Quei livelli di assistenza che massacrano il Mezzogiorno

Venerdi 10 luglio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 L’ennesimo scandalo. Anche nel 2020 il Centro Nord continuerà a ricevere più soldi dallo Stato rispetto al Sud per curare i propri cittadini. Si farà insomma come si è fatto negli ultimi 15 anni. Come se essere meridionali significasse avere meno diritti per la propria salute: sei del Sud, cosa pretendi. Già dal 2012 al 2017 per sei regioni del Nord la quota è aumentata mediamente del 2,36 per cento, mentre per altrettante regioni del Sud la crescita è stata dell’1,75 per cento. Una differenza che si è aggiunta alle precedenti invece del contrario. Pur essendo la salute non solo un diritto individuale che non dovrebbe dipendere dal posto in cui sei nato. Ma un interesse collettivo. Cioè un interesse pubblico nazionale. Sempre che avessimo una Italia e non due.

 Solita obiezione: alle Regioni del Nord va di più perché spendono meglio. Una menzogna sulla quale si è costruito un mito contro il Sud. Negli ultimi due anni è aumentato il deficit del settore. Ma è aumentato a causa soprattutto di regioni come Piemonte, Liguria, Toscana: lo dice la Corte dei Conti, non qualche movimento meridionalistico. Il trucco è come sempre nello scippo della spesa storica, si fa come si è sempre fatto. E se tu Sud hai meno posti letto, ne hai meno non perché non ti sono stati mai dati come si doveva, ma perché non ne hai bisogno. Il danno e la beffa.

 Vedi la Puglia. Con 4,1 milioni di abitanti, nell’ultimo anno ha ricevuto 7,49 miliardi. Al confronto l’Emilia Romagna (abitanti 4,4 milioni) ne ha ricevuti 8,44: uno in più nonostante una popolazione quasi identica. Ma cosa vuoi, tu sei pugliese, quelli sono emiliani. E poi il principio dell’anzianità della popolazione, più alta in Emilia. Principio considerato più importante sia del livello di povertà che del numero e del tipo di malattie. Per cui un anziano emiliano ricco è più curato di un anziano pugliese povero. Sempre che l’anziano pugliese non decida di non farsi curare affatto, come avviene sempre più spesso al Sud.

 Anche per la salute abbiamo uno Stato che non tratta allo stesso modo i suoi cittadini. Lo fa violando ogni giorno la Costituzione. Così per ogni pugliese investe 1.826 euro all’anno, per ogni campano 1.827, per ogni calabrese 1.800 contro i 1.918 per ogni emiliano, i 1.877 per ogni veneto, i 1.880 per ogni lombardo. La prossima volta non nascere a Crotone ma a Treviso. Questo squilibrio ha consentito alle regioni del Nord di avere più ospedali, più posti letto, più attrezzature. Gli ha consentito di spendere il doppio per i loro medici, i loro infermieri, i loro operatori sanitari. Ha mortificato sempre più chi già aveva meno. Ma ha consentito anche altro.

 I viaggi della speranza. A parte la tristezza di dover partire per curarsi. Di dover andare dove hanno di più non perché più bravi ma perché così è sempre andata. Ma ciascuno di quei viaggi crea le condizioni per doverne fare in futuro sempre di più. Perché con la loro spesa al Nord i meridionali accentuano il divario a danno della loro sanità. Così ogni anno la Regione Puglia sborsa in media 300 milioni per la cosiddetta <mobilità passiva>. Soldi che vanno soprattutto a Lombardia, Emilia, Lazio, invece di rimanere in Puglia. Un investimento al contrario che perpetua la grande ingiustizia.

 Ma non è finita. C’è il decreto 70 del 2015 sui posti letto. Che li toglie non dove la sanità è peggiore, ma dove è già tanto meno finanziata dallo Stato per cui sempre più pazienti vanno fuori. E più ne vanno, più si tagliano i posti letto nella loro regione perché significherebbe che non servono: non è vero che vanno altrove? E allora? Insomma tutto fatto apposta perché ci sia la migrazione dei malati. E perché questa migrazione sostenga i sistemi sanitari del Nord. Malato di Brindisi, datti da fare ad andare a Pavia altrimenti quegli ospedali come si arricchiscono di mezzi e personale? E come si arricchisce quella città sulla pietà dei familiari che ti seguono?

E ancòra. Circola una bozza sul possibile riparto del Mes, il fondo europeo per la sanità (che follemente il governo non si decide ad accettare). Sempre il criterio della spesa storica che penalizzerebbe pesantemente il Sud. Col governatore campano De Luca che parla di <vergognosa rapina>. Con quello siciliano Musumeci che annuncia il ricorso alla Corte costituzionale e invita il Sud alla battaglia comune (col <sì> del lucano Bardi e del pugliese Emiliano). 

Dopo la pandemia, dopo il fallimento (purtroppo per i malati) di buona parte della sanità del Nord, si devono scoprire vergogne indegne di un Paese che è sempre fra i primi dieci al mondo. E cioè che i livelli essenziali di assistenza non solo non sono garantiti allo stesso modo su tutto il territorio nazionale. Ma si insiste a fare di tutto perché non lo siano. Un Paese che non consente a una parte della sua popolazione di curarsi come dovrebbe e che spreca altrove. Un Paese incivile.