Ma anche Zalone si sbagliava sul Sud

Venerdi 4 ottobre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Ma sul Sud anche Checco Zalone ha commesso un errore. <Quo vai> dicendo che i meridionali vogliono tutti il posto fisso? Sbagliato: lo vogliono più al Nord. Così come la sanità sprecona al Sud (con la siringa che costerebbe di più): sbagliato anche questo. Così come è non è vero che lo Stato toglie al Nord per dare al Sud. Così come non spendono di più al Sud le aziende  pubbliche. Così come le aziende municipalizzate che sarebbero una voragine solo al Sud. Così come gli asili nido, e le scuole, e le università, e i trasporti. Tutti studiati pregiudizi per togliere sempre più al Sud. E che quella benedizione dei Conti pubblici territoriali e dell’Istat spazzano via facendo crescere il naso di Pinocchio ai detrattori del Sud.

 L’avesse saputo, Checco non avrebbe detto che come lavoro da grande voleva fare il posto fisso. Prima verità: i dipendenti pubblici in Italia sono un milione 471 mila 533 al Nord, 774 mila 207 al Centro, 786 mila 300 al Sud, 440 mila 784 nelle Isole. Ma non basta. Negli ultimi quattro anni rilevati dai dati, gli statali sono aumentati di 26 mila al Centro Nord e diminuiti di 14 mila al Sud. Né la situazione cambia in percentuale rispetto alla popolazione. Il travet parla quindi più milanese e veneto che pugliese o campano.

 Così la spesa per il funzionamento burocratico delle Regioni: ovunque superiore al Nord (Veneto 482 milioni, Puglia 256 con la stessa popolazione). E così i finanziamenti statali per il personale della sanità, insomma la salute dei cittadini. Nel 2018 al Nord 28,6 miliardi, al Centro 6,8 miliardi, al Sud 7 miliardi (non dimenticando mai che la popolazione del Sud è il 34 per cento del totale). Ovvio che se hai più medici e infermieri, offri un servizio migliore. Con vincoli di spesa al Nord sforati nel 2018 del 23 per cento (rispetto al limite di legge dell’1,4 per cento) e al Sud dell’8,5 per cento. Peggio se si vanno a vedere anche gli investimenti in infrastrutture nel settore per il 2019: Nord 1,8 miliardi, Centro 816 milioni, Sud 928 milioni, Isole 446 milioni.

 Paese spaccato in due. Ecco perché aumenta il numero dei meridionali che vanno a curarsi al Nord, aggravando ancòra più il divario. Più ci vanno, più ci andranno altri. In Veneto 13.441 dipendenti in più della Puglia. La Puglia e l’Emilia hanno gli stessi abitanti, ma ogni anno all’Emilia vanno 800 milioni in più. Perché loro avrebbero più anziani, quindi più bisognosi di cure. Ma sono anziani ricchi, meglio curati degli anziani poveri del Sud. Che sempre più spesso non si curano più. Così il Nord incassa e al Sud si vive meno.

 Ma non meglio se la passano i bambini. L’Europa chiede asili nido pubblici per almeno il 33 per cento dei piccoli fino a tre anni. Fatto sta che al Centro Nord la spesa statale copre il 25 per cento, al Sud e nelle Isole il 6 per cento. Ci vuole fortuna anche a nascere nel posto giusto. Meno asili nido pubblici vuol dire per i bimbi meridionali più tardivo accesso alla formazione, cominciare a scrivere e fare di conto. Aggiungici un tempo pieno non meno sperequato a scuola. Se alla fine gli studenti meridionali hanno appreso di meno, non sono asini di nascita ma si sa con chi devono prendersela. Infanzia tradita. Col 50 per cento a rischio dispersione scolastica (oltre che povertà). Al Sud un insegnante ogni dieci studenti, al Sud classi pollaio. Poi alla maturità i predestinati in negativo prendono voti più alti di quelli del Centro Nord e si grida alla truffa. Ma quale la truffa vera?

 Le aziende municipalizzate, dai bus, all’igiene urbana, al gas. Più dipendenti e più spesa fuori controllo al Centro Nord. E i quattro quinti delle perdite prodotti da società controllate da enti locali del Nord. Dice: ma lo sappiamo tutti che i servizi al Nord funzionano di più. Sfido, con quei finanziamenti. E non ovunque è voragine. Ma quei soldi spesi male sono una tassa occulta per il resto del Paese, Sud in testa (e quindi non sempre solo colpevole dei suoi problemi come si vorrebbe far credere).

 Lo sapevamo che la Rai è l’azienda di interesse pubblico nazionale che investe meno al Sud? Tre centri di produzione al Centro Nord, uno solo al Sud (Napoli). Ma se vedi le altre aziende, dalla Finmeccanica, all’Enel, soprattutto alle Ferrovie, tutte hanno percentuali di spesa inferiore al 34 per cento del numero di meridionali. Il bello è che tutto questo si è emerso quando, nel pretendere l’autonomia e sempre più soldi, tre Regioni del Nord hanno tanto esagerato da far scoprire gli altarini di una spesa dello Stato per ogni settentrionale superiore a quella per ogni meridionale. Un sistema finalizzato ad avere due Italie.

 Non è male ripeterlo: sono cifre ufficiali. Sono quelle dalle quali le buone intenzioni del governo verso il Sud devono partire. Col vantaggio che sono troppo note perché l’interessatissimo pregiudizio nazionale possa continuare a dire bugie.