C’è un Sud oltre al nuovo ospedale di Milano

Venerdi 3 aprile 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Chi non fa arrivare i ventilatori anti-virus in Puglia? Chi blocca quelli arrivati? Chi rischia di compromettere questa guerra che si combatte anche qui? Il Sud non sarà come al solito snobbato sia pure di fronte alla lotta eroica della Lombardia? E’ vero che la Protezione civile deve evitare la Babele, ma anche il dono privato di un tarantino doveva essere messo in attesa? E quel carico di mascherine doveva proprio fare il giro del mondo (Cina, Sudafrica, Olanda, Milano) prima di poter sbarcare a Bari? Si può in questi giorni parlare solo del nuovo grande ospedale di Milano? Può il governatore Fontana continuare a menare la grancassa come se avesse vinto un Gran premio mentre anche la sua gente soffre? E ci può essere una gara a chi è più bravo mentre si combatte per la vita di tanti medici e pazienti anche del Sud?

Sia augurato il momento in cui tanti malati potranno averne un letto e una terapia intensiva. Ma questa inaugurazione, fuori tono soprattutto per la loro sofferenza, sembrava più la serata inaugurale di una discoteca. Una offesa al dolore di tutti. In duecento a far festa mentre a tutto il Paese si dice di stare a casa. Si poteva fare in videoconferenza come avvenuto più di una volta in Puglia per il piano anti-pandemia. Lo si fa in queste ore di passione con tutto il resto, dal lavoro, alla scuola, ai giochi per i bambini che tanto vorrebbero correre. E il sindaco di Bari ha dovuto fare il cattivo a nome di tutti i Comuni italiani, ha dovuto ricordare loro che le istituzioni dovrebbero essere le prime a dare l’esempio. Di rispetto delle regole se non di discrezione per gli intubati.

 E di queste lezioni di solidarietà, difficile tacerne. Il sindaco di Brescia dice di aver potuto mandare malati in Germania e qui, al Sud, ma non nel contiguo Veneto che non ne accetta. Il governatore Zaia ha fatto la scelta per ora vincente di ordinare tamponi in massa invece di aspettare e inseguire il virus. Non è avvenuto a Lodi e Cremona facendo diffondere il contagio e non solo lì. Ma ora ci sono per caso in Veneto ventilatori liberi che potrebbero essere messi a disposizione di altri? Una sanità per ogni regione. Con Fontana a esaltare come un disco rotto una eccellenza della sanità lombarda che a molti deve essere sfuggita. Come se fosse una operazione di marketing e non di pietà. E a ripetere a stufo che se avesse avuto l’autonomia non si sarebbe trovato nell’attuale dramma perché avrebbe potuto assumere mille medici in più. Ciò che nessuno gli avrebbe impedito anche ora, visto che la spesa del fondo pubblico nazionale continua a privilegiare il Nord rispetto al Sud.

 A Bergamo gli alpini hanno costruito un ospedale da campo in 13 giorni senza un solo squillo di tromba. Ci vorrà tempo prima che quello montato nella Fiera di Milano possa funzionare in pieno. Per ora una ventina di posti sui promessi 250. Comunque benedetti mentre la città è lacerata dalle sirene. Ma lo stesso assessore Gallera, ben noto alle serate tv, dice che i posti aumenteranno man mano che arriveranno le terapie intensive prima dei malati. Come se fosse una calamita per attirarne lì quante più possibile a danno di altri posti, Sud compreso. Ché magari i contagiati del Sud vadano lì per una nuova emigrazione della speranza come quella che sottrae al Sud miliardi l’anno. Una conseguenza della già vista spesa sanitaria nazionale che dà al Sud 2,82 posti letto ogni mille abitanti rispetto ai 3,7 del Centro Nord. Perché?

 E questa solidarietà, ancòra. I grandi imprenditori del Nord donano per il loro Nord, non per tutta l’Italia. Anche in questo due Italie. Il dono dell’imprenditore tarantino, no, è fermato a vantaggio di tutti. E’ stato un bergamasco (bergamasco) come lo scienziato Silvio Garattini a dire d’aver visto in Lombardia roba su cui non si può tacere. Il senso della vita viene prima di quello degli affari ma qualcuno ha invertito le priorità. Ecco Milano che <non si ferma>. Ecco il no a chiudere le aziende tranne poi rinfacciare al governo di non aver chiuso tutto.

 Intanto in Puglia sale purtroppo la previsione di casi positivi da 2 mila a 3500. Per ora nulla fuori controllo. Ma mai come ora impossibili previsioni da Nobel della matematica. E in Basilicata si chiudono zone rosse sia pure con un meno triste bollettino quotidiano. Ma si deve in ogni momento alzare la voce, quando arrivano i ventilatori nonostante la spesa, quando il resto per evitare di trovarsi impreparati col picco della sofferenza. Bisogna resistere, ci vorrà pazienza antica. Ci vorrà prima di affrontare una ripartenza che minaccia di essere una battaglia e non solo una gioia se come si teme a essere sottratti al Sud non saranno malati come al solito ma anche soldi. Quelli che gli spettano non per generosità ma per evitare che continui a spopolarsi sotto il peso dell’ingiustizia. I virus qui durano sempre più a lungo al di là del nome che hanno.