Cara rompiscatole che chiami al telefono

Sabato 15 febbraio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Lettera aperta al disturbatore telefonico. Anzi alla disturbatrice, anzi alla signorina, come la chiamiamo anche se è a quota due divorzi e una vedovanza. Lei che mi chiama a tutte, ma proprio tutte le ore del giorno, io la capisco. So cosa significhi per lei rompere le scatole, so che lei lo sa e magari ha un carattere per il quale arrossisce anche a rivolgere la parola a se stessa. So che non è una Maria Goretti nell’ascoltare dall’altra parte scortesie che neanche un interista rivolgerebbe a uno juventino. Voci scocciate che non riserveremmo nemmeno a un testimone di Geova che bussa alla porta la domenica mattina. E minacce a non ripeterlo che non oserebbe neanche Renzi col ministro Bonafede. E so anche che lei non se lo merita se solo ci mandasse una sua foto per dimostrare che non è  affatto più brutta del debito come crediamo e meno piacevole del Coronavirus.

 LE OFFERTE COMMERCIALI So anche, signorina, quanto quelle sue chiamate piacciono a lei. Che deve farne cento all’ora altrimenti dicono che non produce. Senza farsi venire la pipì altrimenti non rispetta il ritmo. E che su quelle cento, uno, almeno uno, non la deve mandare a quel paese. So anche che quel lavoro al call center potrebbe essere per lei l’ultima possibilità prima della mensa della Charitas. E so che qualcuna come lei ha una laurea in architettura o in beni culturali che è servita come un frigorifero al Polo Nord (ma col surriscaldamento globale non è detto). So che quando uscirà da quel posto allegro  come un coma irreversibile, avrà la spesa da fare, i bambini da portare a danza o al calcetto, la cena da preparare, la lavatrice da avviare, la mamma lamentosa da sentire, il marito collaborativo come un vegetale da tollerare. E non è detto che non debba mostrarsi fresca come una rosa perché, cosa vuole, una donna non può lasciarsi andare con capelli all’olio d’oliva e borse sotto gli occhi. Sempre una donna è, si dice.

 Però, signorina, vorrei tanto che capisse anche me. Lei non può immaginare che io possa stare ogni mese a cambiare fornitore di luce, acqua, gas, internet, telefonia, assicurazione, mutui. Non può ritenere che possa continuamente vivere sotto offerta speciale. Non può immaginare che, colto da un trasporto mistico che neanche san Francesco, io possa ogni volta rispondere alla velocità di un Mennea alla raffica di domande che lei mi fa per stipulare l’accordo, e l’avverto che stiamo registrando. Non può ritenere che io possa fidarmi di una sconosciuta che poi, se richiamo per qualche protesta, lei non la trovo più neanche se mi rivolgo a James Bond. Non mi può far schizzare come un missile terra-terra ogni volta che squilla, e io sto pranzando, assopendomi, rasandomi, preparandomi ad andare al cinema perché solo per parcheggiare ci vuole mezzora. E poi non posso non venire a vedere il numero, se la suocera si è frantumato il femore e non rispondo, posso dire che credevo fosse la solita del telemarketing che rompe le scatole?

 ENTRAMBI VITTIME La verità, signorina, è che lei scocciatrice e io scocciato dovremmo essere complici invece di trattarci come le peste bubbonica. Lei tenuta alla giugulare da chi le dà 600 euro al mese per 12 ore di chiamate al giorno e come precaria, sempre che non spostino tutto in Albania parlando di razionalizzazione e non di delocalizzazione. Io messo nel giro da chi mi assicura risparmi da massimo ribasso e servizi da supervip senza però che ci capisca un’acca delle dieci pagine di condizioni (e con la lente di ingrandimento) che dovrebbero andare giù come uno spritz. La verità è che siamo entrambi vittime di stalking, lei perché ha famiglia e suo marito (il vegetale) è in cassa integrazione. Io perché un furto del proprio numero è molto più pericoloso della pantera che si aggira affamata per la Puglia. E se chiamo il 191 della Tim della quale sono pur cliente (e figuriamoci se non lo fossi) mi rispondono che è tutta colpa delle banche-dati che sanno di noi pure quante volte al giorno ci mettiamo le dita nel naso. E promettono che elimineranno il consenso a essere brutalizzato che non gli ho mai dato.

 Ora il governo assicura che da dicembre partirà il cosiddetto Registro pubblico delle opposizioni. Vi si dovrà iscrivere per evitare di essere graziosamente prescelti fra 83 milioni di utenze mobili italiane per offerte commerciali <solo per lei>. Ma il Registro è già attivo per i numeri fissi e per la posta cartacea benché la chiamata continui ad arrivare e benché i nostri portoni continuino a essere trattati come una discarica di pubblicità. Il problema è che stiamo sempre a lamentarci e così non riusciamo a compiacerci che siamo solo secondi in Europa (dopo la Gran Bretagna) fra le nazioni più indesideratamente seccate. Si dovrebbe innalzare un monumento alla Signorina Ignota che chiama e chiama pur sapendo di non poter ricevere né un pizzico di amore né un segno di umana pietà.