Mangia cavolfiori e sarai un santo

Sabato 11 gennaio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Vai a vedere se l’anticristo non sarà una lattuga. Possibile da una settimana, da quando una sentenza in Gran Bretagna ha stabilito che il veganesimo è una religione. Lo è cioè quello stile alimentare che ritiene mangiare carne un’opera del diavolo. Non una semplice dietetica, quindi, ma un’etica. Anzi un credo morale e una concezione di vita. In guerra con un cristianesimo il cui fondatore moltiplicava i pesci e suggeriva l’agnello pasquale. E in concorrenza con ciò che Islam, Induismo e Buddismo considerano sacro. Per chi si nutre di sole verdure, sacri e da non toccare sono gli animali. Il passo in avanti fatto dai fanatici della cima di rapa si deve a un 55enne londinese, Jordi Casamitjana. Cosa aveva fatto questo nuovo profeta? Era stato licenziato dalla sua impresa contro la quale aizzava i colleghi dopo aver scoperto che investiva i fondi-pensione dei dipendenti (compreso il suo) in aziende che fanno test medici sugli animali.

 LA RELIGIONE VEGANA Il tribunale gli ha dato ragione perché non si può essere discriminati per la propria fede. E il veganesimo non avrà ancòra chiese e santi, ma un vangelo e una morale da rispettare, sì. Con dogmi e comandamenti da colazione, pranzo e cena. E con 30 milioni di fedeli in Europa, il 17 per cento della popolazione. Fra i quali un pugno di ayatollah che non solo vedono la bistecca come Satana, ma combattono chi sfrutta gli animali non solo con lo stomaco. Niente quindi scarpe di cuoio e maglioni di lana. Niente fichi perché potrebbero ospitare larve di vespe. Niente auto o bus per non schiacciare insetti sotto le ruote o contro i parabrezza (non avendoci dato finora istruzioni su come evitare le formiche andando a piedi).

 Insomma una setta. Mentre già il futuristico scrittore George Orwell diceva che ci sono persone, come i vegetariani e i comunisti, con le quali è impossibile discutere. Forti anche dell’appoggio di filosofi secondo i quali i vegani sono moralmente migliori degli onnivori con la bocca grondante sangue e anche dei pur più miti vegetariani. Forti di un appoggio come quello di Platone, che vedeva nel consumo di carne possibili guerre per l’accaparramento di pascoli. E forti dell’appoggio, ora, di una Greta Thunberg, dato che se una foresta dell’Amazzonia brucia è anche per creare allevamenti. Consumando proprio le mucche tanta acqua da lasciare a secco la Terra ed emettendo gas da digestione tanto potenti che ci stanno cambiando il clima. Meglio vegetariani che morti. Né sembrano avere successo tentativi come quelli di creare polpette di asparagi o hamburger di cicorie, non più autentici di pomodori di plastica.

 E sempre meglio cime di rapa di ciò che nel 1959 cantava Bruno Martino: <Nel 2000 non mangeremo più né bistecche né spaghetti col ragù>. Laddove, a parte gli orribili spaghetti (e non le orecchiette) col ragù, ci vedeva alimentati solo da pillole. Non ci siamo ancòra arrivati, e nonostante i tanti robot che si aggirano fra noi. Magari si potrebbe ricordare che non a caso una meraviglia chiamata dieta mediterranea non sarà una religione ma è un bene patrimonio dell’umanità come i Sassi di Matera o i muretti a secco. Una dieta che fa, come si sa, campare cent’anni. E che agli occhi dei terroristi degli spinaci avrebbe il torto imperdonabile di prevedere un po’ di carne tanto per completezza, senza vedere che per il resto è cereali, verdure (eccole), legumi, frutta (senza insetti). Niente di più antico e nuovo secondo scienza e coscienza. Col contorno di stagionalità, convivialità, frugalità esatto contrario dello spreco mangione e spaccone. Tra, infatti, Platone e Greta.

 GUERRA FRA SETTE Ma non è che le sette della tavola siano tanto meno fanatiche di quelle i cui seguaci si fanno esplodere in piazza. Sette che non ragionano per gusti e sapori ma per dogmi e rancori. Che non riconoscono a chi non mangia come loro il diritto di esistere, non solo di nutrirsi. Ci sono i no-carb (no carboidrati) e i no-bread (no pane), ci sono i paleodieta (rettili e vermi come nell’antichità) e i dieta alcalina (radici, cetrioli e sedano contro l’acidità), ci sono i liberal-veg (vegetariani traditori disponibili a carne ma di animali trattati da signori) e i reducetariani (sottospecie della precedente), ci sono i cucina-viola (tre giorni a settimana di cibi di questo solo colore) e i cucina-biblica (niente cibi impuri e pregando prima e dopo ogni pasto), ci sono i dieta-delle-lenti-blu (giapponesi con lenti blu che rendono tutto meno attraente) e i baby food (un po’ di tutto ma da vasetti omogeneizzati).

 Ma ci sono anche i <respiriani> che vivono di sola aria tipo gli asceti orientali o gli eremiti cristiani. E ci sono gli Adoratori del dio Spaghetto che girano con uno scolapasta in testa come un’aureola. Si fanno chiamare Pastafariani: chissà perché, ma l’impressione è che con loro il cuore (e non solo) si apra di nuovo alla speranza.