra, quel giorno ho detto basta. Poi si consente di nuovo alle discoteche di servire alcolici dopo le 3 (a caccia di voti anche questo) e ci piangiamo i morti del sabato notte.

 INDECENZA UNIVERSALE Ma i due miliardi di turisti nel mondo sono una rivoluzione troppo grande perché la cafonaggine colpisse solo l’Italia. In Islanda campagna contro il campeggio selvaggio e i vandalismi. Sul Monte Cervino in scarpe da footing. Sul Bianco pugni, spintoni e risse. Sull’Himalaya code a 8 mila metri peggio di un concerto di Jovanotti. A Bali alla larga i cafoni (soprattutto cinesi) dai nostri luoghi sacri. Dalla Thailandia alla Cambogia espulsioni contro gli occidentali che chiedono l’elemosina per viaggiare gratis. A parte il vomitevole spettacolo universale di tatuaggi che sembrano lebbra.

 La domanda è cosa passa di testa a tutti noi quando partiamo per una vacanza. Bipedi umani normalmente presentabili che perdono senno e sbracano non solo verso il senso estetico (sempre più sparito di fronte al brutto). Non solo verso il senso etico, laddove l’etica deve essere sempre quella degli altri. Ma verso il senso minimo del dignitoso, aggettivo più scomparso dei ghiacci della Groenlandia. Ma se vediamo la vita scollacciata di ogni giorno, da Trump in giù, capiamo che la nostra sorpresa è persecutoria verso la vacanza. Vignetta di Altan, la madre al figlio al mare: <Devi metterti la crema solare>. Risposta del marmocchio: <E’ un diktat?>. E si capisce, in questa atmosfera chi può dare ordini a chi?