Ma spezzato di gambe stattene buono a casa

Sabato 21 marzo 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ieri, oggi e domani. Tutti a dire che dopo il maledetto virus nulla sarà più come prima. Speriamo che non sia come le previsioni di Fox, che aveva annunciato un 2020 felicissimo. Proprio. Non si fosse ricordato, così per caso, nello spacciare felicità da indici di ascolto, che anno bisesto è generalmente anno funesto. Una sfiga che si manifesta soprattutto, ma guarda, con le epidemie. Una fama malefica che non aveva bisogno di ulteriori conferme, manco che il bisesto potesse essere accusato di incoerenza. Dato che fra i suoi trofei troneggiano i terremoti del Friuli nel 1976 e dell’Irpinia nel 1980. In compagnia di tragici attentati terroristici come la stazione di Bologna nel 1980, il treno di Natale nel 1984, la stazione madrilena di Atocha nel 2004, il lungomare di Nizza nel 2016. E non possiamo fargli il torto di dimenticare le stragi di Capaci e di via D’Amelio nel 1992 con la morte dei giudici Falcone e Borsellino. Se abbiamo avuto qualche dimenticanza, ci scusi. Ma intanto lui faccia la cortesia di andarsene in quarantena e di restarci per sempre morto e ucciso.

 FURBETTI DEL QUARTIERINO Meno male che il vignettista Altan sdrammatizza facendo dire al suo Cipputi: <Anno bisestile: una giornataccia in più del solito>. E comunque, quando il Corona se ne sarà andato a fare danni su Marte, domani sarà come ieri? Il consiglio sarebbe di essere cauti come serpenti, visto ciò che ci riserva l’oggi. L’oggi escludendo gli eroi civili da medaglia d’oro che negli ospedali combattono la battaglia per tutti noi. Ma insomma si dice di non assembrarsi e c’è chi se ne va a fare la birra e il tressette nei circoli (notare l’aggettivo) creativi. Si dice di starsene a casa e c’è chi se ne va a comprare un panino alla volta al supermercato per entrarci più volte. Si dice di uscire solo per necessità e quelli si scoprono improvvisamente tutti maratoneti senza mai aver fatto una flessione in vita loro. Si dice agli anziani che almeno statisticamente sono i più a rischio, e quelli sono i primi di picchetto la mattina davanti ai mercati. Si dice ai giovani che non sono una categoria immune per volontà divina e quelli se ne vanno a fare lo spritz uno accicciato all’altro. Si dice di mettere la mascherina e se la toglie perfino Spiderman.

 E meno male che almeno a Bari c’è un signor sindaco, proprio un signor sindaco, che sta a fare la staffetta fra un incosciente e l’altro, fra un deficiente e l’altro, fra un menefreghista e l’altro. Diciamolo: fra un barese non da esportazione e l’altro. Con gente che in tutt’Italia non riesce a starsene a casa qualche settimana, non riesce a vedersi un film in televisione, non riesce a non annoiarsi rimettendo a posto le cose che non si ha mai tempo di mettere a posto, non riesce (sia mai) a leggersi un libro, non riesce a non sognare l’aperitivo quotidiano, la pizza a giorni alterni, il burraco (che si può fare anche in famiglia), la fine settimana, la vacanza, lo staccare di tanto in tanto anzi di poco in poco. A Bari non riesce a fare a meno del polpo crudo. Con la filosofia (ci scusi la filosofia) che possa succedere solo agli altri. Mentre negli ospedali si muore senza un saluto, senza un abbraccio, senza un’ultima foto dei propri cari, col medico che alla domanda <Starò meglio?> non sa come risponderti e che se ha un attimo ti tiene la mano nella mano mentre te ne vai.

 BANDA DEI <CHIACUNI> E poi, d’accordo sullo spirito nazionale, d’accordo sull’inno suonato dai balconi, d’accordo sul popol mio che nella tragedia trova motivi per sentirsi per la prima volta unito, d’accordo sui fratelli d’Italia come sempre portati a dare il meglio di sé solo quando la situazione dà il peggio di sé. Ma una cosa è Bocelli che ci fa sentire orgogliosi, una cosa è la magica tromba di Renzo Rosso che suona il silenzio, mettiamoci anche Fred Mercury col <We are the champions> dei Queen per darci fiducia, siamo i campioni, ma poi. Ma poi che c’entrano i piatti dei tegami suonati come se stessimo nella banda dei chiacuni, che c’entra la hola da un palazzo all’altro, che c’entrano le sirene da curva Sud, che c’entrano su Facebook battute più adatte al giorno dopo, quando il sole sarà tornato. Per esorcizzare la paura, si dice. Per sentirci meno soli specie quando cala la sera e il gelo scende nelle strade e ciascuno se ne sta coi suoi pensieri, le sue noie, i suoi figli e nipoti lontani, un altro giorno di bollettini di contagiati e di non sopravvissuti davanti.

 Chissà se domani sarà tutto come prima. Di sicuro non dovrebbe andare come fa temere oggi chi non ha capito per chi suona la campana. Domani dovrebbe andare come fanno le solite maggioranze silenziose tenendo in piedi tutto il resto. L’Italia che sa dare lezioni al mondo, le ha date nella storia lontana e ne sta scrivendo ora un’altra pagina struggente. Escluso chi è beccato a spasso e dice che la moglie lo ha cacciato di casa.