Italia,allunga il passo e torna a essere unita

Domenica 21 giugno 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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E infine venne il virus a dimostrare che <il re è nudo>. Tutti a chiedersi come mai la Lombardia, la regione più potente d’Italia, sia stata la peggiore nella lotta alla pandemia. Non solo compromettendo se stessa, ma compromettendo il resto del Paese. E come la vocina della bambina nella novella di Andersen, quella del Covid ha rivelato gli inganni sui quali quella sensazione di intangibilità e immunità si reggeva. Parliamoci chiaro: sono stati tanti gli errori commessi fra Bergamo e Milano, che se fossero stati fatti altrove  avrebbero portato allo stesso disastro. Il fatto è che non sono stati commessi altrove, ma proprio lì dove meno ce li si aspettava. Anzi è andata molto meglio dove più ce li si aspettava. Ma a loro non poteva succedere. E allora?

 Ha una spiegazione meno legata al caso <Il male del Nord>, titolo dell’ultimo libro di Pino Aprile (pienogiorno ed., pag. 171, euro 16,90) uscito mentre ancòra lassù si contano i morti quotidiani e altrove no. E’ vero che con un governatore come Fontana e un assessore come Gallera si può addirittura dire che il male sia andato fin troppo bene. E’ vero che se lasci diffondere il contagio negli ospedali e nelle residenze per anziani non è che il virus faccia finta di niente. E’ vero che se dici <Milano non si ferma>, meno che mai si ferma la diffusione degli ammalati. E’ vero che se fai svolgere la partita (con pubblico) Atalanta-Valencia te la vai proprio a cercare. E’ vero che se non istituisci immediatamente le <zone rosse> di blocco totale, la pandemia va e viene come vuole. Ma ecco, perché le <zone rosse> solo a tempo scaduto? E perché la leggerezza e la protervia di tutto il resto?

 Perché appunto il re era nudo ma nessuno aveva il coraggio di dirlo. Non sfortunate coincidenze ma inevitabili conseguenze di un modo di essere. Una ingordigia economica che ha fatto tenere aperte il 70 per cento delle aziende trasformate in focolai poi indomabili (i <danè>). Una indisciplina civica figlia di un’arroganza da ricchezza e di una concezione sfrontata di autonomia. Un sistema sanitario pubblico talmente smantellato per far fare soldi ai privati che al momento opportuno non ci sono state più terapie intensive sufficienti. Tutto quanto fosse camuffato dai suoni e dalle luci della Milano città europea è miseramente e dolorosamente esploso alla prova dei fatti.

 Insomma non è fallita solo una sanità lombarda. E’ fallita una presunta locomotiva talmente sfiatata che il Paese è sempre ultimo nelle classifiche del reddito. Ma questa locomotiva non arraffa sempre carburante senza che ciò non costi qualcosa al resto d’Italia. Carburante come spesa pubblica che sottrae al Sud 61 miliardi l’anno che vanno agli altri. Costa la divisione in due Italie, una che ha tutto l’altra niente. Costa una sperequazione che non fa crescere l’intera Italia, non solo il Sud. Una mancanza di equità non solo territoriale ma umana e sociale in cui la parte meglio attrezzata, la più ricca, la maggiormente servita e finanziata, quella alla quale va tutto non capisce il suo male, appunto. Un male di congestione, inquinamento, accaparramento, abbondanza, scandali, cattiva amministrazione. Memorabile in tal senso il discorso di Fontana: da noi la bistecca spetta al padre che lavora, niente ai figli. Insegniamogli la civiltà mediterranea che tutto divide. 

 Finché, in un giorno di marzo dell’anno bisestile 2020, tutto diventa un boomerang per mano di un virus. Il libro di Aprile non è solo un istant book su ciò che è avvenuto (anche se il giornalista-scrittore pugliese lo scrive al passato come un memoriale che resti nella storia: avvenne, ci fu) ). E’ un libro che parte dallo scandalo di un Paese ingiusto per arrivare alla urgenza di un Paese più giusto. Partendo da Sud, che così non è il problema del Paese, ma è la soluzione. E Sud in cui col virus doveva succedere e invece non è successo. Anche se la notoria vis polemica di Aprile si chiede (per la verità senza che la polemica sia campata in aria) cosa avrebbero detto a parti inverse. Un Muro di Berlino avrebbero eretto contro i meridionali peste d’Italia. Contro i colerosi. E dove, invece, con meno mezzi e meno uomini, si è fatto molto meglio di dove mezzi e uomini li sottraggono agli altri senza nulla restituire. Compresi, stavolta, tamponi e reagenti.

 Aprile non fa la fantacronaca di un disastro. Ridicolizza il pregiudizio contro il Sud. Smonta il giudizio sul Nord. Dice chiaro e tondo che se l’Italia non cambia non solo resta ultima ma si spezza (a costo di essere tacciato di separatismo). Suggerisce che solo partendo da Sud c’è un futuro per tutti, dalle terre dimenticate alle terre di mezzo. Sud come un affare. Si è finora lasciato credere che il male del Paese fosse appunto il povero Sud. E invece si scopre il male del Nord. Frigge dirlo, ma questo virus non sarà stato del tutto inutile (e infame).