Ma con questi robot non voglio parlarci

Sabato 7 dicembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Eppure i robot sono già fra noi, e non è che l’aria sia così amichevole. Riceviamo una mail la quale avverte che è stata inviata automaticamente e non possiamo rispondere. A mandarcela è stato un robot razzista come quelli che fanno <buu> a Balotelli. Come, devi decidere tu che non posso rispondere? Iniziamo una ricerca su Internet, abbiamo una fretta della malora e del resto se avessimo avuto tempo saremmo andati sull’enciclopedia comprata a rate ed allineata come un reperto archeologico in libreria. Vogliamo sapere dov’è il viadotto che potrebbe crollare così cambiamo strada. Ma abbiamo appena cominciato a leggere, che si infila un <cookie> impedendoci di andare avanti. Per liberarcene dobbiamo cliccare su <accetto>, prendere o lasciare visto che non c’è <non accetto>. Cerchiamo di togliercelo di torno perché ci hanno raccomandato di non accettare niente su Internet che è peggio del lupo per Cappuccetto Rosso. Ma quello non se ne va neanche a pedate. O accetti, o ti becchi il viadotto che può crollare. Una violenza privata.

 A MORTE I <COOKIE> Cerchi di capire cosa è questo <cookie> più molesto di Barbara D’Urso. La spiegazione è chiara come il dialetto cinese di Canton: <E’ una sorta di gettone identificativo, usato dai server web per poter riconoscere i browser durante comunicazioni con il protocollo HTTP usato per la navigazione>. Roba da ricovero immediato in codice rosso. In pratica è un robot-spia che accerta se è la prima volta che accedi su quella pagina o se ci sei tornato. E in base a ciò che vuoi sapere, appunto il viadotto, cominciano a farti proposte a raffica, compra quel Suv così sul viadotto viaggi meglio. O lungo la strada puoi trovare la migliore mozzarella di bufala del mondo. Oppure potrebbe interessarti anche, mettiamo quanti viadotti sono crollati quell’anno, con irripetibile risposta da parte tua. Alla fine hanno raccolto su di te tante di quelle informazioni da andare a vendersele all’ingrosso, mettiamo a quelli che fanno valigie visto che sei uno che viaggia sui viadotti che possono crollare. O le vendono a chi ti vuole fare una assicurazione sulla vita.

 E della pubblicità, ne vogliamo parlare? Clicchi per leggere qual è la quotidiana idea intelligente di Calenda, e se ti accontenti in alternativa c’è l’ultima dichiarazione di Orfini, ma all’improvviso sei asfaltato di proposte di biscottini, creme da barba, auto ibride, acque minerali, integratori proteici, tre giorni al castello di Dracula. Sono altri robot  che ti sparano annunci più inesorabili dell’ultima riforma dell’esame di maturità e più irritanti degli applausi nel <Martedì> di Floris. Ti dicono clicca qui se vuoi saltare l’annuncio, ma quando sei riuscito a saltarlo, l’annuncio te lo sei beccato tutto e ti sono saltati solo gli altissimi.

 Ormai se ti serve sapere quando ti scade l’abbonamento alla tv o il nuovo orario dei treni o che film danno al Multicinema, devi fare il numero verde. Ti auguri che dall’altra parte ti risponda una voce umana, ti ritrovi il ghigno metallico di un robot (o di una robotta) che ti tratta come una tabellina pitagorica. Prema 1,2,3, risponda questo, ripeta quell’altro, riprema 3, digiti 4, collegamento fallito, scriva l’account, password errata. Con un cristiano puoi sempre dire, <scusi?>, puoi chiedere se l’abbonamento alla tv lo puoi anche fare di sei mesi, puoi cercare di sapere se quel treno c’è anche di domenica, o se il film arriverà fino a sabato. Il cristiano è flessibile e duttile tanto quanto il robot è rigido e intrattabile: se non capisci al primo colpo, prema, riprema, digiti di nuovo, tempo scaduto. Più che un numero verde, è una istigazione al raptus.

 SUDARIO DI TERRORE Nessuno di noi è prevenuto contro i caselli delle autostrade, magari dobbiamo avere le monetine pronte altrimenti si fa una coda di un chilometro. Ma non ci sarebbero motivi di odio se quella voce non fosse più tagliente di una lamina dell’Ilva, inserisca il biglietto, inserisca la tessera, arrivederci con lo stesso calore di un findus. E così ogni cassa automatica il cui robot sembra nascosto lì dietro ad aspettare che sbagliamo il lettore ottico, o a rimandarci indietro l’euro che chissà perché non gli piace ma abbiamo solo banconote da 50 che lui non accetta dovesse essere un tentativo di corruzione.

 E così se dobbiamo prenotare un aereo. O fare un bonifico bancario. O attivare una carta di credito. O prendere la benzina dalla pompa del self. O chiamare un taxi in ore notturne. O far aprire un tornello. Un sudario di terrore ci prende di fronte a questa violenza da progresso, a questa dittatura da innovazione tecnologica, a questa meccanizzazione di ogni rapporto. Abbiamo inventato i robot per darci una mano, abbiamo confidato nella vita automatica, volevamo ritagliarci spazi di tempo per noi. Ci ritroviamo schiavi di chi ci doveva liberare dalla schiavitù. Di uno con la faccia da robot.