Qualità della vita chiedano scusa al Sud

Venerdì 20 dicembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Riecco questa Qualità della vita. Ogni fine anno il giornale <IlSole24Ore> ne parla e sul Sud scende un velo di sconforto. Su 107 province italiane, la prima meridionale è al 67mo posto. E ancòra una volta il Sud fa l’errore di vergognarsene. E invece dovrebbe indignarsi con chi non gli chiede scusa per quella classifica. Perché non è possibile che prima lo Stato lo riduca in quelle condizioni, e poi ci si accorga che il Sud è sempre ultimo. Perché la qualità della vita è direttamente collegata proprio a quel livello di servizi pubblici per il quale si chiede il calcolo dei Lep (quanto dovrebbe essere il minimo sotto il quale la Costituzione non consente che si vada). E Lep sui quali si tergiversa benché al Sud siano tutti al di sotto di quel minimo. Fino alla prossima classifica e al conseguente inganno.

 La 67ma è Bari, che precede le altre grandi città meridionali come Napoli, Palermo, Catania. E così comincia la guerra fra poveri. Bari in verità in risalita (più dieci posizioni) come tutte le città pugliesi, compresa la martoriata Taranto (più 13), e Foggia (più uno) benché sia la terzultima italiana. In risalita anche Potenza (più 8), alla pari Matera, benché capitale europea della cultura. Spumante e cotillons, stiamo migliorando, evviva. Laddove bisognerebbe dire che ci sono miglioramenti nonostante tutto. Nonostante ciò che la richiesta di autonomia rafforzata da parte di tre regioni del Nord ha, loro malgrado, rivelato. Eterogenesi dei fini, si dice. E cioè che volevano (vogliono) ancòra di più magari togliendolo al Sud, quando a dover avere molto di più di loro è proprio il Sud.

 E’ stata la Svimez, proprio con la recente audizione alla Commissione Finanze della Camera, a precisare ulteriormente le cifre delle due Italie. Lo Stato e il settore pubblico allargato (dalle Ferrovie all’Enel, dall’Eni alla Rai, dall’Inps all’Anas) spendono annualmente per ogni cittadino meridionale 3.671 euro in meno rispetto a un cittadino centro-settentrionale. Questo avviene da almeno dieci anni, da quel 2009 dal quale il federalismo fiscale doveva fare un passo in avanti. Colmando la differenza derivante dal fatto che si continuava a spendere secondo la spesa storica: di più a chi si è sempre dato di più dal 2001 (il Centro Nord), di meno a chi si è sempre dato di meno.

 Una precisazione per rassicurare quei meridionali sempre pronti a fare atto di dolore sulle colpe del Sud tra libri e giornali. Non si parla di graziosa spesa pubblica per sprecare, ma è la spesa per i servizi. A cominciare da sanità, scuola, trasporto, assistenza sociale. Proprio quelli che più incidono su cosa? Ma sulla qualità della vita. Proprio quelli per i quali si dovrebbero calcolare i Lep. Proprio quei Lep che al Centro Nord ora guardano come il fumo negli occhi, perché dovrebbero riparare a un privilegio finora da esso goduto. Un privilegio che da dieci anni sottrae al Sud 61 miliardi all’anno, che vanno al Centro Nord. Roba come un milione 671 mila 232 euro al giorno. E li sottrae anche ai Comuni, per i quali pur una prima forma di perequazione si è avviata, ma al 48,5 per cento, dovesse il Sud mettersi grilli per la testa.

 Traduzione: è facile scendere nelle città del Sud e dire che, scusateci, da voi si vive peggio. E’ facile (per troppi meridionali) salire nelle città del Centro Nord e dire che lì, dobbiamo ammetterlo, è tutto meglio. E’ la realtà fotografata dal <Sole24Ore> (con tante riserve anche sui parametri usati). Ma senza capire il perché, si scambiano come al solito le cause con gli effetti. Al Sud si vive peggio non perché i meridionali siano peggiori, scontate le vostre colpe. A Sud si vive peggio (effetto) perché il Sud ha meno risorse a disposizione (causa) per quei servizi che potrebbero farlo vivere meglio. Ecco perché non si deve vergognare ma indignare. Ecco perché dovrebbero chiedergli scusa. E soprattutto rimediare al più presto.

 Poi magari che al Sud la vita sia peggiore ma si viva meglio, non è una contraddizione. E’ ciò che tutti coloro che vengono al Sud dicono. A cominciare da quelli che ci vengono per una fine settimana e ci rimangono per sempre. E ci vengono con un atto di volontà, visto che ci si mette meno ad andare da Roma a New York che fra una città del Sud e l’altra. Visto che l’alta velocità ferroviaria è per l’84 per cento al Centro Nord e al 16 per cento al Sud (si ferma a Salerno). Visto che ci sono più treni locali in Lombardia che in tutto il Sud. E visto che la ministra De Micheli viene a Bari e dice che per un collegamento diretto fra Bari e Napoli (non la linea più veloce del 2026) bisogna rimandare alla primavera perché <mancano le predisposizioni>.

 Mancano le predisposizioni. Più probabilmente mancano le intenzioni perché il Sud non sia sempre un’Italia di serie B. Pur avendo gente di serie A, capace di resistere. Capace di fare il più col meno. Capace di tanta qualità ad onta della qualità della vita.