Vittima del Corona un anziano < ma >

Sabato 7 marzo 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Ci sono i <morti morti>, e ci sono i <morti ma>. Tutto effetto di quel fetente virus di un Corona (invece di chiamarlo ‘a schifezza da’ schifezza da’ schifezza più il pernacchio col quale il grande Eduardo De Filippo sprofondò l’arroganza del duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari nell’<Oro di Napoli>). I <morti ma>, sono gli anziani. Morto ma era un anziano. Essendo vero che (statisticamente) l’anziano ha più probabilità di andarsene di un non anziano. Ma non fino al punto di quel <ma>. Il quale vorrebbe dire che, se qualcuno doveva essere, meglio lui. E vorrebbe dire, nel fuggi fuggi generale, che pretesa avevi di fregare il Corona a preferenza di uno più giovane di te? Magari si poteva dire, morto un signore di tot anni. E’ il <ma> invece a turbare, come se gli si gettasse in faccia: non hai il diritto di farcela, anzi, visto che ci siamo, hai proprio il dovere di toglierti di mezzo con precedenza assoluta. Tu sei un <ma>. Sciò.

 UN ADDIO SCONTATO A volte il <ma> vuol dire che stava già male e ugualmente non significa niente se continuava comunque a farcela.  Avessero avuto un minimo di potere o di organizzazione, chessò, un mezzo Cobas, una sardina, un collettivo di base, gli anziani avrebbero potuto piantare un casino. Discriminazione. Violazione dei diritti umani. Violenza non di genere come quella contro le donne, ma di generazione. Invece niente, neanche un comunicato di solidarietà che in Italia non si nega a nessuno. Neanche un appello degli intellettuali a gettone di presenza. E poi, francamente, non è che possiamo stare a preoccuparci di questi anziani se nessuno li chiama in televisione: già non contano, senza televisione non esistono.

 Stavolta non gli ha fatto un po’ di pubblicità a modo suo neanche Grillo, che comunque fece parlare di loro quando disse che gli dovevano togliere il voto: come può un anziano che chissà quanto camperà decidere per un 16enne che ha tutta la vita davanti? Il mondo non è nostro ma dei ragazzini, concordò lo scrittore Erri De Luca, senza premettere che parlava al massimo per sé. Perché in fondo avevano ragione, di questi anziani non se ne può più. Da quando hanno deciso di andare in palestra, di seguire la dieta mediterranea, di giocare a burraco, di farsi due settimane di vacanze, di iscriversi all’università della terza età, di frequentare il circolo anche se dicono che sono tutti vecchi (gli altri), questi minacciano davvero di tirarla per le lunghe.

 Allora grazie che sono 13 milioni e mezzo in Italia, quasi uno su quattro, e che nel 2050 saranno uno su tre, mentre già i centenari sono passati da 11 mila a 14 mila. E quelli con più di 105 anni addirittura raddoppiati. E guadagnano un trimestre di vita media per ogni anno che passa. Dice: dato che i giovani non fanno i figli, che volete da loro? E sì, come fanno i giovani a fare i figli se poi non possono più lasciarli dai nonni perché i nonni hanno sempre un impegno e per giunta il sabato sera vanno al cinema e alla pizza? E così questi giovani hanno trovato la scusa. D’accordo quelli che hanno un lavoro precario fino a quarant’anni e fare un figlio sarebbe un abuso di ufficio. Ma ci sono quelli che potrebbero ma dicono, col cavolo che lo facciamo, se no  come ci divertiamo, come viaggiamo, come ci separiamo appena possibile? Talché scopri che a non fare figli non sono quelli che non hanno almeno 1200 euro al mese per farli, ma sono quelli che 1200 euro se li bruciano in una sola fine settimana.

 FILO SPEZZATO Poi a far diventare gli anziani <morti ma>, senza neanche il decoro di non dirlo, ci ha pensato il cellulare. Un tempo gli anziani erano il racconto per i loro nipoti, ora sono stati sfrattati da quell’aggeggio sul quale i nipoti stanno otto ore al giorno e non ci sono margini per altro. E se un tempo questi medesimi nipoti gli chiedevano, mi dici una storia?, ora gli chiedono di mettergli il video di <Frozen> o di <Mamy finger song> e arrivederci e grazie. Così si spezza quel filo che finora trasmetteva il sapere della vita dagli uni agli altri. Così si spezza anche quel filo che trasmetteva una lingua di rispetto verso gli anziani, prima che ci pensasse il virus a farli retrocederli a un semplice <ma>. Così gli anziani sono diventati una maggioranza silenziosa, buoni solo a fare da bastone della giovinezza per i nipoti quando prima erano i nipoti il bastone della loro vecchiaia.

 Anche per questo gli anziani sono comunque un patrimonio. Magari ora solo un patrimonio mobiliare o immobiliare di pronto soccorso e pronta cassa. E se in Giappone, il Paese che con l’Italia ne ha di più, sono considerati un tesoro nazionale vivente, da noi nell’anno buio del virus sembrano diventati un pericolo scampato per gli altri. In quel <ma> non c’è solo un cattivo modo di comunicare. C’è la perdita di una umanità e di una civiltà. E il legittimo diritto a un bel bitorzoluto corno.