Il Sud della Resistenza

martedi 30 dicembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno>

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E se il Sud non avesse Tenacia, che ne sarebbe? Proviamo a vedere il Sud dimenticando il divario col Nord. Allora scopriremo un Sud con tanti segni <più> invece dei soliti tanti segni <meno>. Un Sud senza il quale l’Italia non potrebbe andare avanti. Un Sud con inaspettati primati produttivi nazionali. Un Sud con aziende più robuste di quelle di interi Stati europei. Un Sud che grazie a Bari e alla sua provincia va su Marte a caccia dei marziani e mette in volo l’aereo superleggero più veloce del mondo. E Sud in cui nascono i locomotori per l’alta velocità ferroviaria (pur essendo stato escluso dall’alta velocità). Un Sud con più operai del Nord, quegli operai che vinceranno a Taranto. E con la terza città d’Italia. Un Sud che esporta nel 91 per cento dei Paesi della Terra.

 Tenacia. E figuriamoci se il Sud non fosse il grande dimenticato d’Italia. Figuriamoci se ogni cittadino meridionale non valesse meno per lo Stato, visto che la spesa pubblica per lui è inferiore di 4 mila euro l’anno rispetto al Centro Nord. Figuriamoci se questa spesa pubblica al Sud fosse del 34 per cento, quanto ne è la popolazione, invece di essere del 28 per cento con scippo di 61 miliardi l’anno. Figuriamoci se al Sud i fondi europei non sostituissero quelli nazionali invece di aggiungersi come dovrebbero. Figuriamoci se al Sud lo Stato non finanziasse meno la sanità, le università, gli asili nido, i servizi pubblici essenziali. Figuriamoci se al Sud gli stipendi non fossero inferiori del 30 per cento rispetto al Centro Nord. Figuriamoci se il Sud non avesse il 40 per cento in meno di infrastrutture.

Ma allora, come fa questo a vivere più che a sopravvivere questo Sud più imprevisto di una nevicata a ferragosto? C’è un giovane che se la ride mostrando, sotto il suo abito gessato, non camicia e cravatta, ma una maglietta. Una di quelle magliette piene di frasi che sembrano manifesti. C’è scritto: <O colerosi, o terremotati, con il sapone non vi siete mai lavati>. E l’ashtag #proudlyNapulitano, orgogliosamente Napulitano. Sotto, un’altra scritta: <A mamma d’ ‘e sciém’ è sempre prèna. The mother of idiots is always pregnant>. E il marchio di una nota casa di moda maschile napoletana. Più il simbolo aziendale di un corallo. E i luoghi principali dove quei capi sono in vendita: Baku, Beijing, Capri, Ekaterinburg, Hong Kong, Kiev, Los Angeles, Milan, Moscow, New York, Rome, Saint Petersburg, San Francisco, Tokyo, Ulaanbaatar.

 La canzoncina sui colerosi e terremotati è stata lanciata da Salvini prima che annunciasse di non essere più un leghista del Nord antimeridionale ma un leader nazionale che prende voti anche al Sud (che glieli dà). Poi l’ha rinnegata. Così rinnegata che è ancòra ripresa negli stadi di calcio razzisti non solo quando gioca il Napoli, ma sempre e ovunque, tanto perché i napoletani (e i meridionali) stiano comunque sotto schiaffo. 

Se è vero, con <herr> Albert Einstein, che è più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio, mai nessuno accetterà il racconto di un Sud diverso da quello che circola tristemente come una Verità di fede. Sarebbe sacrilego. Ma comprensibile, viste tutte le sette piaghe del Sud. Anche perché sarebbe contro gli interessi di chi, sullo stereotipo di un Sud buono a nulla e incapace di tutto (alla Flaiano), ha costruito il dogma della sua superiorità. Anzi ha costruito l’ingegnoso meccanismo col quale il Sud è stato fatto diventare Sud.

 Dovrebbero farsi un viaggio di contrizione e di istruzione <’ddo>, qui, a Bari, in Puglia, al Sud per imparare come si fa ad ottenere il Più dal Meno. Prima delle ultime elezioni regionali in Molise, è apparsa su un muro la scritta <Il Molise non esiste>. Una mano misteriosa ha corretto: <Il Molise resiste>. <Ti sei mai chiesto – dice Massimo Gramellini in “Avrò cura di te” – perché le corde suonano, Giò? Fanno resistenza alla pressione. E’ da quella resistenza che nasce la musica. Come nella vita: è dalla capacità di resistere alle pressioni che nascerà la tua musica migliore>. 

 Eccolo, il Sud della Resistenza. Il Sud della Re-esistenza. Il Sud della Resilienza, parola di moda. Il Sud della Tenacia. E’ il Sud che risponde con ironia a chi lo insulta. Ironia suprema forma di cultura. Il Sud di Eduardo De Filippo in <L’oro di Napoli>, quello che con un <pernacchio> schianta la prepotenza di tal duca Alfonso Maria di Santagata dei Fornari.

 Vengano a capire come fa il Sud di Pulcinella. Dipinto come il degno, anzi indegno rappresentante del Sud imbroglione e miserabile, come se Arlecchino il bergamasco, o Gianduia il torinese, o Brighella, Pantalone, Rugantino non fossero quei servi che sono. Pulcinella però che più meridionale non si può per prontezza di spirito, duttilità, diciamo arte di arrangiarsi pur di garantirsi il piatto di <maccarune>. Ma un morto di fame mai depresso, mai sconfitto, mai intristito, mai gaglioffo, più bravo a sopportare il male che a farlo.

 Il Sud è l’ulivo contorto capace di vivere con un pugno di terra e un goccio d’acqua. Ecco, se volevamo conoscere la Tenacia del Sud, è anche tutto questo.