< Richard Jewell > quando il sogno americano diventa un incubo

Lunedý 27 gennaio 2020 da

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RICHARD JEWELL – di Clint Eastwood. Interpreti: Paul Walter Hauser (Jewell), Kathy Bates (la madre), Sam Rockwell (l’avvocato), Jon Hamm (l’agente Fbi), Olivia Wilde (la giornalista). Drammatico, Usa, 2019. Durata: 2h 4min.

 Clint Eastwood (90 anni a maggio) continua a sfornare un film all’anno, ma Hollywood continua a ignorarlo per gli Oscar. Troppo di destra, troppo anarchico e indipendente per piacere al <liberal> della Mecca del cinema. Questo <Richard Jewell> non è un capolavoro ma un signor film di sicuro. Storia vera. Ma in America accolto tiepidamente, anzi fra polemiche soprattutto per il personaggio della giornalista, una che non la lesina in tempi di processi ai molestatori. E simbolo dei media capaci in un respiro di creare sia un eroe che un mostro.

 Ché tale è la sorte di Richard Jewell, trentenne guardia di sicurezza, il quale durante le Olimpiadi di Atlanta del 1996, scopre al Centennial Olympic Park uno zaino sospetto sotto una panchina. Col suo stile tanto maniacale quanto goffo e irriso dà l’allarme, limitando a due persone morte e 111 ferite il bilancio dell’esplosione di una bomba che avrebbe potuto fare una strage in un affollatissimo concerto. Richard è l’eroe. Televisioni, complimenti in strada, popolarità, proposta di scrivere un libro come solo negli States succede. Ma il colpevole dell’attentato non si trova. E guarda guarda, se Richard non fosse l’eroe, potrebbe avere tutti i tratti dell’attentatore.

 Grasso da schifo, bamboccione, gay represso, fanatico delle armi di cui ha piena la casa, in passato sotto inchiesta per essersi travestito da poliziotto, un po’ mitomane ma a prima vista inoffensivo. Aggiungici la figuraccia dell’Fbi da lui scavalcata e incapace di un indizio. Aggiungici la reporter affamata di scoop a alla quale l’agente federale passa la soffiata in cambio di se stessa. Così per Richard il sogno americano si trasforma in un incubo. In poche infernali ore passa da eroe a terrorista. Gli scandagliano fraudolentemente la vita. E i media che lo avevano portato alle stelle ora con la stessa imprevedibilità lo stritolano. Il mostro è fatto (dice niente Valpreda a piazza Fontana?).

 Ma qui scatta l’uomo amato da Eastwood, il cittadino qualunque, appunto l’antieroe a rischio di distruzione personale ma capace di combattere suo malgrado contro qualcuno più forte. Qui scatta il Clint dei western di Sergio Leone. Richard è casualmente aiutato da un improbabile avvocato pop che va in giro in bermuda ma è uno che la sa. Qui il film si fa grande. Qui diventa uno di quei gialli dei quali conosci la conclusione ma che ti inchiodano ugualmente alla poltrona. Qui lo stesso pigro bamboccione amante della polizia federale trova il guizzo inaspettato per se stesso. Uno (o quasi) contro tutti.

 Solo sei anni dopo si scoprirà l’integralista cristiano che mise lì lo zaino. E a 44 anni Jewell morirà d’infarto dopo essere diventato finalmente poliziotto. L’interpretazione del 33enne Hauser è da Oscar, ma la nomination è arrivata solo per la grande Kathy Bates, la madre. Soltanto in qualche punto lo stile asciutto di Eastwood sembra trascinarsi un po’. Sarà stato (al solito) troppo spiccio contro la libertà (la stampa) e la legge (lo Stato). Ma sono libertà e legge, i valori dei Padri fondatori dei quali da repubblicano è talmente innamorato che proprio lui non può fargli sconti.