Dateci una paura e tenetevi il virus

Sabato 8 febbraio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

E’ vero, i più bravi col Coronavirus sono stati come sempre i napoletani, che l’hanno voltata a ridere. Così su WhatsApp impazza Gennaro finto venditore di strada a Forcella. Il quale, mettendosi <a vostra disposizione>, affitta <o cinese ca’a tosse> da utilizzare per ridurre la fila alla Posta, per farsi largo sul bus, per trovare posto in un ristorante pieno. Tariffe: 15 o 50 o 70 euro. Eppure a Napoli ci fu il colera, anche se fece più vittime al Nord. Ma per una volta non possiamo fare i brillanti nel giudicare il pur notorio Paese da operetta che siamo. Non è scandaloso che anche il più immune dal virus non sia immune dalla paura da virus. Se vediamo un cinese, minimo una battuta ci scappa, e meno male se è un battuta e non un girare alla larga. Ed è comprensibile che passi da Super-eroe chi va nel ristorante cinese chissà se perché più sprezzante dell’ipotetico pericolo o più per avere la foto sul giornale (ma gli insulti sui social).

 DALLA CINA SENZA AMORE Insomma il virus è sempre un virus avendo tutti imparato a scuola della peste e degli untori di Alessandro Manzoni. E il suo mistero ci spaventa anche se gli esperti cercano di rassicurarci. Così passiamo dalla prudenza naturale alla cretineria spinta con la stessa velocità delle gaffe di Sanremo. Lasciamo stare l’onorevole (pare) La Russa il quale non manca mai di fare il La Russa. E che, di fronte alla diceria secondo cui un mezzo di contagio può essere la stretta di mano, raccomanda di passare al saluto romano come in un Ventennio a lui molto caro. Il fatto è che sono stati e sono vari i modi di reagire a una psicosi da infezione infinitamente superiore all’infezione stessa.

 Il primo è l’egoismo immunitario, a cominciare dalla città di Wuhan in cui tutto è nato. E dove un uomo muore d’infarto per strada ma nessuno lo aiuta nel timore che abbia il virus. Ci vuole fortuna anche a morire nel luogo e nel momento giusti. E purtroppo non è una battuta che il cinese sia svantaggiato perché si vede sùbito che è cinese. Così ci sono tassisti che li rifiutano, c’è il calciatore 14enne di Cesano Boscone invitato a tornarsene a casa sua, quelli che a Firenze gli dicono di andare a tossire nel Paese loro, c’è la ragazza fatta scendere dal bus a Cuneo. Così come ci sono i teppisti contrabbandati da paurosi e che a Venezia prendono a sputi una coppia dagli occhi a mandorla, mentre a Palermo ne circondano un’anziana dicendole <sei così brutta che neanche il virus ti vuole>.

 Poi c’è la reazione da Bar dello Sport. Per cui basta che si crei un gruppetto di amici per avere l’impressione di essere a un congresso di infettivologi. Perché sembrano sapere vita, morte e miracoli del Corona. Come contagia, quali sintomi, modi di prevenire, soggetti più esposti, particolari leggendari, mascherine più adatte, magari dove il virus se la fa la sera. Mentre non c’è luminare vero il quale non tenti di avvertire che è la paura il contagio più pericoloso. E che non provi a spiegare che ogni anno in Italia muoiono di influenza fra le 4 e le 6 mila persone ma nel silenzio generale. Che il Corona finora ha avuto percentuali ancòra più basse. Che la famosa Sars fece tutt’altro che l’ecatombe temuta. E che anche stavolta l’epidemia crescerà, farà altre vittime, avrà un picco, si sgonfierà fino al prossimo virus. Fine della storia.

 MONDO APERTO Terza, la reazione da complotto universale. Tipo quelli convinti che la Terra sia piatta come il loro cervello. Quelli che non si vaccinano perché i vaccini fanno male e schiattano per un foruncolo. Quelli che il virus è stato coltivato in un laboratorio militare per distruggerci tutti mentre per ora sono distrutti loro con tutta la (povera) Cina. Quelli che vedrai che troveranno un farmaco e capiremo tutto il business che c’è dietro. Quelli tanto più perniciosi quanto più il mondo di Internet diffonde nel mondo le loro bufale. Un mondo aperto della globalizzazione che è la vera novità rispetto alla peste nera (rieccola) del Boccaccio o a quella di Camus. Un mondo aperto in cui si va da una parte all’altra. In cui al vantaggio del contatto si unisce l’ossessione del contagio. E in cui la comunicazione e la contaminazione sono due stesse anime, la gioia e il dolore.

 Infine c’è la reazione da peste morale. Quella delle tre regioni leghiste del Nord (Lombardia, Veneto, Friuli) e della privilegiata Provincia autonoma di Trento che non vogliono che rientrino a scuola i bambini tornati dalla Cina. E’ vero che a scuola si sta tutti insieme dando un vantaggio al virus. Ma non si deve imitare Salvini nel razzismo che anche questa volta ha sfoderato, e poi perché non altre regioni non leghiste? La verità è che anche il Corona è un diverso e un immigrato. E che, se anche abbiamo i robot e andiamo su Marte, con le paure siamo rimasti sulle palafitte. E siamo tutti pronti a irridere le paure altrui fino al primo starnuto a fianco a noi.