Un giornale è l’unica difesa per il Sud

Venerdì 21 febbraio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Un giornale del Sud è la più efficace difesa per il Sud. Non avesse un giornale, il Sud starebbe peggio di come sta. In un sistema editoriale-televisivo in cui si parla pochissimo di Sud. E che quando ne parla, ne parla per parlarne male e, spesso, senza conoscerlo. Per comodo e interessato pregiudizio. Un pregiudizio che non si limita alla battuta ingiusta e velenosa da stadio, ma è molto più insidioso. E’ il truffaldino presupposto di politiche che danneggiano il Sud a favore della parte più forte del Paese. Così un giornale del Sud è la contro-informazione che combatte il lucido disegno di conservare le due Italie. E in cui una abbia tutto meno, dalla sanità alla scuola ai treni. Ciò che si continuerebbe a fare se un giornale del Sud non lo denunciasse.

 Conosciamo la situazione. Troppo spesso il Sud è raffigurato come una sorta di Coronavirus. Un luogo lontano, spesso inaccessibile (pure), degradato e, soprattutto, il peggio: irrecuperabile. Un Sud estraneo al resto <produttivo> d’Italia. Un qualcos’altro di sconosciuto e misterioso come una landa amazzonica. Come in un romanzo dell’incubo. Un Sud dominato da due piaghe. La prima è la criminalità. La seconda, lo spreco. Quindi Sud come questione criminale e di dissipazione. Con comportamenti illegali presentati come una diversità irredimibile. Quasi etnica. Storica. I meridionali sono fatti così. E se un meridionale è diverso, allora non sembra meridionale (come dicono quando al Nord scoprono, ma vedi, che il meridionale può essere uno capace).

 Se le cose stanno così, come vuoi pensare di cambiarle? Cosa vale la pena <aiutare>, come dicono, il Sud, invece di dire che occorre fargli giustizia? Tutto inutile. Vedi il Piano per il Sud di questi giorni. Non il primo. Magari  misure che c’erano già ma già importante rilanciarle. E applicarle. Ma circondate dal solito annoiato scetticismo della cosiddetta grande stampa del Nord. Vediamo quest’altra. Mentre al Nord premono per ottenere un’autonomia che, andasse come vuole la loro stampa, sarebbe la pietra tombale sul Sud. Questa nazione a parte che deve solo piangere le sue colpe.

 Perché il cerchio si chiude così. Tutta colpa del Sud. Tutta colpa di questa parte <cattiva> della nazione, come hanno ironizzato due sociologi dell’università di Lecce in un loro studio inoppugnabile. E soprattutto colpa delle loro classi politiche, alibi di ferro per stringere al muro il Sud (per la verità troppo spesso alibi anche di meridionali ignari). Colpa della mentalità del Sud. Colpa del loro scarso rigore morale. Addirittura, cari meridionali marci. Classi politiche spesso indifendibili, ma non più di quanto lo spettacolo nazionale di questi giorni dimostri. Classi politiche del Sud troppo presentate col cappello in mano per essere credibili. Ma di sicuro di scarso peso di fronte ai poteri forti che sono tutti al Nord. E soprattutto già col peccato originale di venire da giù.

 Questo racconto avrebbe fatto ancòra più danni se non ci fossero stati i giornali del Sud. Uno per Puglia e Basilicata. Racconto urlato dagli scorsi anni Ottanta, quando bisognava cancellare ogni altro investimento al Sud. Quelli che, fra deviazioni varie, con la Cassa per il Mezzogiorno avevano fatto crescere il Sud come non mai. E fatto crescere, grazie al Sud, anche l’Italia col <miracolo economico>. Allora, quando col debito pubblico che aumentava nell’edonismo dei tempi e le crisi internazionali, il Nord rappresentato dalla Lega lanciava la campagna contro le tasse e <Roma ladrona> E basta con questi soldi spesi inutilmente al Sud che fanno appunto aumentare le tasse e vanno a finire ai mafiosi.

  Da allora al Sud <causa persa> sono stati sottratti e dirottati al Nord 840 miliardi in 17 anni (Eurispes), 61 miliardi all’anno in dieci anni (Conti pubblici territoriali). Tradotti soprattutto in meno servizi, meno infrastrutture, meno qualità della vita, più emigrazione. Con un federalismo egoistico alla Bossi che avrebbe asfaltato il Sud senza l’argine dei giornali meridionali. Così come sarebbe passata l’<autonomia rafforzata> di Veneto, Lombardia, Emilia senza prima fare giustizia al Sud. Autonomia lì lì pronta come accordo privato fra quattro amici al bar se giornalisti e intellettuali non si fossero accorti in tempo della trappola, almeno finora sventandola. Un autentico successo della stampa e della società del Sud.

 Un giornale fa crescere il reddito del Sud. Un giornale che non ci fosse più sarebbe un impoverimento non solo culturale di ogni famiglia del Sud, di ogni famiglia di Puglia e Basilicata. Sarebbe una iattura per imprenditori altrimenti indifesi e costretti sempre a condizioni impari.  Sarebbe una resa collettiva. Non ci fosse stato questo giornale del Sud, chi avrebbe parlato di un Sud e di una Puglia tanto capaci da lanciare una sonda verso il Sole per evitare il grande gelo? Il grande gelo sarebbe una voce di noi tutti che fosse messa a tacere.