I nostri figli ora potranno non emigrare più dal Sud

Venerdì 17 aprile 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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No, i nostri ragazzi non andranno più via. Non emigreranno più dal Sud. Il Sud non sarà più privato di loro, non si ridurrà a un deserto umano fatto solo di vecchi. Se una cosa, una sola cosa il virus ci ha detto che potrà cambiare, è questa. Sarebbe Internet a non farceli perdere più. Sarà Internet, se non a cancellare i divari fra territori, a ridurne i danni fino al punto da evitare un esodo dal Sud che continua da più di cent’anni. Prima il telelavoro, ora lo <smart working>, il lavoro agile da casa, cambieranno una geografia che ora danneggia il Sud. Non ne elimineranno la condanna economica. Ma almeno non lo priveranno della propria futura classe dirigente.

 Chiediamolo ai nostri ragazzi fuggiti dal Nord che pur li aveva accolti. Fuggiti quando un annuncio di chiusura di tutto fatto circolare come una soffiata ha consentito loro di prendere un treno in tempo. Forse ha anche consentito alle città in cui erano di alleggerirsi del loro peso quando già la tempesta sanitaria si addensava. Gli studenti tornati hanno continuato a seguire le lezioni on line. A seguire le lezioni delle università del Nord stando a casa, come stanno facendo tutte le università del Sud con i loro iscritti. Una didattica di quarantena che c’è chi considera, e non senza qualche ragione, un brutalismo. Quello della eliminazione dello spazio comune, l’abolizione dell’università (e della scuola) come luogo di incontro collettivo. 

 Ma è un probabile scampolo di futuro. Se non per l’insegnamento, già ora per il lavoro. E sempre di più dopo. La rivoluzione di Internet è togliere importanza al <dove> del lavoro. Perché Internet consente di lavorare col resto del mondo da qualsiasi luogo, a cominciare dalla cucina di casa. Puoi stare a Trinitapoli in Puglia o a Montescaglioso in Basilicata e lavorare con aziende della Lombardia o del Veneto. Con la sede che diventa mobile sia per chi svolge il lavoro sia per chi lo riceve. Perché il lavoro si svolge sullo schermo di un computer che lo trasmette a un altro computer. Stando, come si dicono gli inglesi, <nowhere everywhere>, da nessuna parte e ovunque. Fino a operazioni chirurgiche a distanza che trasmettono comandi a un robot. E con medici di altri continenti a consulto.

 Non si potrà fare per tutto, certo. Ma cosa costringe oggi i ragazzi del Sud a prendere un trolley e andare? Il lavoro che non c’è per tutti al Sud perché la sperequazione dello Stato fa mancare tutto ciò che ad altri dà. Infrastrutture materiali (dalle strade alle ferrovie), immateriali (dalla formazione alla sicurezza), sociali (dalle scuole agli ospedali), economiche (banche). Più i servizi che fanno la possibilità e la qualità della vita. Cioè tutto ciò che serve e favorisce la produzione e il lavoro. Con Internet questi svantaggi spariscono o se ne riduce il peso. Contano quindi i propri studi e il proprio talento. Il <know how>, il saper come più importante delle cattive condizioni del posto in cui vivi. Col motto: <Nel nuovo modo di lavorare, il lavoro non è un posto dove si va, è ciò che tu fai, è ciò che tu sei>.

 Chiaro che se il lavoro al Sud non c’è a sufficienza, continuerebbe a non esserci. E neanche il lavoro a distanza ne aumenta per ora la quantità. Lavorando poi per aziende del Nord, i profitti restano là. Ma restano al Sud gli stipendi, nel senso che si spendono al Sud. Insomma non consumi che si regalano, ma che rimangono sul territorio. E ogni famiglia che ha un figlio fuori sa quanto gli costi. E quei costi, a cominciare da vitto e alloggio, sono persi dal Sud e vanno anzi a incrementare il divario fra le due parti del Paese, come se ce ne fosse bisogno di altro. Col Sud che assiste il Nord. Ogni ragazzo che resta al Sud contribuisce poi a fare la società civile del Sud, quella che partenza dopo partenza continua a mancare. E la società politica. E la visione di futuro per la propria terra che non può avere chi giovane non è più. Ogni cervello che resta è un pezzo di quel futuro del Sud che ora si perde.

 Senza volerlo, il virus avrebbe aperto una via, se questa via fosse tutta aperta. Solo metà delle famiglie del Sud ha accesso a Internet, come al solito meno del Centro Nord. E così per i computer, non potendosi fare tutto sui cellulari (che, almeno loro, non mancano a nessuno). E quanto alla banda larga, stessa sperequazione. Pur non costando, un chilometro di fibra, quanto costano uno di metropolitana o uno di alta velocità ferroviaria, frutti proibiti per il Sud. Ma queste autostrade del futuro ci sono, anche se ne servono di più. E il Sud ha una occasione nuova nella sua ingiusta storia. Perché ora si può dire, cari ragazzi, non ve ne dovete a tutti i costi andare. Sarà lenta ma è un destino che cambia, se chiamassimo così decenni e decenni di spogliazione del Sud. Più precisamente furti.