Assessore fa rima con gentilezza

Sabato 23 novembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Scusi, signor lettore, se ogni settimana la importuniamo con questa rubrica. Non è una presa in giro, le assicuriamo, ma ci pare una gentilezza necessaria per iniziare a parlare appunto di gentilezza. Visto che proprio la gentilezza ora irrompe, udite udite, in politica, ciò che già sembra più incredibile di un barese che non ami il polpo. Diffondendosi anche in Puglia questi assessorati non ai lavori pubblici o ai servizi sociali o alle multe, ma proprio alla gentilezza. E non (solo) per finire sui giornali o guadagnarsi un servizio televisivo. Ma per evitare che i barbari conquistino paesi e città, manco fosse la calata degli Unni. Del resto, basta andare un po’ in giro per capire come il più gentile che puoi incontrare è uno che ti urta con la stessa delicatezza di un camion e ti dice anche, che stai dormendo?

 L’ESEMPIO DI TRANI L’ultimo assessore al ramo lo hanno nominato a Trani, dopo San Severo, Apricena e Peschici. Anzi assessora, ritenendosi il compito sempre più adatto a una donna. E il cui nome è in questo caso Cherubina, mica Geltrude che già suona male. Dice dunque la nostra Cherubina che la richiesta è partita dai bambini di una scuola elementare. Del tutto spontanea, si ritiene, perché come si sa da sempre i bambini chiedono assessorati. E aggiunge Cherubina che la prima botta di gentilezza con cui colpire la cittadinanza è la lotta agli atti vandalici. Cioè quelli per cui non puoi inaugurare un giardino coi giochi, ché il giorno dopo te lo hanno fatto a pezzi. Né l’assessora deve fare i numeri per convincerci su quanto sia necessario, girando ogni giorno tutti noi fra le rovine di chi non ha altro modo per combattere la noia. Sfascio, dunque sono.

 C’è sempre chi anche su questo ha da ridire, sarebbero furbate a caccia di voti e di consenso. O chi, più pensoso, afferma che né uno Stato né un Comune si possono mettere a dare lezioni di buona educazione. Cioè non spetta allo Stato né fare il genitore né la maestra. Al massimo punisca chi tratta le cose di tutti come cosa sua, essendo in Italia la sanzione più rara dell’acqua bassa a Venezia. Ciò che accresce la solidarietà per la nostra Cherubina. La quale al massimo può mettere manifesti per dire che una parola gentile è come un giorno di primavera, vecchia ma sempre opportuna citazione, specie col surriscaldamento globale che ha eliminato le mezze stagioni. O può creare, chessò, corsi di buone maniere, sempre meno graditi di un corso di burraco. O istituire il premio annuale per il cittadino che cede il posto ad un anziano sul bus. O mostrare il cartellino rosso (anzi il mandato di cattura) a chi non si ferma davanti alle strisce pedonali.

 Insomma, se non si è capito, siamo tutti con l’assessora. E buon lavoro a lei, essendo tempi in cui invitare alla gentilezza può essere una provocazione sapendo che per un parcheggio conteso si può tirare fuori il coltello. Tempi  in cui si può anche amare l’umanità con tanto di bandiera arcobaleno, ma non sopportare il primo che incontri. Tempi in cui parlare, appunto, di gentilezza di modi, di aspetto, di animo è più rischioso di una pioggia di novembre. Tempi in cui segui in tv un dibattito politico e ti chiedi se non sei finito in una cantina. E tempi in cui addirittura un papa non ti dice di andare a messa ma perlomeno di dire grazie, prego, per favore. E in cui il galateo di monsignor Della Casa è più sconosciuto di un congiuntivo. Con spreco tale di bulli e di baby gang da chiederti se uscire la sera significhi finire al pronto soccorso. E se andare su Facebook non sia il sistema rapido per sbattere nel belluino turpiloquio dello scemo del villaggio del quale parlava Umberto Eco.

 QUEI PICCOLI GESTI Magari, invece di lasciare la rogna all’assessora, potrebbe provvedere da sé qualche residuo cittadino dai buoni sentimenti non ancòra deragliati nel cinismo. Ricordando che ogni persona che si incontra sta conducendo come te la sua quotidiana battaglia della vita. E non è detto che si sia marziani se un complimento che non costa nulla può far star bene qualcuno. Se si chiede scusa se necessario. Se si ascolta senza interrompere. Se invece di rincretinire con WhatsApp chiami a sorpresa qualcuno che non se lo aspetta. Se ti offri di aiutare la signora schiantata dai sacchetti della spesa. O lasci vicino alla cassetta della posta (questo è davvero troppo) un biglietto di ringraziamento per il postino o uno al netturbino che ti viene a ritirare la spazzatura. Fosse anche, come diceva Winston Churchill, accorgendosi di essere troppo gentili per il proprio carattere.

 Nessuno chiede a nessuno il colmo della gentilezza: svegliarsi a mezzanotte per dare il benvenuto al nuovo giorno. Ma se ci capita uno gentile, non consideriamolo un residuato bellico pericoloso per sé e per gli altri. Consideriamolo felicità. Magari svanirà come neve al sole. E però la felicità è così, un soffio e passa via.