Caro governo ricordati del Sud ( il pi¨ derubato)

Venerdi 30 agosto 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Con tutti i soldi che vi abbiamo dato. Incontri un veneto in vacanza in Puglia (<che meraviglia la vostra terra>) e come un disco rotto ti ripete la solita musica. Vivete con le nostre tasse e i nostri sacrifici, non è giusto. Quindi facciamo bene a trattenercele con l’autonomia rafforzata. Diceva Einstein che è più facile spaccare un atomo che un pregiudizio. Per la verità anche pregiudizio di molti meridionali. Spieghi al veneto qual è la verità. Gli snoccioli i falsi numeri con cui la loro ministra Stefani voleva fregare il Sud. Gli fai capire che con i numeri tutti all’opposto il Sud continua a subire danni. Il turista veneto se ne convince anche un po’ sconcertato. Perché onesto. Ma quanti veneti, e lombardi, ed emiliani onesti verso il Sud ci sono?

 Con tutti i soldi che <non> vi abbiamo dato. Almeno per le cifre, la pretesa autonomia è stata per le tre regioni un boomerang. Si fossero accontentate di quanto già abbondantemente sottraggono al Sud, non sarebbe venuto fuori uno dei più clamorosi falsi storici dell’Italia unita. Sul quale sono stati costruiti un Nord di serie A e un Sud di serie B, ma dicendo il contrario. E facendo passare l’incompleto sviluppo del Sud come logico effetto di una minorità dei meridionali incapaci. E, pardon, parassiti. Non invece ingannati da sempre.

 Le cifre. Per ogni cittadino pugliese, la spesa pubblica è di 13.042 euro l’anno. Per ogni cittadino lombardo, di 16.979 euro. Sono i Conti pubblici territoriali del ministero, non invenzioni terrone. Quindi ogni lombardo beneficia di 3.937 euro in più. Dice: va bene, ma che significa? Anzitutto non va bene in una Italia che fosse davvero una, e non due. Significa che la Puglia (con tutto il Sud) ha un livello di servizi sempre peggiore rispetto a quello dei lombardi. A cominciare dalla sanità, vedi vedi. Quella per la quale molti pugliesi vanno a curarsi a Milano, perché lì tutto è meglio. Ovvio, più soldi. E più i pugliesi ci vanno, più è meglio lì, più è peggio a casa.

 Poi meno spesa pubblica al Sud per i servizi sociali ai più disagiati, dai poveri ai vecchi, dai disoccupati ai malati. E meno per le opere pubbliche, un marciapiede da riparare, nuove luci in strada, un altro bus da impiegare. E poi le case popolari, sempre insufficienti. E poi tutto il resto della vita di ogni giorno. Ciò che fa la qualità della vita, quella per la quale le città del Sud sono sempre ultime. Vergognandosene, mentre si dovrebbe chiedere loro scusa. Anche se è lo stesso turista veneto a dire che forse (forse) al Sud si vive peggio, ma vede tutti più felici. Bravo.

 Perché questa discriminazione avvenga, bisogna chiederlo ai furbi inventori del federalismo. A cominciare dal Pd, che nel 2001 riformò la Costituzione per sottrarre qualche voto alla Lega Nord. Non solo non beccando un voto, ma facendole un piacere ché Bossi e compagni dovrebbero ringraziare padre Pio. Ciò che consente all’ex ministro Maroni di circolare in questi giorni col suo libro in Puglia e di dare lezioni, dicendo che il federalismo significa maggiore responsabilità per gli amministratori meridionali, ché imparino. Ma non dicendo una parola sulle cifre truffaldine, figurati.

 Per restare ai giorni nostri, sono quelle viste a danno del Sud e mai corrette calcolando i cosiddetti Lep. Livelli essenziali di prestazione, cioè il livello sotto il quale i servizi pubblici, appunto, non dovrebbero andare. E che al Sud sono tutti sotto il minimo. Perché sono dieci anni che si continua a dare al Nord di più, come abbiamo visto. E perché? Risposta-choc: così si è sempre fatto, perché cambiare? Magari per non continuare a fare rapine. Anzi cercando di avere sempre più, visto che Veneto, Lombardia ed Emilia vogliono aggiungere privilegio a privilegio, tenendosi per loro il 90 per cento delle loro tasse. Ciò che impedirebbe allo Stato di dare anche il meno che dà al Sud. Perché loro devono essere sempre più ricchi, dicendo però di essere derubati. <Con tutti i soldi che vi diamo>.

 Occhi aperti. Per il nuovo governo col già sospetto Pd, Di Maio e i Cinque Stelle non ripetono che al Sud deve andare il 34 per cento della spesa pubblica, cioè quanto la popolazione. Né si sente riparlare di un ministro per il Sud. Confermano invece l’impegno per l’autonomia delle tre regioni ricche. Embè? Attenti a che non dimentichino, come da essi stessi preteso finora, che prima vanno calcolati e applicati i Lep, e che prima va fatta quella parificazione strutturale (treni, autostrade, porti, aeroporti) la cui mancanza ha fatto un po’ soffrire il nostro turista veneto quando ha dovuto muoversi in Salento. Dove è stato incantato da <lu sule, lu mare, lu ientu>. Ma ha anche capito che a scippare finora i soldi che avrebbero potuto farlo viaggiare meglio al Sud (e non solo viaggiare) sono stati proprio lui e i suoi compaesani sempre pronti a fare i ladri ma ad accusare di furto il Sud.