Bari da non bere ma sempre Bari č

Sabato 17 Settembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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E’ come quando i tifosi della Curva Sud sfasciano lo stadio o la testa degli avversari e tutti a dire: no, non sono veri tifosi. Sono tifosi eccome. Così ora che dalla bocca del signor Gianpi Tarantini esce di tutto sulla Bari magnacciona e mignotta, e tutti a dire: non è la vera Bari. Non sarà quella vera, ma è Bari anch’essa. Anzi la definivano e definiscono ancòra oggi, Bari-bene, e nessuno che abbia avuto finora il coraggio di dire: ma quale Bari-bene? Come quando uno strozza la nonna e si dice: eppure è di famiglia-bene.
 E’ vero che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. E che quindi si parla più di questa Bari miserabile e minore che del resto di Bari. E però è stata una Bari ampiamente tollerata se non titillata e chissà se non invidiata. Non ci volevano e non ci vogliono gli infiltrati nelle sue feste e nelle sue ville e nella sua pochezza per capire cosa sia.
 LA CITTA’ DELLA BANDA TARANTINI Basta orbitare attorno a certe sue boutique cosiddette “esclusive” o “in”, dove a cominciare dalle commesse ti guardano dall’alto in basso. Basta passare davanti a certi suoi bar dove i cosiddetti rampolli e le cosiddette fanciulle-bene si esibiscono tanto a sigarette, aragoste e champagne quanto a sguaiataggine. Bar davanti ai quali le strafighe firmatissime e seminude gareggiano in annoiata spocchia, lo sguardo fatuo, con i loro ragazzotti palestrati e lampadati sempre col telefonino all’orecchio. Basta infilarsi nelle discoteche dove l’ancòra cosiddetto bel mondo folleggia con sussiego pari solo alla propria sconfinata rozzezza.
 E’ una Bari praticona e riccastrona, quella che tratta tutto con tono spiccio e arrogante, che parla di barche e di Porsche, anzi col Suv in sosta vietata, che se la fa tra Cortina e Capri, che spaccia amicizie e rapporti con la stessa facilità e indifferenza con cui tira fuori biglietti da cento euro. E anche da questo capisci che è una Bari di mantenuti e parassiti, una Bari di seconda perduta generazione. Perché la vera Bari, questa sì, se un biglietto da cento euro ce l’ha non lo tira fuori nemmeno sotto tortura. E tanto meno, se lo fa, lo farà mai vedere. Il ragioniere che nei negozi all’antica di qui si occupava dei conti era sempre nel retrobottega, e nessuno potrà affermare di averlo mai visto in faccia. La ricchezza si mimetizzava quanto ora vistosamente e pacchianamente si esibisce.
 La differenza è che ora è figlia della civiltà dell’immagine, in cui sei se appari. La civiltà nella quale, se fai una festa di compleanno con quattrocento invitati (chissà quanti al matrimonio), come è venuto fuori dal chiacchiericcio che circonda la gentile signora del Gianpi, Nicla, si dice che c’era tutta la Bari che conta, ma chissà se conosce la tabellina pitagorica. Iniettando una letale dose di veleno in chi non c’era e forse non conta, perché allora si può sospettare che per contare non bisogna restare fuori da quei giri. Di valori e meriti spesso uguali a zero, ma dai quali devi passare per affermarti professionalmente anche se sei un premio Nobel.
 IL MOTORE SEMPRE ACCESO Questa la vera retrocessione della città, più che quella del Bari dei Matarrese. La capacità che deve passare dalle forche caudine di quella bella razza di conoscenze. E’ probabile, parliamoci chiaro, che avvenga ovunque, anzi più che probabile. Una ricchezza sfacciata e vistosa frutto della contiguità con la politica, quella politica non al servizio agli elettori ma del potere e dell’arricchimento personale. Se vediamo gli scandali maggiori della città, c’è sempre spazzatura della politica di mezzo. Essendosi ricordata giustamente la matrice di una certa era d’oro socialista a Bari, al cui confronto i Tarantini e compagni sono delle mammolette.     
 Quindi è una Bari che non solo esiste, ma è anche fortemente contagiosa, come lo sono le vite facili di chi decide che per riuscire basta darsi. Una minoranza rumorosa davanti alla maggioranza silenziosa. Neanche questa una novità. Ma che parte da un Dna sempre presente in una città votata più a fare soldi che a leggere un libro. Epperò un tempo si facevano soldi per costruire e avere i figli istruiti, ora li si fanno per avere figli con la testa vuota e le tasche piene. Ma per fortuna qui c’è un ronzio che non cessa mai. E’ il motore sempre acceso di tutti gli altri. Quelli che invece di vergognarsi degli eroi delle intercettazioni, e tantomeno invidiarli, dovrebbero seppellirli con una risata. E isolarli come peste.