Rifare l’Italia dopo il virus.Mai più Nord e Sud

Venerdi 8 maggio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ora, non domani. Ora bisogna finirla con Nord e Sud, non domani. Ora che l’Italia deve ripartire, non può ripartire come prima. Non può ripartire come se nulla fosse avvenuto. La ripartenza deve avvenire accendendo una volta per tutte anche il secondo motore del Paese. Il motore del Sud, l’unico che può dare nuova velocità a tutto. Non si può continuare a sottrarre ogni anno 61 miliardi al Sud per darli al resto del Paese. Anche il virus ha dimostrato che così non funziona. Il Sud non può essere privato di quanto gli spetta per assistere con i suoi soldi chi non è poi in grado di crescere più di uno zero virgola qualcosa. Si devono far sentire i governatori meridionali. E i ragazzi del Sud tornati per la terza volta dal virus devono poter restare, non continuare ad andare avanti e indietro come pacchi postali. Si deve fermare quel treno.

 Non prendiamoci in giro. Poco potrà cambiare finché nascere al Sud significherà ancòra avere meno diritti rispetto agli altri. Anzitutto meno ospedali in cui nascere. Poi, se sei di Altamura, avere meno asili nido di Carate Brianza. Più classi pollaio a Matera che a Pavia. Più scuole disastrate nel Foggiano che a Monza. Università meno finanziate in Puglia che in Emilia. Meno treni in tutto il Sud che nella sola Lombardia. Tutto merito di uno Stato che spende per ogni cittadino del Sud meno che per ogni cittadino del Centro Nord. Perché? Perché sei del Sud. Così quei 61 miliardi del Sud finiscono al Centro Nord. L’Eurispes ha calcolato 840 miliardi in 17 anni. Per cosa? Per essere sempre gli ultimi in Europa?

Che destino, questi ragazzi del Sud considerati uno spauracchio. Il contagio, il contagio. Non se ne potevano stare dove erano? Invece il Sud in cui si temeva chissà quale ecatombe anche a causa loro, è il pezzo di Paese che ha retto meglio. E ha retto benché fosse quello additato da tutti come l’inferno unico e possibile, mica Bergamo. Anzi neanche ora c’è stata l’apocalittica discesa in massa. E chissà se, tornando un giorno al Nord, ritroveranno un lavoro, avendolo perso già in molti. E allora, visto che si deve ricostruire tutto, vogliamo continuare come prima? Le Regioni del Sud devono imporsi perché si reinventi non solo il loro futuro. Perché si colga una occasione unica, benché malaugurata, di non tornare ad avere due Italie. Di riparare a uno scandalo storico.

 Si devono cancellare le condizioni perché gli investimenti pubblici volino altrove, perché il lavoro sia regalato dallo Stato ad altri. Ecco perché i giovani del Sud diventano pacchi postali. Premessa: il mondo è grande e aperto, e i campanili resistono solo per le feste patronali. I giovani devono avere piedi leggeri. E il Nord li accoglie, ci mancherebbe: è un risarcimento. Sarebbe bello se potessero avere anche ali tornanti. Avviene molto più di quanto si creda. Ci sono storie di successo di giovani tornati da riempire libri. Ultimo esempio pugliese? L’azienda tecnologica <CargUp> di Gravina di Puglia, al centro di quella Murgia Valley che è una meraviglia di resistenza e intraprendenza. Soci rientrati da una diaspora global: da Londra, Edimburgo, Dusseldorf, Parigi, Roma. Entusiasti. Perché al Sud si può inventare un gioiello che ha rivoluzionato il settore del trasporto via camion.

 Però adesso si deve rifare il mondo. E l’Italia anche. Già il lavoro on line potrà trattenere qui tanti che pur lavorano per imprese o uffici del Nord. Non è poco, potendo non solo smettere di regalare ad altri pure i loro consumi. Ma potendo costruire qui una società civile ora relegata a chi non ha più l’età per progettare il domani. Poi i minori danni da virus possono (potrebbero) fare del Sud il terminale per molte fasi intermedie delle lavorazioni delle zone più colpite e meno veloci nella ripresa. Non dimenticando la possibilità di stampanti 3D già attrezzate anche al Sud per sfornare prodotti su software altrui. Lo sappiamo che a Bari ce n’è una ipertecnologica di un giovane segnalato fra gli under 30 mondiali da tenere d’occhio?

 Però le condizioni della ripartenza siano nette. Restino al Sud i fondi dello Sviluppo e coesione. Restino al Sud i fondi europei destinati al Sud. Sia mantenuto verso il Sud l’impegno per una spesa pubblica non inferiore al 34 per cento, quanto è la popolazione meridionale. Si battano per questo i governatori, visto come si sono già espressi gli appetiti del Pun, il Partito unico del Nord (destra e sinistra insieme). Vogliono anche tutto questo per loro. E il ministro Boccia riprenda il discorso su quei livelli essenziali di prestazione la cui mancata definizione priva il Sud di servizi e infrastrutture senza le quali si va via.

 Non bisogna fare barricate, né sottovalutare il sangue e sudore che ci aspetterà da Campione d’Italia a Lampedusa. Ma se un virus ha sconvolto tutto, e rivelato tutto, non può rimanere tutto come prima, anzi peggio. Davvero passerà anche questa violenza?