Piano ripresa Sud ignorato così affonda tutta l’Italia

Venerdi 12 giugno 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 No, così non ci saremo mai. Neanche il Piano Colao si accorge che in Italia non c’è una sola Italia ma ce ne sono due. E che il Sud è il problema ma anche la soluzione dei problemi d’Italia. Ora che cominceranno gli Stati generali sull’economia, è bene che qualcuno se ne ricordi. Non può continuare ad esistere un’Italia in cui nascere al Sud è una sfortuna. Un Sud che è la più ampia area europea a sviluppo ritardato. Un Sud in cui lo Stato dà ai bambini meno asili nido, agli alunni meno scuole e meno professori, ai viaggiatori treni più lenti, costringe chi vuol rimanere ad andarsene. E questo mentre la stessa Europa dice basta. E aggiunge che non un euro ci sarà se non sarà destinato a cambiare questa situazione. Se non ci sarà un nuovo Paese tutto a Frecciarossa. Perché l’unico modo di far crescere l’Italia è far crescere il Sud.

 Il Piano Colao. Regole uguali per tutti non sono giustizia se non tutti partono dallo stesso livello. Bene che il Piano per rimettere in moto l’Italia punti su infrastrutture, scuola, banda larga. Ma se ci vogliono più infrastrutture, non puoi fare l’autostrada Cremona-Milano mentre al Sud non si sa come andare da Taranto a Crotone. Se mi parli di imprese, non puoi ignorare che a quelle del Sud il credito costa di più rispetto al Nord. Se mi parli di scuole, non puoi ignorare che il tempo pieno alle elementari è del 54 per cento in Lombardia e del 18,7 in Puglia. Se mi parli di banda larga, non puoi ignorare che un terzo dei ragazzi del Sud non ha potuto seguire le lezioni a distanza perché non aveva il computer. E che secondo studi americani questo significa dal 30 al 50 per cento in meno di apprendimento.

 In Italia è sempre andata così ma non può continuare così. Come ha capito l’Europa ma non l’Italia. Un fiume di denaro ci arriverà. Con molte anime belle convinte di poterlo spendere in sussidi e regalie come si è fatto col Decreto Rilancio. Allora si capiva dopo la paralisi del virus. Ma ora il Piano Colao non poteva non tener conto che grazie alla spesa <storica> dello Stato (cioè spesa diseguale come si è sempre fatto) il Sud perde ogni anno 61 miliardi che vanno al Centro Nord. In lavoro, in servizi, in consumo. E che quindi se ora dai dieci al Nord e dieci al Sud, la scandalosa ingiustizia resta così com’è.

 Dopo Johannes Hahn, commissario europeo al bilancio, si è fatta sentire anche Elisa Ferreira, commissaria per la coesione. Per dire che non ci sono più scuse. In particolare i 173 miliardi di euro del Recovery Fund vanno spesi soprattutto al Sud. Rapidamente. E in rate che vadano avanti man mano che i progetti vanno avanti. Un binario in più, un finanziamento in più. Perché nessuno deve ancòra restare indietro più di quanto non lo sia. Una nuova Cassa per il Mezzogiorno, quella buona prima che subentrasse quella cattiva che ingannava il Sud spendendo non per investimenti ma per fargli comprare prodotti del Nord e assicurarsene il voto. Mentre quella buona non solo ha trasformato come non mai il Sud uscito dalla guerra. Ma ha ridotto come non mai il divario. E ha fatto crescere l’Italia a livelli mai più ripetuti.

