Quando il pericolo scorre dal rubinetto

Lunedì 24 febbraio 2020 da

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CATTIVE ACQUE – di Todd Haines. Interpreti: Mark Ruffalo (l’avvocato Rob Bilott), Bill Camp (il mandriano Wilbur Tennant), Anne Hathaway (moglie dell’avvocato). Drammatico, Usa 2019, durata 2h 2 minuti.

 Non sappiamo ancòra cosa provochi i tumori. Magari delle <Cattive acque> come quelle del lago di Parkerburg, West Virginia, Stati Uniti. Nelle quali per quarant’anni il colosso chimico DuPont sversa veleni nel silenzio generale. Finché nel 1998 un allevatore di mucche, che ne aveva viste morire 190, esibisce due scatoloni di videocassette che testimoniano il crimine ecologico lì commesso. Le porta all’avvocato Rob Bilot, del quale conosce la nonna. Ma che non sembra proprio quello giusto, visto che è appena diventato socio di un importante studio legale di Cincinnati. E studio che, guarda caso, difende proprio la DuPont insieme ad altre grandi imprese.

 Benché rischi la carriera, e benché il capo della DuPont sia suo amico di smoking e di cene varie, Bilot dà un’occhiata infastidita. Ma con l’intento di sollecitare l’amico a farlo un po’ anch’egli nel suo interesse. Videocassetta per videocassetta viene però fuori la terrificante verità tenuta nascosta. Morti, bimbi nati deformi, strage di animali, rubinetti avvelenati. Principale colpevole l’acido C8, che può non voler dire niente se non per gli addetti ai lavori. E invece il pericolo ha riguardato ogni nostra casa: perché è un ingrediente tossico del Teflon, l’antiaderente per pentole. Chi non le ha avute (o forse ancòra ha) in tutto il mondo? Quello della <padella felice che tiene acceso il tuo sorriso>. Proprio.

 Il film è il racconto della lunga battaglia legale. Da una parte Davide, dall’altra Golia con i suoi profitti ultramiliardari. Battaglia nella quale Bilot, che vuol fare solo la cosa giusta e non l’eroe, finisce per ammalarsi rischiando lo sfascio della sua famiglia e l’impoverimento. Si conclude solo undici anni dopo tra colpi di scena, fiducie, scoramenti, complicità, e lo spettatore potrà vedere come. Il tema non è nuovo per il cinema (ricordare <Erin Brockovich>  e <Silkwood>), ma la storia è vera ed è una buona notizia che il cinema continui a denunciare. Soprattutto Hollywood, visto che ha in casa un Trump non precisamente difensore dell’ambiente.

 Ma in America non è stato un successo. Insensibili? No. Forse perché il raffinato regista Haines (quello di <Carol>) non sceglie il trionfalismo, non usa toni spettacolari, ma un lungo minimalista e comunque avvincente racconto in mezze tinte come la fotografia. Perfetti Ruffalo (anche produttore) e Camp. Si esce ammutoliti e forse pensando alle padelle. Certo non l’unico pericolo nella nostra vita di ogni giorno e certo non l’unico di cui non sappiamo.