Scusi, lei conosce più di 300 parole?

Sabato 12 ottobre 2019 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Lasciamo stare chi ritiene che D’Annunzio non fosse un esteta ma un estetista. E facciamo finta di niente di fronte a chi accende l’aria congestionata invece di quella condizionata. Facciamoci scivolare addosso chi beve acqua portabile invece che potabile. Così come lasciamo perdere chi è convinto che la lussuria sia un lusso. Meno che mai diamo importanza a chi si mette la protezione perché dal sole non arrivano raggi ultravioletti ma ultraviolenti. E ti vuoi far venire mal di fegato con chi è convinto che Leopardi abbia scritto <Il lunedì del villaggio>? O con chi spergiura che Mussolini fu liberato sul Gran Sasso dai partigiani? Roba da film dell’orrore, se non fossero esempi di ordinari strafalcioni da esami di maturità. O, tanto per non farci mancare niente, da concorsi per futuri docenti. Ma l’italiano, l’italiano no.

 POVERO ITALIANO La nostra lingua contiene sui 125 mila vocaboli. Non li conosceresti tutti neanche se avessi la memoria di un Apple. Del resto, lo stesso Manzoni ne utilizzò 8949 per scrivere <I promessi sposi>. I guai cominciano quando passi al cittadino medio, che senza essere un’aquila né una ciofeca ne dovrebbe conoscere sui 5 mila. Il fatto è che, secondo le statistiche, più di un terzo degli abitanti del Belpaese riesce a sopravvivere conoscendone non più di 700. Anzi, in tempi di crisi economica quel terzo risparmia usandone non più di 300, col che riuscendo a farcela ogni giorno. E a seguire anche la tv, che non è che si sprechi più di tanto (tranne i sofisticati commenti di Daniele Adani alle partite di calcio, che a malapena capisce solo lui).

 Né il film dell’orrore è ancòra finito. Contando, sempre l’Italia, su un patrimonio di un 40 per cento di suoi figli capaci magari di leggere uno scritto ma fieramente incapaci di capirlo, fosse anche un cartello stradale o la Asl che comunica il nuovo orario per le analisi. Undici milioni sono. Definiti analfabeti di ritorno, se hanno fatto almeno la terza media ma dimenticato tutto. O analfabeti funzionali, se a furia (proprio furia) di non praticare scambiano una <a> per una <zeta>. Aggiungici la più bassa percentuale di lettura in Europa (il 60 per cento non apre un libro in un anno). Mescola col più basso numero di laureati e diplomati nella medesima Europa. Una spruzzata di congiuntivo trattato come un pregiudizio borghese. E vedi tu se non siamo i più ignoranti di tutti. Modestamente a parte, ovvio.

 Talché l’autore di queste note non sa neanche se saranno lette dalle classiche 25 persone. Pur avendo, detto sotto giuramento, fatto di tutto perché non fossero indigeste come un ragù per colazione. Ecco perché è da accogliere con tenerezza pari alla umana pietà l’iniziativa di un vocabolario storico come Zanichelli, di fare cosa? Di girare per le piazze dello Stivale (a Bari dal 20 al 26 ottobre) con una <missione impossibile> alla Tom Cruise: cercare di salvare non il salvabile, ma addirittura le 3.126 parole di italiano a rischio estinzione come i dinosauri. Ma come, stiamo sulle 300 quotidiane abitualmente usate, e voi ne volete salvare dieci volte tante, e addirittura quelle più improbabili di un sorriso di Antonio Conte? Un monumento al milite ignoto della cultura, meriterebbero alla Zanichelli. Di quelli che non sapendo che la cosa era impossibile, la fecero.

 PROGRAMMA DISPERATO Si consiglia attenzione ai più impressionabili se dovessero trovarsi coinvolti in un ingorgo di <ondivago> e <recalcitrare>, di <avvezzo> e di <foriero>, di <orpello> e di <desueto>, di <vivido> e di <villoso>. E sono possibili effetti collaterali anche dannosi se si dovesse essere colpiti da un <insigne> o da un <solerte>, da un <impavido> o da un <laconico>, da un <dondolone> o da un <sapido>. Come si declina ogni responsabilità nel caso di incontro tanto poco casuale quanto poco usuale con un <blasone> o un <indelebile>, con un <sagace> o un <perspicace>: al primo sintomo di asfissia si chiami immediatamente il 118.

 Siccome non c’è mai limite al peggio (detto nel senso di <ardito>), i kamikaze della Zanichelli invitano ciascun volontario a scegliere una di quelle parole simili ad armi improprie e parcheggiate nelle zone a lessico illimitato. Ad adottarla come un bambino di Chernobyl. E a usarla nel modo più appropriato, magari annunciandosi adeguatamente per evitare scene di panico. I più giovani, se non ritengono che la cosa possa <stridere> con la loro autostima, e che non rischino per questo di essere vittime di bullismo, potrebbero rilanciarne qualcuna su Facebook o Instagram. Il tutto perché l’impoverimento dei termini a disposizione (ammessa e assolutamente non concessa la comprensione) comporta <un impoverimento del pensiero, del ragionamento e della capacità di comunicare>. Troppo vasto programma, anzi <titanico>, anzi <utopico>, ma di sicuro <radioso>, se l’intento è civilizzare questa nostra povera patria.