 Il risultato è appunto che se cresce il Sud, cresce l’Italia. E più di quella misera crescita che ne fa sempre l’ultima in Europa. Non si può continuare a puntare su una locomotiva del Nord sempre più sfiatata e non solo in Lombardia col virus. Con Lombardia, Veneto ed Emilia ricche in Italia ma tutte al di sotto di quelle europee più sviluppate. Perché, emarginando il Sud, si emarginano anche loro. E con regioni come Umbria, Marche, Piemonte, Toscana e Friuli che scivolano verso la crisi. Ci sono zone, ed energie, e capacità, e voglia di fare al Sud da non lasciare sole. Senza gridare al pregiudizio verso il Nord, dopo averne buttato a secchiate sul Sud. E attenzione a certe sirene secondo le quali Bari, Catania, Messina, Reggio Calabria resistono alla recessione meglio di Torino, Venezia, Genova. Può lusingare ma puzza di sistema che vuole così attirare soldi dalle sue parti. Come sempre.

 Andiamo a vedere quali aziende hanno chiesto il prestito governativo a bassissimo tasso. Non solo il 90 per cento tutte medio-grandi, ma al 90 per cento tutte del Nord. Le briciole al Sud. E andiamo a vedere dove è andata (quando arriverà) la cassa integrazione per i dipendenti: due terzi al Nord, dove ci sono appunto più aziende. Finché ci sarà sperequazione di partenza, tutto sarà sempre sperequato. Non puoi dare al ricco quanto dai al povero. Se ne ricordino gli Stati generali sull’economia. I margini di crescita stanno solo al Sud. Conviene a tutti che alla vecchia privilegiata locomotiva acciaccata se ne aggiunga un’altra. Tutto un Paese chiamato Frecciarossa.No, così non ci saremo mai. Neanche il Piano Colao si accorge che in Italia non c’è una sola Italia ma ce ne sono due. E che il Sud è il problema ma anche la soluzione dei problemi d’Italia. Ora che cominceranno gli Stati generali sull’economia, è bene che qualcuno se ne ricordi. Non può continuare ad esistere un’Italia in cui nascere al Sud è una sfortuna. Un Sud che è la più ampia area europea a sviluppo ritardato. Un Sud in cui lo Stato dà ai bambini meno asili nido, agli alunni meno scuole e meno professori, ai viaggiatori treni più lenti, costringe chi vuol rimanere ad andarsene. E questo mentre la stessa Europa dice basta. E aggiunge che non un euro ci sarà se non sarà destinato a cambiare questa situazione. Se non ci sarà un nuovo Paese tutto a Frecciarossa. Perché l’unico modo di far crescere l’Italia è far crescere il Sud.

 Il Piano Colao. Regole uguali per tutti non sono giustizia se non tutti partono dallo stesso livello. Bene che il Piano per rimettere in moto l’Italia punti su infrastrutture, scuola, banda larga. Ma se ci vogliono più infrastrutture, non puoi fare l’autostrada Cremona-Milano mentre al Sud non si sa come andare da Taranto a Crotone. Se mi parli di imprese, non puoi ignorare che a quelle del Sud il credito costa di più rispetto al Nord. Se mi parli di scuole, non puoi ignorare che il tempo pieno alle elementari è del 54 per cento in Lombardia e del 18,7 in Puglia. Se mi parli di banda larga, non puoi ignorare che un terzo dei ragazzi del Sud non ha potuto seguire le lezioni a distanza perché non aveva il computer. E che secondo studi americani questo significa dal 30 al 50 per cento in meno di apprendimento.

 In Italia è sempre andata così ma non può continuare così. Come ha capito l’Europa ma non l’Italia. Un fiume di denaro ci arriverà. Con molte anime belle convinte di poterlo spendere in sussidi e regalie come si è fatto col Decreto Rilancio. Allora si capiva dopo la paralisi del virus. Ma ora il Piano Colao non poteva non tener conto che grazie alla spesa <storica> dello Stato (cioè spesa diseguale come si è sempre fatto) il Sud perde ogni anno 61 miliardi che vanno al Centro Nord. In lavoro, in servizi, in consumo. E che quindi se ora dai dieci al Nord e dieci al Sud, la scandalosa ingiustizia resta così com’è.

