Di’ una parolaccia e sarai un signore

Sabato 31 agosto 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Eppure bastava così poco per risolvere ogni problema. Sono sempre più le città inglesi che multano chi dice parolacce, vivaddio. Non si hanno ancòra dati sul numero dei cafoni beccati. Né sul numero di poliziotti impiegati per cogliere al volo i rei, e con un orecchio più fine di quello di una faina. Compito difficile come svuotare l’oceano con un cucchiaino, tanto che qualche città ha ritirato divieto e cucchiaino dopo qualche giorno. C’è chi aveva parlato di libertà soffocata, non si sa se anche di chi vuole la libertà di non essere sotterrato dalla volgarità. Però mille sterline da pagare (poco meno di mille euro) potrebbero, chissà, non fare solo il solletico. Pur in un Paese il cui nuovo capo del governo, Boris Johnson, usa il <fuck> (fanc…) da colazione a cena.

  TEMPO BARBARO Ma non solo parolacce, nella ardua crociata di chi <andava combattendo ed era morto> come nell’<Orlando innamorato> del rinascimentale Francesco Berni. Nel paese padovano dal gentil nome di Saonara, maxi multa di 400 euro per chi bestemmia. Col sindaco che assicura trattarsi di deterrente per civilizzare gli sboccati, non di un sistema per fare cassa. E con parità di condizioni per tutte le divinità. Erano state per prime le mamme a ribellarsi soprattutto ai ragazzini senza più religione. Ragazzini gonfi di spritz come rane. Con verbale e sanzione recapitati ai genitori. E con cittadini avvertiti con un opuscolo in quattro lingue (italiano, inglese, cinese e romeno). Anche se lo stesso sindaco ammette che dalle loro parti l’imprecazione è un intercalare, come respirare. Mentre c’è chi ovviamente ha obiettato che sono ben altre (solito <benaltrismo>) le cose locali che non vanno.

 Ma sai, i maleducati o i blasfemi sono una razza <multitasking>, come si dice oggi, impegnati in molti campi, specie se minorenni. Gli dici di non essere scurrili sperando che non facciano il resto: imbrattare i muri, spaccare le panchine, urinare per strada, rubare nell’ipermercato, picchiare i coetanei. Con le fanciullotte, occorre dirlo, allo stesso se non superiore livello dei fanciullotti, in una gara che finisce dritto alle baby gang. Ma in un ambientino che, francamente, loro hanno solo generosamente ereditato. Lasciamo stare il film <Pulp fiction> che è del 1994, quando i più imberbi non erano ancòra nati, e nel quale il sopradetto <fuck> è pronunciato 1,74 volte al minuto manco fosse uno scioglilingua. Ma se un Grillo inventa il <Vaffa Day>. Se un Salvini invita i deputati ad <alzare il c.> anche se è Ferragosto, mica puoi stare a fare il sociologo per capire dove va a finire. Lasciando le buone maniere solo alle raccomandazioni di papa Francesco, il quale invita a dire <grazie> e <prego>, pensa tu. Qualcuno gli risponde che badi piuttosto ai suoi pedofili, e amen.

 Gli è che tutto ciò che un tempo era corretto, oggi è preferibile scorretto. Chiamasi progresso. Vedi Trump e poi muori. Ma anche Di Battista, onore al merito del peggio. E basta con questa ipocrisia dell’educazione, meno che mai civica. Quella che famiglie altamente menefreghiste vogliono riaffidare alla scuola mentre in casa il marito dice <stronza> alla moglie a beneficio dei figli. Poi lamentiamo che siamo un popolo incattivito e inferocito, ché mica per esserlo sono indispensabili uxoricidi quotidiani, o drogati omicidi al volante, o accoltellatori di carabinieri, o vivisezionatori di bambini, o cantanti rapper che sembrano mitra in azione. Basta la parola, come a Carosello diceva a suo tempo la pubblicità del confetto Falqui anti-stitichezza. Parole usate come armi improprie da politici che si accusano di <porcate> al ritmo di battito cardiaco. Che scambiano un insulto per una idea. E che sguazzano puntando al ventre degli elettori con argomenti da basso ventre.

 INFERNO INTERNET Beh, e poi metti la multa? E cosa sarebbe il nostro Paese se tutto questo avvenisse? Esattamente quello che è. Senza dire di Internet e dei social, laddove a vaneggiare di galateo è come essere Alice nel Paese delle Meraviglie. Laddove ti mettono in un gruppo WhatsApp a tua insaputa e ti devi sorbire tutti i maneggi per organizzare una pizza serale. Laddove ti <taggano>, ti citano sotto una foto o un pensiero (pardon), e ti puoi trovare coinvolto in una feccia che somiglia a te come Belen può somigliare a una brava presentatrice. Laddove chiedono un <mi piace> a uno sconosciuto ancorché <amico> per collezionarli come vani trofei di guerra. Laddove insolentiscono, sputano veleno, minacciano, calpestano schermati da un video, tutti Cuordileone anonimi.

 Però non hanno mandato ancòra al confino i resistenti (anzi <resilienti>). Ed essere gentili non è ancòra considerato oltraggio alla corte. A chi gli chiede come sta, Cipputi, l’operaio frustrato del vignettista Altan, risponde: <Non ho campo>. Vuol dire che non gli prende il telefonino, non capisce che è l’unica cosa che gli dà scampo.