Cara scuola, ti dico arrāngiati da sola

Sabato 27 giugno 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Dice: la scuola in Italia è la Cenerentola perché i bambini e i ragazzi non votano.  Cattivissimo. C’è chi aggiunge che la scuola in Italia non è considerata importante perché si pensa che per avere successo siano meglio i soldi che la cultura. Più vero di un solleone d’estate, basta vedere come pagano gli insegnanti. Sarà come sarà, tutto ha riaperto dopo il virus, tranne la scuola. Tanto ci sono le famiglie che se li sbolognano. Tanto tumuliamo in casa le mamme che non lavorano e anzi nessuno come l’Italia non le fa lavorare anche per questo. Tanto a casa ci sono i nonni che poi non sono neanche sufficienti visto che non si fanno i figli anche per carenza di nonni disponibili. Tanto c’è il parto più degenere della pandemia con un nome più incomprensibile delle sigle sindacali: Dad. Trattasi della didattica a distanza che sembra la più importante scoperta al mondo dopo quella dell’America.

 LEZIONI REMOTE Dire mezza parola sulla didattica a distanza, è passare per trogloditi fermi al pennino e all’inchiostro. Soprattutto gli anziani, poverini che non si vanno a chiudere tutti in una casa di riposo (di questi tempi minaccia più grave di una coltellata). Al posto della professoressa, uno schermo che te la fa vedere lampeggiare come un semaforo giallo. Invece di un volto, una voce senza volto. Invece della lavagna, un appunto scritto a mano che non inquadri neanche col telescopio. Invece del compagno di banco, la stanzetta vuota. Invece delle alzate di mano, uno sbadiglio. Invece della campanella, il silenzio. Invece del gioioso intervallo, la corsa a fare la pipì per non perdere la connessione. Invece degli sfottò, delle amicizie, degli amori, degli appuntamenti, dei sogni, delle relazioni di una classe, niente: solo i WhatsApp. Come se apprendere fosse soltanto sommare participio passato e radici quadrate e non condividere e coinvolgere. Come se una classe fosse solo un’aula e non una comunità sia intellettuale che fisica.

 Manco l’ultimo giorno gli hanno fatto fare insieme a quelle povere anime, benché fosse più atteso di tutti i comunicati della Protezione civile. Niente lacrime, niente arrivederci, niente abbracci (Dio ce ne scampi e liberi), niente esultanza da Curva Sud. Invece di un saluto, l’estate più vuota dentro.

 Diciamoci la verità: se non ci fosse stata la Dad, non ci sarebbe stata neanche la scuola. Il fatto è che se ne sono innamorati non come una necessità ma un impulso erotico. Non c’è mai stata nella storia umana un Covid che prendesse tanto di mira la povera scuola. Ma non c’è mai stata una scuola tanto incerta (e si capisce) su come uscirne viva a settembre dopo tanti mesi di morte civile. Lezioni di 45 minuti per trattenere meno gli studenti in classe ma nel Paese in cui più del 70 per cento di cittadini riesce a leggere ma senza capire. Lezioni anche all’aperto e nei musei nel Paese in cui troppe scuole hanno all’aperto cortili sgarruppati e i musei sono chiusi perché non c’è il custode.

 RITORNO BLINDATO E le mascherine, obbligatorie dai 6 anni in su sul volto di ragazzini che per questo cominceranno a odiare Zorro. Ma niente durante l’interrogazione, altrimenti per capirsi ci vorrebbe il traduttore automatico. Distanza minima di un metro fra i banchi ora incollati uno all’altro soprattutto nelle classi-pollaio del Sud, dove siccome è Sud si è trattati più da polli che da cristiani. Ciò che significa almeno quattro metri quadrati per evitare che non siano aule ma celle di sicurezza. Quindi più aule e più insegnanti dei quali è stata promessa l’assunzione ma per ora più che alla sintassi pensiamo ai bidelli per fare i guardiani. Un metro anche nei corridoi dove i ragazzi rotolano in assembramenti da codice penale. Ipotesi di ingressi scaglionati, non tutti alla stessa ora per non tamponarsi senza assicurazione. E ipotesi turno A e turno B delle lezioni, compreso il pomeriggio, ma il pomeriggio ci vogliono anche gli insegnanti e non ne parliamo perché chissà dove si va a finire col deficit. Lezioni anche il sabato. Proibito andare a scuola con il raffreddore o la tosse o se si è avuta la febbre nei giorni prima, cioè previsione di un terzo della scuola ammalato. Niente guanti perché una penna inforcata così sarebbe più una zappa che una penna. Nei bagni finestre sempre aperte anche perché ci vanno a fumare. Uscita differente dall’entrata in sensi unici alternati. Esercitazioni preventive per essere pronti e arruolati al ritorno che non sembra un ritorno ma una via crucis. Soprattutto, ogni preside si arrangi e non rompa.

 Vista la mala parata, ci sono famiglie che pensano al fai-da-te, self service dell’apprendimento. Ho un salone grande, ci invito due o tre ragazzi del condominio, ci fittiamo una insegnante magari precaria o supplente o in pensione, e facciamo per conto nostro. Un tempo si diceva autodidatti. Ora è meglio non dire cosa tutti vorrebbero dire.