 Dopo Johannes Hahn, commissario europeo al bilancio, si è fatta sentire anche Elisa Ferreira, commissaria per la coesione. Per dire che non ci sono più scuse. In particolare i 173 miliardi di euro del Recovery Fund vanno spesi soprattutto al Sud. Rapidamente. E in rate che vadano avanti man mano che i progetti vanno avanti. Un binario in più, un finanziamento in più. Perché nessuno deve ancòra restare indietro più di quanto non lo sia. Una nuova Cassa per il Mezzogiorno, quella buona prima che subentrasse quella cattiva che ingannava il Sud spendendo non per investimenti ma per fargli comprare prodotti del Nord e assicurarsene il voto. Mentre quella buona non solo ha trasformato come non mai il Sud uscito dalla guerra. Ma ha ridotto come non mai il divario. E ha fatto crescere l’Italia a livelli mai più ripetuti.

 Il risultato è appunto che se cresce il Sud, cresce l’Italia. E più di quella misera crescita che ne fa sempre l’ultima in Europa. Non si può continuare a puntare su una locomotiva del Nord sempre più sfiatata e non solo in Lombardia col virus. Con Lombardia, Veneto ed Emilia ricche in Italia ma tutte al di sotto di quelle europee più sviluppate. Perché, emarginando il Sud, si emarginano anche loro. E con regioni come Umbria, Marche, Piemonte, Toscana e Friuli che scivolano verso la crisi. Ci sono zone, ed energie, e capacità, e voglia di fare al Sud da non lasciare sole. Senza gridare al pregiudizio verso il Nord, dopo averne buttato a secchiate sul Sud. E attenzione a certe sirene secondo le quali Bari, Catania, Messina, Reggio Calabria resistono alla recessione meglio di Torino, Venezia, Genova. Può lusingare ma puzza di sistema che vuole così attirare soldi dalle sue parti. Come sempre.

 Andiamo a vedere quali aziende hanno chiesto il prestito governativo a bassissimo tasso. Non solo il 90 per cento tutte medio-grandi, ma al 90 per cento tutte del Nord. Le briciole al Sud. E andiamo a vedere dove è andata (quando arriverà) la cassa integrazione per i dipendenti: due terzi al Nord, dove ci sono appunto più aziende. Finché ci sarà sperequazione di partenza, tutto sarà sempre sperequato. Non puoi dare al ricco quanto dai al povero. Se ne ricordino gli Stati generali sull’economia. I margini di crescita stanno solo al Sud. Conviene a tutti che alla vecchia privilegiata locomotiva acciaccata se ne aggiunga un’altra. Tutto un Paese chiamato Frecciarossa.

No, così non ci saremo mai. Neanche il Piano Colao si accorge che in Italia non c’è una sola Italia ma ce ne sono due. E che il Sud è il problema ma anche la soluzione dei problemi d’Italia. Ora che cominceranno gli Stati generali sull’economia, è bene che qualcuno se ne ricordi. Non può continuare ad esistere un’Italia in cui nascere al Sud è una sfortuna. Un Sud che è la più ampia area europea a sviluppo ritardato. Un Sud in cui lo Stato dà ai bambini meno asili nido, agli alunni meno scuole e meno professori, ai viaggiatori treni più lenti, costringe chi vuol rimanere ad andarsene. E questo mentre la stessa Europa dice basta. E aggiunge che non un euro ci sarà se non sarà destinato a cambiare questa situazione. Se non ci sarà un nuovo Paese tutto a Frecciarossa. Perché l’unico modo di far crescere l’Italia è far crescere il Sud.

