Anziani, il troppo che non storpia mai

Sabato 26 ottobre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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E ovviamente, tutti a dire che è rimbambito lui, il Beppe Grillo il quale sostiene che bisogna togliere il voto agli anziani. Perché secondo lui non può essere un anziano che chissà quanto camperà a decidere per un 16enne che ha tutta la vita davanti. Non può chi si occupa solo della dentiera stare a dire la sua su un futuro in cui ci saranno i robot che non avranno bisogno della dentiera. Non può avere stesso diritto nelle urne elettorali chi è più adatto a quelle cinerarie. Non puoi stare a pensare solo alla badante e contare quanto una Greta che pensa a salvare la Terra. E dalli al Grillo, che essendo un comico sarebbe ridicolo. Appoggiato dallo scrittore Erri De Luca, altro abbonato alla battuta, al quale dà fastidio che il voto di un 69enne come lui che può andarsene fra cinque minuti valga quando quello di un ragazzino come se il mondo fosse sempre suo e non del ragazzino.  Eppure, vogliamo dirla la verità? Questo Grillo ha proprio (s)ragione. Perché con questi anziani non se ne può più.

 IL GRILLO FURIOSO Tanto per cominciare, in Italia sono 13 milioni e mezzo, quasi uno su quattro. E se continua così, nel 2050 saranno uno su tre. Un abuso. Non è colpa loro ma di chi non fa figli, però ne approfittano a esistere perché sono in tanti. Dovrebbero togliere il disturbo e invece negli ultimi dieci anni i nostri centenari sono passati da 11 mila a 14 mila. E quelli con più di 105 anni addirittura raddoppiati. Guadagnano un trimestre di vita media per ogni anno che passa. E negli ultimi sessant’anni sia le donne che gli uomini ne hanno guadagnato venti anni, di vita. E poi, questo fatto che siano diventati il bastone della giovinezza dei nipoti i quali dovevano essere il bastone della loro vecchiaia, lo vogliamo mettere fra i capi di accusa a loro carico? Sono diventati i sostituti dello Stato, vedi un poco tu. E vogliamo dirlo a loro colpa che da pensionati sono fra i pochi che pagano le tasse, anzi le pagano anche per quelli che non le pagano nel Paese in cui evadere è una virtù?

 Dobbiamo rimproverarli perché a causa loro l’Italia è, insieme alla Francia, il Paese più longevo d’Europa, anzi il secondo al mondo dopo il Giappone. E anzi, da quando abbiamo imparato a lavarci le mani col sapone, da quando abbiamo farmaci più efficaci, da quando il lavoro non è più da miniera, da quando non ci alimentiamo come capita, da quando è cambiato lo stile di vita, loro, questi anziani stanno sempre meglio. E addirittura stanno tanto rallentando l’invecchiamento che si parla addirittura di semi-immortalità, ma possiamo continuare così?

 Invecchiamento attivo, lo chiamano, roba da fargli dare le testate contro il muro, al Grillo. Come le tre nonne che ad Asti prendono la licenza elementare a 90 anni e dicono di voler continuare. O come il Peppe che a Sant’Ippolito nelle Marche vince la gara di salto in lungo senior a 103 anni e vuole già battere il suo record personale. O come la supercentenaria in provincia di Cuneo che vanta di essere arrivata a 111 anni senza una medicina, noi che al primo dolore ci riempiamo di pillole come lavandini. O come Chiaramaria di Milano cui a 98 anni hanno rinnovato la patente fino al 2020 (per ora) e mai un incidente, un problema solo il parcheggio. O come l’86enne che ha un colpo di fulmine per una coetanea sul bus (<alta, magra, vestito bianco con fiori blu>) e mobilita tutto Facebook per trovarla. O come Marco e Marisa di Milano, primo incontro nel 1941, sposi quasi centenari i quali dicono che ogni giorno è una conquista. O come il campione di ciclismo Francesco Moser che a 69 anni pedala per 6 mila chilometri all’anno ma non resiste ai dolci, poverino.

 ASCOLTA CICERONE E tutta questa bontà. Come la nonna di Iglesias che, investita da un Suv, protegge la nipote col proprio corpo e dice ai soccorritori di pensare alla bambina. O come l’80enne toscano che si fa 60 chilometri al giorno per portare a scuola un bambino cieco che non è nemmeno suo parente. E altre nonne che ad Asti prendono la licenza elementare a 90 anni e stanno già a pensare alla scuola media perché vogliono dare il loro apporto alla comunità. O come i nonni che davanti alle scuole proteggono i nostri piccoli dalle caramelle di uno sconosciuto. O come quelli che non mandano whatsapp ma si ostinano ogni giorno a telefonare a figli e nipoti, avete bisogno di qualche cosa?

 E questa saggezza, si mise Cicerone già duemila anni fa a lodarseli, i vecchi. E ora dicono addirittura che dovrebbero portarli nelle scuole, non solo davanti, a raccontare la storia e le storie, mica può bastare Instagram. Perché l’esperienza non sarebbe una rottura, ma un patrimonio. Sono un bancomat sociale e il potere della dedizione, figuriamoci. Sono il peggio del peggio: il potere senza il potere. Per questo Grillo vuole spazzarli via. A dimostrazione di come, a urlare sempre, si possa finire per invecchiare male anche a 71 anni.