’ Il villaggio di cartone ’ di Ermanno Olmi

Giovedì 28 settembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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IL VILLAGGIO DI CARTONE – di Ermanno Olmi. Interpreti: Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber, Massimo De Francovich, il Popolo dei Migranti.
Apologo, Italia, 2011. Durata: 1h 27min.
 
La vera fede è nelle coscienze di ciascuno, non nei muri delle chiese. E per fare il bene non serve la fede, il bene è più della fede. Ma quando gli operai entrano, smontano il crocifisso, staccano le immagini dei santi, tolgono gli addobbi perché la sua chiesa viene dismessa, il vecchio parroco si abbandona come un mucchio di stracci dolenti davanti all’altare. Gli sembra un sacrilegio.
 Poco alla volta però si accorge che è come se quel vuoto avesse una sacralità diversa se non maggiore di prima. Liberata dagli orpelli, la chiesa pare Casa di Dio restituita a una antica pietà. E anche a una resurrezione, quando si riempie di nuovo di un popolo di randagi e derelitti, migranti in cerca di un rifugio. Loro sono il vero crocifisso da onorare. Nei loro volti è la sofferenza di Cristo davanti alla quale inginocchiarsi.
 “Il villaggio di cartone” degli infingimenti è ora un villaggio finalmente di umanità. Il Dio si è rifatto carne, tra le sirene delle Volanti e il ronzare degli elicotteri che danno la caccia ai clandestini, unico modo burocratico di definire quei relitti del mare e della storia.
 Dopo aver distrutto (in “Cento chiodi”) la falsa scienza dei libri, ora Ermanno Olmi distrugge tanta falsa carità: “neppure Dio fa più il suo dovere”. Una rivelazione anche per il vecchio parroco, che per salvare quel nuovo presepe nella sua chiesa si consegna al sacrificio, alla solitudine dell’ultimo respiro come il Cristo. L’apologo è concluso.
 I cattolici devono ricordare di essere cristiani, ha detto Olmi commentando il suo film, anzi una azione teatrale con più emozione che semplice spettacolo. Aggiungendo di avere 80 anni, di parlare da nonno che conosce il mondo e che per questo vuole cambiarlo. E a chi obietta che la religione non può essere ridotta a sola solidarietà, risponde che chi soffre come i cosiddetti extracomunitari è più autentico di un simulacro di cartone.
 Girata tutta in interni al Palaflorio di Bari, con il sostegno dell’”Apulia Film Commission”, quest’ultima fatica del prestigioso regista bergamasco è destinata a suscitare polemiche, anzi ci è già. Il parroco è Michael Lonsdale, il sacrestano Rutger Hauer, il poliziotto Alessandro Hauer. I migranti sono attori ancora senza un nome: quel nome che tanti migranti non avranno mai, e tanto meno una lapide.