Tutta la seccatura del dopo-Virus

Sabato 6 giugno 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Tanto per cominciare, attenti alle calze col buco. Medesima attenzione all’aroma dei piedi specie d’estate. Non risulta fine andare con gli infradito. Ormai nell’Anno Primo dopo-Virus non si potrà più andare a cena in case altrui senza le nuove regole: togliersi le scarpe o infilarsele in sacchetti di plastica che ti fanno sembrare uno della rianimazione e camminare come una papera. Poi una spruzzata di sanificazione total manco fossi uscito da un tombino. Quindi accesso in salotto uno alla volta e in fila indiana a distanza di un metro con l’apparecchio che fischia se sgarri di un nano-millimetro. Anche se la tavola è da dieci, seduti solo quelli che ci entrano distanziati dal solito metro. Gli altri in piedi, con possibilità di turnazione. Inutile tentare di fare una chiacchierata tutti insieme, ci vorrebbero i megafoni: attaccare discorso solo col vicino. Ricordare cosa stavate dicendo e riprendere il concetto la volta successiva se nel frattempo non sono arrivate le due di notte. Consigliabili amici che già si frequentavano e si conoscono talmente bene da non avere più nulla da dirsi.

 A CENA INSIEME In discussione se sia necessario esibire il test sierologico. Attenti alla regione in cui siete perché ci sono ordinanze differenti da una all’altra e non è detto che il mercoledì sia uguale al giovedì. Niente più buffet, visto che ci fiondiamo sulle tavole imbandite come pirati all’assalto di un galeone temendo che finisca la pizzaiola. Solo piatti singoli serviti con guanti e mascherina e col sedere all’indietro sempre causa distanziamento. Nessuna zuppiera centrale dalla quale prendere tutti l’insalata perché la pinza comune potrebbe essere contaminata dalla gocciolina altrui. Adesivi col nome sui bicchieri per evitare sbagli ed eventuali contagi dal non sintomatico. Anzi bicchieri di colore diverso. Assolutamente escluse le portate <finger food>, quelle che si possono mangiare con le mani anche se è la pizzella. Si suggeriscono post it sulle pareti con le istruzioni aggiornate, anzi nelle case più < in> girano libretti personalizzati come quelli delle messe di matrimonio. Pane in piattini singoli e proprie molliche non sparse oltre il metro. E meglio tutto incellofanato anche se sembra il catering degli ospedali.

 Evitare soggetti che smaniano per il caldo, visto che l’aria condizionata sarà rigorosamente spenta perché può diffondere avanzi di Covid che non si sa mai. Consigliabili la terrazza o il balcone, benché le zanzare siano capaci di trasmettere di tutto anche se ti fai una corazza di Autan. Esclusi gli allergici, perché non puoi stare a fare un tampone a ogni loro starnuto. Bagni con salviette monouso (non fini quelle di carta che non si usano più neanche nelle cantine) e disinfettanti ad ampio spettro: il suggerimento è aver fatto prima a casa almeno il gabinetto grande. Al momento di andare via, stesse misure anti-ingorgo dell’arrivo, magari preparandosi una mezzora prima per evitare tamponamenti fra i presenti. Abbracci e baci peggio delle scosse di terremoto. Promessa di ricambiare la piacevole serata. Anche se, chissà perché, le statistiche dicono che più di un terzo degli italiani non vorrebbe più riprendere le relazioni sociali. Cosiddette.

 PRENOTARE, PRENOTARE Ma non solo il (dis)gusto per il ritorno alle occasioni conviviali. Dal 15 giugno tutti di nuovo in discoteca. Con condizioni assolutamente gradevoli come quelle degli inviti a cena. Al massimo non si potrà più rimorchiare, anche perché con la mascherina devi fidarti solo degli occhi. Al massimo non si potrà più ballare con lo struscio, anche se l’ultimo lento risale alle guerre puniche. Al massimo non ci si potrà neanche sfiorare, anche se si è in quindici in un metro quadrato. Anzi al massimo ci deve essere un affollamento di 0,7 persone in quel metro quadro, che secondo la matematica equivale a un quadrato di un metro per uno. Al massimo potrà entrare uno ogni minuto netto e col termoscanner, dandosi appuntamento dentro nel giro della successiva ora. Al massimo si potranno fare movimenti statici come il ballo del mattone che non se lo ricorda più neanche Rita Pavone. Al massimo potrai avere un mojito su prenotazione fatta on line non meno di dieci giorni prima. Ma a parte questi insignificanti particolari, non lo vuoi mettere il gusto di tornare giovani nel brivido della musica che ti prende tutto dentro tanto da paralizzarti?

 Tutto il bello del dopo-virus è che sarà una vita più ordinata di prima. E prenotata. A cena e nel divertimento ma non solo. Prenotare al parrucchiere. Prenotare in palestra. Prenotare in chiesa. Prenotare l’ombrellone. Prenotare al ristorante. Prenotare al supermercato. Prenotare al cinema. Prenotare lo scoglio. In fondo non se ne poteva più di questa vita dissoluta, uno aveva voglia di uscire e se ne usciva senza prenotazione. Vogliamo dirlo? Era anarchia quella, non vita.