Non volevano far tornare gli emigrati per Natale

Venerdi 27 dicembre 2019 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Scippano i figli al Sud, ma almeno li facciano tornare a casa per Natale. E invece vai a vedere i treni, e ti accorgi che un viaggio da Milano o da Roma nei giorni precedenti la vigilia costava dal 20 al 144 per cento in più rispetto a una fine settimana di novembre. Non meglio per i bus, dal 14 al 101 per cento in più. Lasciamo perdere gli aerei: anche il 188 per cento in più. Non solo il destino di migranti, ma anche non avere il diritto di staccarsi da quel destino almeno una volta all’anno. Uno degli scandali italiani contro il Sud, già normalmente tanto svuotato da chi è costretto ad andarsene, quanto quasi irraggiungibile da altre parti del Paese. Si può continuare così senza che da qualche parte non si rivolti il Sud?

 Per ora anche stavolta è scattata una capacità di resistenza dei meridionali che è una piccola epica. Che ti fa Stefano Maiolica, salernitano di 25 anni, dal 2016 a Monza e fondatore ed autore del seguitissimo blog <Un terrone a Milano>? Organizza appunto il <Pullman dei terroni> che ha consentito a 87 meridionali di scendere gratuitamente a Catania con tappe anche a Napoli e Cosenza. Millecinquecento chilometri per 20 ore. Un contributo simbolico di solo 10 euro per comprare regali da donare ai bambini delle case-famiglia. Ma per il resto la formula del <biglietto sospeso>, come il <caffè sospeso> di Napoli pagato da sconosciuti a favore di bisognosi. Immediato è stato l’intervento di sponsor che hanno coperto tutte le spese, comprese aziende meridionali con punti vendita nella capitale lombarda. Ottantasette posti a fronte di oltre 500 richieste arrivate. Ma l’intento di dare continuità all’iniziativa.

 Ha scritto Maiolica a <Cara Trenitalia, cara Ryanair, cara Politica italiana>. Non pensate, ha detto, <che sia poco carino lucrare sul nostro affetto, sulla nostra nostalgia?>. Non fateci spiegare a nonna <che non potremo passare la sera della vigilia giocando a carte con lei perché il biglietto costa troppo>. E non fateci <spiegare a mamma che non potremo apparecchiare la tavola per il cenone perché il biglietto costa troppo>. E non fateci <dire a papà che dovrà guardare “Una poltrona per due” solo perché il biglietto costa troppo>.  La vita, ha concluso, <è fatta di piccoli attimi come questi e non è giusto che siate voi a determinarne il prezzo>.

 Inutile dire quanto il messaggio si diventato virale su Facebook, come se i meridionali debbano essere costretti a ricorrere al richiamo degli affetti per vedersi riconosciuti diritti negati. Ma c’è dell’altro nella storia infinita della resistenza del popolo trattato da serie B. Lavori appunto al Nord e vuoi tornare a casa per Natale? Per raggiungere la Sicilia fai scalo all’estero e il viaggio ti costerà meno dei 306 euro di un volo diretto Bologna-Catania (come del resto un Milano-Catania costa quanto un Milano-New York). Compra un volo che da Bologna ti porta a Malta (21,37 euro il 20 dicembre). Arrivato a Malta, ti imbarchi su un catamarano che con 67 euro ti porta a Pozzallo. Da lì, trasferimento a Catania per 15 euro in bus. Lo hanno fatto alcuni ragazzi che lavorano in Emilia Romagna. Bus che anche la Regione Sicilia ha messo a disposizione di tutti i fuorisede che lo avessero voluto. Fuorisede, termine burocratico che chissà quanto sacrificio e quanta sofferenza racchiude. E quanta ingiustizia.

 Quando sono arrivati alla stazione di Foggia, i ragazzi emigrati al Nord hanno trovato il cartello <Bentornati> grazie all’appena costituito Movimento per l’Equità territoriale. Bentornati, con tutto il calore. Perché è stata la scrittrice napoletana Viola Ardone a parlare della condizione dell’emigrato nel suo recente <Il treno dei bambini>: Amerigo ritorna a Napoli e non si sente né turista né residente. Forse sarà sempre solo questo: uno che è andato via. E intanto Trenitalia, che non investe in treni al Sud perché le tratte sarebbero <non redditizie>, medita di investire in Alitalia e persino nelle ferrovie di Scozia, Grecia, Francia, Spagna. Con il costo dei biglietti pagati anche dai meridionali, sia chiaro. Oltre che col gettito delle loro tasse. Ovunque tranne che al Sud. Intanto passa in tv in questi giorni un cortometraggio di Ferzan Ozpetek per celebrare i dieci anni dell’Alta velocità e il Frecciarossa: <La casa che ti porta a casa>. Peccato che porti a casa solo quelli del Nord, perché al Sud si ferma a Salerno e basta.

 La vergogna nazionale non ha pudore verso 18 milioni di meridionali costretti a ferrovie da anni ’60, a treni spesso di seconda mano, al caffè che dà di cicoria, alla merendina in busta di plastica, alla bottiglietta d’acqua in luogo delle carrozze-ristorante che spettano all’altra Italia. Tenere isolato il Sud per evitare che si metta insieme. Magari non gli facciamo tornare nemmeno gli emigrati, così che anche per Natale continuino a spendere al Nord.