Lavoro da casa si salvi chi può

Sabato 18 luglio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Il più puntuto Sabino Cassese: <Lo smart working è stato per molti una grande vacanza>. Il giudice emerito della Corte costituzionale si riferiva alla pubblica amministrazione. Quella che terrà i dipendenti in lavoro intelligente o agile fino al prossimo gennaio. Tanto da sospettare che sia una furbata elettorale, noi ti favoriamo e tu ci voti alla prima occasione. Certo ce ne sono tanti (e non solo nel pubblico) da non capire più se l’Italia sia una repubblica fondata sul lavoro o sul lavoro da casa. E mentre nel Paese dei Guelfi e dei Ghibellini, di Coppi e di Bartali, della Loren e della Lollobrigida è più incandescente del cratere del Vesuvio la polemica tra favorevoli e contrari. Anzi fra quelli che ci marcerebbero e quelli convinti che ci voleva quest’altra per farci conoscere come sempre.

 IL GRANDE VUOTO Giri in questi giorni per le città e ti sembrano un deserto con più cammelli che cristiani. Semideserti i bar dell’Angolo un tempo tanto pieni da chiederti se nelle nostre vene scorresse più caffè che sangue. Salici piangenti le boutique del tramezzino e i sushi solitamente pullulanti di pause-pranzo. Semivuoti come in coprifuoco i bus urbani ché prima dovevi essere esperto di lotta libera per salirci. Disperati gli abbigliamenti che senza passeggio possono anche regalarti la roba ma tutti si tengono la camicia dell’anno scorso perché non si sa mai. A disposizione mille parcheggi col posteggiatore abusivo in cassa integrazione. Benzinai più soli di eremiti sulla montagna. E più fuori moda degli jeans a zampa di elefante la convinzione che la città sia il più grande spettacolo del mondo. E che ci sia più vita nelle città che su tutti i libri di filosofia. La città si mette a dieta. E rallenta come il cuore di una marmotta in letargo.

 Più che tutti a mare, stanno tutti su Teams, o su Zoom, o su Skype. Davanti a un computer, o cellulare alla mano, mentre il sugo bolle, il cane vuol giocare, i bambini si mettono le dita negli occhi, il garzone bussa, il telefono fisso squilla, su Sky danno le partite, ti scappa la pipì e se non ti vedono sulla <call> pensano che invece di lavorare stai facendo come se stessi, appunto, a casa tua. Se tu devi firmare un cartellino e comunque stare tutto il tempo di testa in un video, non cambia che lo faccia in ufficio o dal tinello. Secondo un’inchiesta americana, chi la mattina non si muove restando in pigiama si farebbe tre ore di più del contrattuale, ma è probabile che ci credano solo loro. Come se ti auto-schiavizzassi, facessi il padrone di te stesso molto più fetente di quello normale che ti sembrava il massimo. E il quale, zitto zitto, si risparmia la luce, si risparmia le pulizie, si risparmia la guardanìa, si risparmia la sanificazione, si risparmia il termoscanner, si risparmia il distanziamento, si risparmia la mensa, si risparmia i buoni pasto, si risparmia le auto aziendali  e ha fatto Bingo senza neanche una trattativa sindacale. Anzi in Svizzera un tribunale ha respinto la richiesta di una dipendente in smart la quale chiedeva che le pagassero la luce di casa e la connessione ad Internet. Magari anche un premio per il minore danno ambientale dato il ridotto uso della macchina.

 MACCHINETTA DEL CAFFE’ L’ultimo grido è la vacanza con pc. La villa in affitto con piscina e angolo scrivania. Le seconde case con stampante e sedia ergometrica. Il trullo con chiavetta Usb. Il <buco> con vista giardino. Anzi non è detto che non mi trasferisca per sempre fuori. La catena <Club del sole> ha trasformato 15 camping in <smartworking village> in riva al mare. Tutti insensibili al grido di dolore di uno come il sindaco di Milano, Sala, disperato nel vedere la sua metropoli meno movimentata di una messa di suffragio. Basta con l’effetto-grotta. Tornate alla poesia della macchinetta del caffè, terra promessa di chiacchiere, alleanze, vendette, pettegolezzi, congiure contro i capi. Tornate alla gioia dell’<open space>. Tornate alla poesia degli sguardi, delle battute, degli scambi di opinioni, degli sfottò, dell’Inter e della Juventus, dei fatti propri e di quelli altrui. Delle idee che nascono sempre dove si raggruppano cervelli. Delle riunioni in cui interloquire come esseri umani e non le videoconferenze in cui stare in coda e avere la parola uno a volta altrimenti non si capisce niente e la piattaforma va in tilt. Tornate alle amicizie e alle rivalità, alle confidenze e alle complicità. Tornate, vivaddio, alle comari, ma questo mi raccomando ché rimanga in Europa.

 Senza accorgercene c’è bisogno di più commedia umana. Il calore che solo il gelo dell’isolamento e del fai-da-te riscopre. La casa è un rifugio, altrimenti è una prigione. E chissà che prima o poi, quando diciamo che vogliamo <staccare>, non ci andremo a prendere aria buona in ufficio. Staremo buoni finché non ci diranno che sono abolite le ferie, tanto da cosa ti riposi?