Per favore, datecelo un po’ d’inverno

Sabato 22 febbraio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Cercasi freddo disperatamente. Passeggi in un parco e ti schizza una lucertola fra i piedi. A febbraio. Ma non doveva starsene in letargo come fanno tutte le lucertole col cervello? Passi davanti a una vetrina e vedi maglioni malinconici come quaresime, montoni solitari come monaci trappisti, sciarpe tristi come se la tua squadra ha perso. Inforchi un cappello di piume e il giorno dopo devi correre alla paglietta. Ti invitano a una cena sotto il caminetto ma, causa avverse condizioni climatiche, la trasferiscono sul terrazzo. Cerchi castagne arrosto e trovi gelati al limone. Metti l’antigelo alla macchina e per poco non ti fonde il motore. Intingi di burro cacao le labbra per non fartele screpolare dal gelo ma devi passare sùbito alla protezione cento. Sarà il surriscaldamento globale, ma perché se la deve prendere anche con la civiltà del freddo?

 CAPPOTTO SCOMPARSO La primavera è primavera perché viene dopo l’inverno, altrimenti che primavera è? La primavera è attesa di nuovo, non scocciatura sempre uguale ogni giorno. E la luce è luce se viene dopo il buio altrimenti è solo un abbaglio sempre in faccia. C’era una canzone che diceva <aprite le finestre al nuovo sole>, ma se io non le ho mai chiuse mi dite che apro? Se gli uccellini li sento cantare a gennaio, dov’è la loro annunciazione di marzo? Negli armadi il cambio di stagione è una resurrezione a nuova vita, ma se questa stagione non è mai cambiata in cosa risorgo ché mi secco pure a tenere sempre le stesse cose addosso? Bisogna coprire per scoprire, chiudere per schiudere, smorzare per accendere, soffrire per godere. Abbiamo bisogno dell’inverno per avere bisogno di non averlo più.

 Ridateci il cappotto. Ridateci il cattivo tempo o non sarebbe più buono quello buono. Ridateci il brivido per gustare il tepore. Ridateci la pioggia per sentirne l’odore, ridateci l’ombrello per poter fuggire in un bar, ridateci il gelo per sognare una cioccolata calda, ridateci la lana per amarne la carezza, ridateci la fatica per apprezzare il riposo, ridateci i ceci per poi passare all’insalata, ma se chiedo una melagrana mi potete dare un’anguria? E se chiedo un brodo caldo mi potete dare un riso freddo? Ridateci i giorni corti per miracolarci di quelli lunghi. Ridateci il lavoro per avere la vacanza. Ridateci le mezze tinte per accenderci delle tinte, ridateci il pallore per attendere il colore, ridateci il fiato che diventa vapore e non il vapore che diventa sudore.

 Per favore, ridatecelo questo cavolo di inverno. Ridateci queste bianche montagne, ridateci queste mani sfregate e tenetevi quelle bagnate, ridateci questo maestrale che sferza energie e tenetevi questo scirocco che mette in croce la vita. Ridateci le onde e tenetevi la bonaccia. Ridateci gli abeti e tenetevi le palme. Ridateci alberi spogli che si rivestano e non alberi in fiore che non si spogliano mai. Ridateci i termosifoni e tenetevi i ventilatori, ridateci il silenzio e tenetevi il frastuono, ridateci un cachemire e tenetevi le canottiere. Ridateci i turisti in piumini e non in maniche corte. E per favore non fateci vedere i costumi da bagno mentre è Carnevale, perché di Carnevale ce ne basta uno. E che il Bambino nasca al freddo e al gelo e non al Tropico del Cancro. Ridateci le renne e tenetevi i cammelli. E se Babbo Natale ce lo mandate in bermuda, allora vostra nonna ammiratela in bikini. Ridateci lo scorrere del tempo e non un unico immobile tempo. Ridateci un fioco paesaggio sentimentale più che quest’unica brillante stagione.

 CIVILTA’ PERDUTA Se Greta ha ragione, non ha ragione solo perché i mari bollono, perché i ghiacciai si sciolgono, perché all’Antartide si soffoca più che a Bari, perché i deserti avanzano, perché lo scorso gennaio è stato il più torrido di sempre e idem la scorsa estate. Se Greta ha ragione, non ha ragione solo perché le città saranno sommerse, perché lo tsunami di caldo confonde la natura, perché l’agricoltura è in crisi, perché insetti alieni ci invaderanno ché neanche il Coronavirus, perché l’acqua sarà più preziosa dell’oro, perché popoli interi dovranno migrare in cerca di terre più amiche, perché l’anidride carbonica ci avvelena, perché ci spazzeranno tempeste e incendi, perché c’è ancòra chi nega il disastro come c’è ancòra chi dice che i vaccini fanno male e c’è ancòra chi proclama che la Terra è piatta come la sua testa.

 Se Greta ha ragione come ha ragione, non è perché ci stiamo scavando la fossa, anzi la stiamo scavando a figli e nipoti. Non è perché abbiamo una Terra sola e dobbiamo difenderla come casa di tutti. Se Greta ha ragione non è perché non avremo più un’ombra tanto quanto abbiamo lunghe ombre alla Trump. Se Greta ha ragione non è perché un iceberg grande come la Liguria si è staccato e vaga come un’anima in pena in un mondo senza pena. Se Greta ha ragione, è soprattutto perché non vogliamo più avere un inverno senza inverno.