La pioggia del Sud? Mica vale come al Nord

Venerdi 22 novembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ultimi affronti al solito Sud. L’acqua alta sommerge Venezia, si apre una gara di sottoscrizioni, ma nessuno che si occupi del fiume di pioggia che ha spazzato Matera e i Sassi, e di Porto Cesareo con le spiagge distrutte. Il rettore del Politecnico di Torino chiede soldi allo Stato dicendo che non si possono dare soltanto alle università del Sud (che in verità ne hanno molto meno). Tutti scandalizzati col ministro del Mezzogiorno il quale dice che Milano prende e non dà al resto del Paese, ma intanto Milano incassa 140 milioni all’anno per la cittadella della ricerca regalatele. E si deve fare una raccolta di firme (arrivate a 20 mila) perché sia Napoli la futura sede della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo che lascia Londra per la Brexit. Altro che Sud <piagnone>: piuttosto legittima difesa contro una guerra quotidiana.

 C’è un testo che circola in questi giorni sui social. <Ora che, governatore Zaia, si trova con le pacche nell’acqua (letteralmente) dovrei io meridionale essere solidale? Mi permetta di farle notare che Ella ha uno strano concetto di Autonomia Differenziata. Differenziata, appunto. Se fossi quantomeno dotato di una memoria recente dovrei ricordare che, appena pochi anni fa, quando il maltempo causò gli smottamenti in Campania con gravi danni per le aree archeologiche, Ella chiese perché versare i soldi dei veneti per “quei quattro sassi di Pompei”. Ora se io fossi come Lei, dovrei dire, perché intervenire per quelle quattro “palafitte” ammuffite di Venezia? Ma vede, quando si parla di élite culturali del Sud, si intende anche questo. Noi terroni aiuteremmo Venezia per quello che rappresenta e non per chi, come Lei, indegnamente la rappresenta>.

 Se piove al Nord, piovono soldi. Se piove al Sud, piove indifferenza. Chi ha girato in questi giorni per le tv avrà notato la sperequazione. Ora, Venezia non è dei veneziani né degli italiani, è dell’umanità. Ma il Mose non azionato contro l’acqua alta perché incompleto è costato finora sette miliardi, compreso il miliardo di tangenti che ha mandato in galera decine di persone. E non si può dare torto a chi dice che se lo scandalo Mose fosse stato al Sud, dalli coi meridionali tutti ladri e malfattori. Ricordando anche che per bonificare Taranto dall’Ilva i miliardi occorrenti sarebbero un paio, ma non si trovano mai.

 Dunque il sopra detto rettore del Politecnico di Torino dice basta con questi soldi agli atenei del Sud che penalizzano quelli del Nord. Il professor Saracco si riferiva all’impegno del ministro Fioravanti di rimodulare il fondo perequativo a favore del Sud. A favore per modo di dire, essendo noto che tutti gli attuali criteri di attribuzione dei fondi avvantaggiano le università che incassano più dai loro studenti. Cioè le università del Nord, premiando così i territori più ricchi invece di quelli più poveri. Perequazione alla rovescia. Talché ha dovuto prontamente rispondergli (prima che fosse fatta) Antonio Uricchio, ex rettore di Bari e ora unico meridionale all’Anvur (l’organismo che si occupa del problema). Sì, quei fondi devono tener conto del reddito (Pil) territoriale, ma in maniera inversa da come la intendono a Torino. Epperò, sempre la stessa musica.

 Così l’intemerata del ministro Provenzano su Milano che prende dal resto d’Italia e non restituisce nulla. Non toccare Milano in questo momento, e a ragione, visti i suoi successi simbolo di un’Italia da esportazione. Ma lo sviluppo non può essere a danno del resto del Paese. Milano attira studenti del Sud proprio a causa del meccanismo impari di finanziamento appena visto. E con gli studenti attira consumi e spese delle famiglie meridionali. Il federalismo dei Comuni continua a favorire quelli più ricchi, anche qui non il contrario. La sua alta velocità ferroviaria è stata fatta anche con le tasse dei meridionali, che non ce l’hanno. Milano tenta di sottrarre a Torino il Salone del libro. E pur non avendo montagne, si infila nelle Olimpiadi invernali che bastavano e avanzavano per Cortina.

 Insomma vai a farti i conti e vedi come non dia alcuna spinta al resto del Paese, pur essendo diventata Milano anche perché sta, nonostante tutto, in Italia. Perché l’alternativa è essere un’appendice della Baviera. Ora a Milano è stato dato anche l’Human Technopole a spese di tutti gli italiani e con la già detta rendita annua (perpetua) di 140 milioni. Perché non in un’altra città? E perché si deve muovere la prestigiosa docente (e senatrice a vita) Elena Cattaneo, milanese anch’essa, a dire che quello straordinario centro internazionale di ricerca medica (e non solo) non può essere un loro privato monopolio?

 Non puoi stare in trincea ogni giorno. Ma ogni danno fatto al Sud, è un vantaggio solo temporaneo per gli altri. Anzi devi chiedere perché questi vantaggi non facciano crescere l’Italia più di tanto. Magari perché più fai danni al Sud, più affossi l’Italia.