 Il Piano Colao. Regole uguali per tutti non sono giustizia se non tutti partono dallo stesso livello. Bene che il Piano per rimettere in moto l’Italia punti su infrastrutture, scuola, banda larga. Ma se ci vogliono più infrastrutture, non puoi fare l’autostrada Cremona-Milano mentre al Sud non si sa come andare da Taranto a Crotone. Se mi parli di imprese, non puoi ignorare che a quelle del Sud il credito costa di più rispetto al Nord. Se mi parli di scuole, non puoi ignorare che il tempo pieno alle elementari è del 54 per cento in Lombardia e del 18,7 in Puglia. Se mi parli di banda larga, non puoi ignorare che un terzo dei ragazzi del Sud non ha potuto seguire le lezioni a distanza perché non aveva il computer. E che secondo studi americani questo significa dal 30 al 50 per cento in meno di apprendimento.

 In Italia è sempre andata così ma non può continuare così. Come ha capito l’Europa ma non l’Italia. Un fiume di denaro ci arriverà. Con molte anime belle convinte di poterlo spendere in sussidi e regalie come si è fatto col Decreto Rilancio. Allora si capiva dopo la paralisi del virus. Ma ora il Piano Colao non poteva non tener conto che grazie alla spesa <storica> dello Stato (cioè spesa diseguale come si è sempre fatto) il Sud perde ogni anno 61 miliardi che vanno al Centro Nord. In lavoro, in servizi, in consumo. E che quindi se ora dai dieci al Nord e dieci al Sud, la scandalosa ingiustizia resta così com’è.

 Dopo Johannes Hahn, commissario europeo al bilancio, si è fatta sentire anche Elisa Ferreira, commissaria per la coesione. Per dire che non ci sono più scuse. In particolare i 173 miliardi di euro del Recovery Fund vanno spesi soprattutto al Sud. Rapidamente. E in rate che vadano avanti man mano che i progetti vanno avanti. Un binario in più, un finanziamento in più. Perché nessuno deve ancòra restare indietro più di quanto non lo sia. Una nuova Cassa per il Mezzogiorno, quella buona prima che subentrasse quella cattiva che ingannava il Sud spendendo non per investimenti ma per fargli comprare prodotti del Nord e assicurarsene il voto. Mentre quella buona non solo ha trasformato come non mai il Sud uscito dalla guerra. Ma ha ridotto come non mai il divario. E ha fatto crescere l’Italia a livelli mai più ripetuti.

 Il risultato è appunto che se cresce il Sud, cresce l’Italia. E più di quella misera crescita che ne fa sempre l’ultima in Europa. Non si può continuare a puntare su una locomotiva del Nord sempre più sfiatata e non solo in Lombardia col virus. Con Lombardia, Veneto ed Emilia ricche in Italia ma tutte al di sotto di quelle europee più sviluppate. Perché, emarginando il Sud, si emarginano anche loro. E con regioni come Umbria, Marche, Piemonte, Toscana e Friuli che scivolano verso la crisi. Ci sono zone, ed energie, e capacità, e voglia di fare al Sud da non lasciare sole. Senza gridare al pregiudizio verso il Nord, dopo averne buttato a secchiate sul Sud. E attenzione a certe sirene secondo le quali Bari, Catania, Messina, Reggio Calabria resistono alla recessione meglio di Torino, Venezia, Genova. Può lusingare ma puzza di sistema che vuole così attirare soldi dalle sue parti. Come sempre.

 Andiamo a vedere quali aziende hanno chiesto il prestito governativo a bassissimo tasso. Non solo il 90 per cento tutte medio-grandi, ma al 90 per cento tutte del Nord. Le briciole al Sud. E andiamo a vedere dove è andata (quando arriverà) la cassa integrazione per i dipendenti: due terzi al Nord, dove ci sono appunto più aziende. Finché ci sarà sperequazione di partenza, tutto sarà sempre sperequato. Non puoi dare al ricco quanto dai al povero. Se ne ricordino gli Stati generali sull’economia. I margini di crescita stanno solo al Sud. Conviene a tutti che alla vecchia privilegiata locomotiva acciaccata se ne aggiunga un’altra. Tutto un Paese chiamato Frecciarossa.