Ma io lo difendo il povero cellulare

Sabato 9 novembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Però, scusate, ma adesso è proprio una persecuzione, sempre contro il povero cellulare con accuse di ogni genere. Ne siamo diventati prigionieri. Ci toglie tutto il tempo. Sembra il massimo della comunicazione e invece è il massimo della solitudine. E’ il più grande rimbambimento di massa. Addirittura sarebbe il più grande onanismo di massa, insomma masturbazione. Ci farà diventare tutti gobbi con la testa sempre lì sopra. Se ne rimanessimo un minuto senza, saremmo zombi in crisi di astinenza pronti a strangolare la nonna. Ci costringe a guardarlo in media 12 volte all’ora, facendoci perdere ogni giorno 3 ore e 16 minuti della nostra vita, che moltiplicate per sette giorni è come se avessimo bisogno di un ottavo giorno. Ne abbiamo tanti in Italia che secondo il vignettista Altan <ogni cellulare possiede un italiano>. E’ diventato un quinto arto senza il quale saremmo da eutanasia. Neanche un Trump alla porta ci distruggerebbe come quando non c’è campo.

 IL RIFIUTO DEL 12ENNE DI BARI Insomma tante più accuse, quanto più lo usiamo. Perciò non possiamo che sorridere alla notizia di quel 12enne di Bari il quale che fa? Consegna il suo smartphone al padre dicendo che si vuole disintossicare. Aggiunge che dopo quattro anni sente il bisogno di tornare libero manco stesse in un lager libico per immigrati. Argomenta che guardava il cellulare e vedeva sempre lo stesso orario come se il tempo non passasse mai e come se non sarebbe stata la stessa cosa se avesse guardato l’orologio. Rivela di essere arrivato al gesto estremo dopo aver provato a sganciarsene per almeno una settimana. Considera una beatitudine come quelle di santa Teresa non essere più nel gruppo WhatsApp con i compagni di scuola e anzi ora invece di mandargli un messaggio vanno alla casa a suonare il campanello. Ritiene una conquista come la Luna poter stare di più insieme ai genitori la sera, giocare a tennis e suonare la batteria. Confessa che il primo giorno non era sicuro di farcela ma già dal secondo si è accorto di essere un ragazzino nuovo come se lo avessero stampato in 3D. Proclama di aver scoperto <la poesia vera della vita>. E, udite udite, non si sente un eroe mentre si dovrebbe sentire solo un disertore.

 Perché, diciamoci la verità, qui siamo alla congiura peggio di Bruto contro Giulio Cesare. Perché ormai non se ne può più di intere scolaresche che provano a stare, appunto, senza cellulare per una settimana e di non finire alla neurodeliri anzi finendo sul giornale. Di farci addirittura un film come se fosse questa storia edificante da premio Oscar. E l’ultima indecenza che leggiamo è quella di una manager abruzzese di 37 anni la quale, che fa? Si condanna a cinque giorni senza telefonino e, orrore, all’esperimento si erano candidati in ventimila da tutto il mondo riuscendone selezionati in dieci più contenti che a X Factor. E che presto, sostiene, avrebbe avuto il piacere di conoscere persone diverse come se facendolo prima il cellulare si sarebbe ingelosito. Addirittura avrebbe potuto riflettere su se stessa e senza neanche un minimo impulso al suicidio o almeno all’auto-disistima. Voleva ripulirsi e ci è riuscita, la svergognata. Ha recuperato la <dimensione adolescenziale> come se quell’apparecchio fosse una senilità precoce. E infine annuncia urbi-et-orbi che la vita è in quello che ci circonda e non in quel display. E tutti noi, lo sapevamo? Wow.

 COLPE E ALIBI Il fatto è che la cercavamo la causa di tutti i nostri mali. Non riusciamo più a leggere un libro?, colpa del cellulare. Non riusciamo più a scambiarci una parola?, colpa del cellulare. Non riusciamo più a guardarci negli occhi?, colpa del cellulare. Non riusciamo più a concentrarci?, colpa del cellulare. Non riusciamo ad avere una capacità di attenzione superiore agli otto secondi (e uno in meno del pesciolino rosso)?, colpa del cellulare. Non riusciamo più a fare sesso, colpa del cellulare. Non riusciamo più a disconnetterci col mondo per un secondo?, colpa del cellulare. Abbiamo portato il cervello all’ammasso come altri due miliardi e mezzo nel pianeta?, colpa del cellulare. Non riusciamo più a digerire le seppie ripiene?, colpa del cellulare. Una studentessa francese di 12 anni si butta dalla finestra dell’albergo della gita scolastica a Venezia perché la professoressa glielo aveva tolto?, colpa del cellulare. Soffriamo tutti di nomofobia, il terrore che ci venga a mancare?, colpa del cellulare.

 Ci vorrebbe un Telefono Rosso di soccorso per il cellulare. Al quale si potrebbe rivolgere ogni volta che gli umani se la prendono con lui perché diventano umanoidi. Salvate il soldato cellulare. Se dovessimo scegliere fra Barabba e lui, manderemmo alla croce lui. Mentre lui è come Crudelia, non fa niente di male, è che lo hanno disegnato così. Soprattutto lo fanno passare per cattivo tutti quelli che, se sono schiavi, lo sono solo di se stessi.