Niente fondi dall’Europa se non spesi per il Sud

Venerdi 24 luglio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Dateci un Sud e risolleveremo l’Italia. Ora che anche l’Europa lo ha ripetuto, non ci sono più storie. L’accordo di Bruxelles ha destinato alla coesione territoriale la fetta più ampia del Recovery Fund. E coesione territoriale significa far crescere il Sud finora sacrificato rispetto alla solita sfiatata locomotiva del Nord. Perché anche l’Europa dice che se non cresce il Sud, non cresce l’Italia. La quale, senza il Sud, si trascina in una stagnazione costante, altro che crescita. Sapendo colpevolmente cosa fare per una svolta che potrebbe avvicinarla a una Francia e a una Germania. Ma avere la soluzione in casa e ignorarla non sarà più possibile. Non sarà più possibile lasciare deperire il Sud nello spopolamento e nella fuga dei giovani solo per l’egoismo dei soliti forti.

 Anzi, sapete cosa diciamo? Non è poi un male che i cosiddetti Paesi <frugali>  abbiano ottenuto il cosiddetto <freno di emergenza> sui programmi con i quali l’Italia spenderà quella barca di soldi. Compresi i programmi per il Sud. Se riterranno che non siano rispettati, cioè non portino alla coesione e alla riduzione del divario, potranno chiedere il congelamento dei versamenti successivi. Non andate avanti se continuerete ad assicurare che il Sud è in testa ai vostri pensieri e nei pensieri lo lasciate come finora. Perché continua a essere uno scandalo che il Sud sia l’area più ampia di ritardato sviluppo del continente. Venti milioni di abitanti e una seconda locomotiva lasciata ferma.

 Anzi, sapete che altro diciamo? Il reddito di cittadinanza può aver alleviato la situazione di tante famiglie povere al Sud. Ma non ha portato a un becco di nuovo posto di lavoro, se non vogliamo definire posti di lavoro i lavoretti oggi sì domani chissà. Al Sud ci vogliono servizi, chiamasi Welfare, non assistenza che svanisce quando si prosciuga la cassa. E basta anche con lussi come Quota Cento, che a spese di tutti sta favorendo un drappello di lavoratori privilegiati, quasi tutti al Nord. E basta con la pazzesca evasione fiscale, in gran parte al Nord, altrimenti come dar torto ai pur furbi Paesi <frugali>? E basta al Sud con certi sindaci più specialisti nel bloccare tutto che capaci di un esame di coscienza sulle proprie responsabilità verso il futuro. Perché c’è anche un peggio del Sud.

 L’Europa vuole che i propri fondi (quelli al di là del Recovery) si aggiungano al Sud alla spesa dello Stato, non la sostituiscano, altrimenti è una truffa. L’Europa vuole che al Sud si investa in tutto ciò di cui il Sud è stato finora privato. L’Europa vuole l’alta velocità ferroviaria al Sud e dice, qui ci sono i soldi per farla. L’Europa vuole che al Sud ci sia una sanità per la quale lo Stato non continui a spendere (come fatto anche quest’anno, incredibile) meno che al Nord costringendo i malati del Sud ai viaggi della speranza. L’Europa vuole al Sud università che non siano penalizzate da un criterio di finanziamento pubblico che favorisce i territori più ricchi invece del contrario. L’Europa vuole al Sud almeno un trenta per cento di asili nido pubblici mentre ce ne sono solo il 4 per cento (rispetto al 20 del Nord).

 Insomma l’Europa vuole ciò che dovrebbe essere l’Italia a volere non nell’interesse del Sud ma di tutti. Compresi quelli di un’Unione che non può sempre portarsi appresso una zavorra italiana come anche in questa occasione, ma stavolta dando la colpa al virus. Investire al Sud fa benissimo a tutti gli italiani. Compreso quel Nord da primato messo a nudo dalla pandemia. Mentre c’è una celebrata Lombardia che è prima in Italia ma ultima fra le regioni continentali più sviluppate.  E mentre ci sono regioni come Piemonte, Toscana, Marche ai limiti dell’insufficiente sviluppo e nessuno se lo immaginava. Una macchia d’olio che si allarga. Questo il risultato di un Paese ineguale nell’illusione che lasciare ai margini il Sud fosse un problema solo del Sud. Un Paese non solo col secondo motore lasciato spento. Ma al quale si sottraggono ogni anno 61 miliardi di investimenti pubblici che vanno agli altri.

 Ma si sveglino anche le troppo assopite politica e società civile meridionali ora che c’è un siffatto avallo. La Svimez ha calcolato che quest’anno la caduta del Pil dovrebbe essere più forte nel Centro Nord (meno 9,6 per cento) che al Sud (meno 8,2). Effetto del Covid. Ma per l’occupazione, meno 6 al Sud, meno 3,5 al Centro Nord. Quattrocentomila occupati in meno al Sud che non ha ancora recuperato tutto sul 2008. L’anno prossimo l’inverso per il Pil: più 5,4 Centro Nord, più 2,3 Sud. Con timore di tensioni sociali. Ma è possibile che, se non si apriranno i cantieri al Sud, a lanciare l’allarme debba essere (e meno male) l’Olanda del cattivo Rutte?